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Il Maestro reclinò il capo sulla tastiera

Ricorre oggi il 328° anniversario della nascita, avvenuta a San Vito dei Normanni il 5 agosto 1694, di Leonardo Ortensio Salvatore de Leo, rappresentante tra i più insigni della scuola musicale napoletana. Oltre che eccellente compositore (fu fertile e fortunato autore di serenate, pastorali, drammi per musica e oratori sacri) Leo fu pure apprezzato docente. Quando nel 1742 diresse il Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli, Niccolò Piccini era fra gli iscritti. Sin dalle prime lezioni l’enfant prodige barese aveva ripetutamente manifestato insofferenza verso il “maestrino”, come poi ebbe a definirlo, al quale era stato assegnato. Perciò senza altra guida che il proprio genio iniziò a comporre salmi, oratori e arie per opere sino a spingersi a comporre un’intera messa. Uno dei maestri del Conservatorio che l’aveva ascoltata ritenne suo dovere parlarne a Leo. Quest’ultimo qualche giorno dopo mandò a chiamare Piccinni, cui chiese di fargli leggere quella partitura. “Leo la sfogliò, ne osservò tutti i temi, sorrise e suonò la campanella che si utilizzava per annunciare l’inizio delle prove”. Strumentisti e cantanti si presentarono e le parti vennero distribuite. Quando tutti si aspettavano che Leo battesse il tempo per dare inizio alle prove, il Direttore “si girò verso Piccinni e gli presentò la bacchetta”. Il giovane studente, “raccolte tutte le forze, con mano tremante batté il tempo. Ma ben presto, trascinato e come esaltato dalla sua partitura, non vide più né Leo né il pubblico numeroso ; si diede totalmente alla sua musica che diresse con tale passione e precisione da sorprendere tutto l’uditorio che lo colmò di elogi”. Infine parlò Leo, che una seconda volta sorprese tutti rimproverando Piccinni : “…Voi avete ricevuto dalla natura un gran dono e ve ne abusate in questa maniera! Invece di studiare i fondamenti dell’arte vi abbandonate all’immaginazione e con le vostre idee senza ordine e senza regole avete composto quello che voi chiamate una partitura. Credete di aver composto un capolavoro?”. Il giovane spiegò cosa l’aveva contrariato durante gli studi, l’ignoranza del maestro e la sua durezza. “Leo, commosso, lo strinse a sé, lo accarezzò e gli disse di andare tutte le mattine a seguire le sue lezioni”. Leo si spense a Napoli il 31 ottobre 1744. Il marchese di Villarosa, riferisce che de Leo sarebbe stato colpito da apoplessia, mentre era intento a scrivere un’aria buffa de ‘La finta frasca tana’. Lo si trovò con la testa appoggiata sul suo clavicembalo e in un primo momento si pensò dormisse, in realtà aveva già cessato di vivere. È sepolto nella Chiesa di Santa Maria di Montesanto a Napoli, dove riposano anche Alessandro Scarlatti ed altri musicisti della scuola napoletana. – Nell’immagine, ritratto di Leonardo Leo, olio su tela eseguito da Pompeo Batoni intorno al 1730; l’opera è conservata presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella a Napoli.

Italo Interesse

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