Cultura e Spettacoli

Il lungo sonno del mattatore

Tra i tanti benefici dell’arte scenica spicca l’attitudine, sintetizzata nel celebre motto attribuito a Jean de Santeul (castigat ridendo mores), a migliorare i costumi collettivi con un sorriso. Ma i ‘costumi’ non sono estranei al teatro. Per cui di tanto in tanto è bene che quel detto volteggiando come un boomerang torni in palcoscenico a ricordare che da correggere sono pure i costumi di teatranti e ‘affini’. La più recente di queste denunce è andata in scena al Teatro Angioino di Mola. ‘L’ultima replica’, che reca la firma di Domenico Clemente, è una produzione Teatroinsieme. Clemente, che è in scena è accompagnato da Lidia Pentassuglia e Sandra Gelao, prende ‘Il canto del cigno’ di Cechov, lo svuota e ne ‘farcisce’ il guscio di strali che scaglia a destra e sinistra. Ce n’è per tutti, attori, registi, direttori artistici, pupari d’Oltre-quinta… La voglia di levarsi sassolini (e che sassolini) dalle scarpe in alcuni momenti si fa debordante. Allora Clemente somiglia un poco a quei tipi in controtendenza che ad Hyde Park, il grande parco londinese, specie la domenica mattina salgono su uno sgabello e al cospetto di folle per lo più sparute danno vita ad appassionati discorsi senza bisogno di annunci, senza il timore di censure o interruzioni, nel pieno esercizio della libertà di opinione. Il tutto senza che Cechov abbia ragione di rivoltarsi nella tomba. In ‘Il canto del cigno’ Svetlovidov – il grande interprete che si risveglia in teatro dove essersi addormentato al termine di una replica – trova compagnia nel suo suggeritore, un povero disgraziato che non sapendo dove andare passa le notti in un camerino dello stesso teatro. Nel lavoro di Clemente, invece, la stella del palcoscenico deve vedersela prima con la figlia (Sandra Gelao) – la quale accorsa preoccupata in teatro tenta inutilmente di riportare il padre a casa – poi con ben altra e inquietante figura femminile (la brava Lidia Pentassuglia). Ma la sostanza delle cose non muta. Che abbia o meno bisogno di qualcuno che lo ‘traghetti’ altrove, il mattatore è un uomo stanco che ha chiuso i conti col teatro, con la vita, persino con sé stesso. Di qui l’urgenza di fermarsi a riflettere e giungere alla più onesta  conclusione. E pazienza se il bilancio è in rosso. L’aver capito finalmente o il solo aver sciacquato la bocca prima del gran silenzio è consolazione di tutto rispetto. Modo migliore per festeggiare i suoi quarant’anni di carriera Domenico Clemente non lo poteva trovare.

Italo Interesse


Pubblicato il 22 Febbraio 2018

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