Cultura e Spettacoli

Il livore, più forte dell’amore

Notevole l’entusiasmo al Kismet per una messinscena a firma di Michelangelo Campanale che rivisita il noto dramma di Giulietta e Romeo

Il corpo e il movimento sono al centro del teatro fisico, che consente di ridurre o eliminare la parola a beneficio di una narrazione gestuale e simbolica. A tale genere di rappresentazione fa ricorso Michelangelo Campanale per raccontare l’arcinota storia dei più sfortunati amanti veronesi. – Prodotto da La luna nel Letto, Teatri di Bari e la Compagnia Eleina D, ‘Giulietta e Romeo. Il corpo di Shakespeare’ è andato in scena al Kismet. – Col contributo di una lunga schiera di collaboratori e di una dozzina di generosissimi interpreti, Campanale rimodula il dramma shakesperiano spostando l’enfasi dai sentimenti all’azione.

Il movimento, allora, si fa ruvido gioco di squadra. Divisi in due schieramenti da sei elementi ciascuno, Montecchi e Capuleti si presentano paludati della stessa ‘divisa’ : Una ‘mise’ scura che suggerisce il buio della ragione e che si contrappone al niveo candore dei protagonisti. Le due famiglie si confrontano ringhiose, prima di avventarsi vicendevolmente. Un rancore da Ultras colora un gesto gagliardo e stentoreo, dolorosamente contemporaneo. ‘Tagliente’, verrebbe anche da dire, considerata l’attenzione che il lavoro di Campanale e compagni assegna a quello che è l’unico oggetto di scena : il pugnale. La stessa energia debordante intride il momento della festa in maschera in casa Capuleti, che ha accenti quasi orgiastici.

Sicché, il momento più atteso, la scena del balcone, passa come in second’ordine, traducendosi in un accenno di danza aerea che non trasmette in valore assoluto la stessa potenza trasmessa dall’antagonismo che contrappone le due fazioni. Su questo braccio di ferro che vede il livore avere ragione dell’amore si adagia, amalgamante, l’elemento musicale : Una colonna sonora variegatissima che, quando indovinata, ben si sposa col generale vigore dell’allestimento (ma qualche dubbio sull’opportunità di spingere il volume a decibel insostenibili).

Infine, l’elemento scenografico: La percezione della cripta in cui tragicamente si spegne l’amore di Giulietta e Romeo è già in apertura: Dodici sedie volte verso il fondo-scena e ordinatamente disposte in due distinti settori ; sullo stesso fondo-scena, poi, si svelerà un’imponente riproduzione del Crocifisso di Cimabue, cui non verranno risparmiati blasfemi colpi di pugnale.

Quell’annunciato senso di claustrofobia, nelle ultime battute, si fa materico attraverso lame di luce che piovono in diagonale, ispirando più il De Profundis del buon senso che quello dell’Amore. Nell’insieme, uno spettacolo ‘carnale’ e altisonante, denso come il sangue, forte e fluido, evocativo e visionario. Se si vuole, uno spettacolo anche esagerato e incline a specchiarsi in sé stesso, non di meno rigoroso e, perché tale, destinato a non svanire dalla memoria.

Italo Interesse


Pubblicato il 11 Marzo 2026

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