Cultura e Spettacoli

Il massaro mandò in fresco il prete

Il 13 gennaio 1837 a San Marzano di San Giuseppe, nel tarantino, nasceva Cosimo Mazzeo, destinato all’indomani dell’Unità d’Italia a diventare un temibile capobanda di insorti legittimisti. Fu attivo anche al seguito di altre formazioni di soldati liberatori, soprattutto quella del Sergente Romano, con cui prese parte ai noti fatti di Carovigno, Erchie e Cellino San Marco. Con la dissoluzione delle forze del Romano, Mazzeo tornò ad operare nel tarantino. Dopo l’uccisone di Antonio Ceneviva, Capitano della Guardia Nazionale, il cerchio gli si strinse intorno. Catturato verso la fine di novembre in località Ruggeruddo, fu condotto a Potenza, dove al termine di un breve processo venne fucilato il 28 novembre 1864. Intorno a Cosimo Mazzeo circola la leggenda di un tesoro, un forziere colmo di gioie e monete d’oro, frutto delle molte razzie brigantesche compiute in parallelo all’azione di soldato liberatore. Tale tesoro sarebbe stato sepolto dallo stesso Mazzeo tra le radici di un ulivo secolare in località La Petrosa, nell’agro di San Marzano di San Giuseppe (non è infrequente negli uliveti dello stesso sito, oggi, scorgere gente che col metaldetector perlustra il terreno). Una fonte non sappiamo quanto affidabile individua nel prete che confessò Mazzeo prima di affrontare il plotone d’esecuzione il depositario del segreto ; probabilmente il condannato indicò al confessore il nascondiglio perché quella ricchezza venisse distribuita tra i bisognosi. Ma forse quel religioso cercò invano. Questo perché un’altra fonte (altrettanto inaffidabile che la precedente) individua in un massaro, tale Martino Savino, l’uomo che mise le mani su quella fortuna. Le cose sarebbero andate così : Una sera, braccato dalla Guardia nazionale e dai Regi Carabinieri, Mazzeo bussa a casa del suo vecchio amico in località La Petrosa. Mazzeo sa che può fidarsi di Martino, il quale in passato più volte gli ha dato rifugio. Non è lì per nascondersi, spiega, deve scappare, ma prima deve mettere al sicuro quel forziere. Che nel nome di un’antica amicizia Martino lo prenda in consegna con l’intesa che diventerà suo nel caso Pizzichicchio non si ripresentasse più a reclamarlo. L’altro si stringe nelle spalle : Non è prudente, i controlli si sono fatti più serrati, gli sbirri entrano in casa, frugano, non cercano solo uomini, cercano armi, munizioni, è in vigore la Legge Pica, per niente ti mettono al muro, anche per il rinvenimento di un tesoro sospetto… Mazzeo comprende e non insiste. Saluta e si allontana dicendo che andrà a sotterrare i suoi averi sotto un ‘certo’ ulivo. I due si conoscono bene, sono cresciuti assieme e proprio in quella contrada. Quell’ ‘un certo ulivo’ è indicazione chiarissima. Giunta la notizia della fucilazione di Pizzichicchio, Martino Savino non ha difficoltà a dissotterrare il tesoro mandando in fresco prima il prete, poi schiere di illusi.

Italo Interesse


Pubblicato il 13 Gennaio 2018

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