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Il limbo dei reperti

A meno che non si provveda a scavi mirati sulla base di tracce inequivocabili, la maggior parte dei rinvenimenti archeologici avviene per caso. E’ andata così anche tre giorni fa a Giovinazzo dove, mentre si procedeva a lavori di allaccio alla rete idrica, è emersa – adagiata – un’antica colonna che le prime sommarie indagini della Soprintendenza hanno assegnato al XII secolo. Il manufatto, di un paio di metri, si presenta spezzato in due monconi di diseguale lunghezza. Lo scavo verrà allargato per valutare se la colonna fa parte di un sito. Tutto ciò che salterà fuori sarà rimosso, pulito e… Ed ecco il problema di sempre: dove sistemare il materiale archeologico di nuova acquisizione? Già pochi e non tutti di grandi dimensioni, i Musei rigurgitano di reperti. Per cui, messi in vetrina i pezzi migliori, il resto (e parliamo di una quantità di materiale pari ad almeno dieci volte ciò che è in esposizione) resta a dormire nei depositi. Tale rimanenza è per lo più composta da frammenti di vasellame non più ricomponibile e che nella loro unicità presentano un valore storico modesto. Per quanto modesto, tuttavia, il valore di questi reperti non ne giustifica l’abbandono. A questo punto il destino dei frammenti in questione è restare per sempre nei depositi in cui già  ‘riposano’. I magazzini di tutti i musei, questi locali spesso sotterranei, regni del buio, del silenzio e della polvere, fanno pensare a un limbo in cui stanno ‘sospese’ ricchezze cui è come rimproverato il carattere anonimo. Viene da sorridere amaramente al pensiero del giorno in cui questi depositi – che continuano a riempirsi assai più di quanto si arricchiscano le vetrine, le mensole e i podi degli ambienti museali esposti al pubblico – non potranno più accogliere materiale. Cosa succederà allora?… Anche a disporre dei soldi necessari ad approntare magazzini supplementari, avrebbe senso continuare su questa strada? Visto allora che lo Stato che non sa più dove appendersi per racimolare soldi da destinare alla conservazione e alla valorizzazione dei beni artistici, sarebbe il caso di pensare a vendere a chiunque ne facesse richiesta il materiale ‘in esubero’. Accompagnate da certificazioni della Soprintendenza competente in relazione a provenienza, significato e caratteristica del contenuto, possibili confezioni di uno o più ‘pezzi’ andrebbero a ruba. Una soluzione assai più remunerativa – e anche meno arida – di quella offerta dalla Legge n° 662 del 1996 con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze trasferisce una parte (assolutamente minima) dei proventi del Gioco del Lotto al Ministero per i Beni e le attività Culturali. Hai voglia allora ad assumere personale, restaurare cose, allestire nuove sedi, nominare Direttori, avviare campagne di scavi… – Nell’immagine, reperti archeologici individuati all’interno di una valigia all’aeroporto di Cagliari lo scorso anno.

 

Italo Interesse

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