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Il “match” tra Decaro e i proprietari del “Petruzzelli” è appena iniziato

Al termine dell’incontro che si è svolto a Roma, nella sede del Ministero della Cultura sulla vicenda del teatro Petruzzelli di Bari e richiesto dal sindaco del capoluogo, Antonio Decaro, per discutere con il ministro Dario Franceschini della strategia comune da adottare dopo la recente sentenza della Corte di Appello di Bari che ha sancito che il teatro non è di proprietà del Comune, bensì dei privati, e quindi per evitare soprattutto una possibile paralisi delle attività in corso ed altre già programmate nel Politeama di corso Cavour, il Prima cittadino barese ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Abbiamo incontrato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, con cui abbiamo condiviso un obiettivo fondamentale: fare tutto ciò che è necessario e possibile per evitare la interruzione della stagione e delle attività della Fondazione”. Infatti, Decaro ha poi aggiunto che l’obiettivo è quello di “tutelare con qualsiasi strumento a nostra disposizione la fruibilità pubblica di un teatro che è stato interamente ricostruito con fondi pubblici”, spiegando che “al momento nessuna strada è preclusa” e che “nelle prossime ore ci saranno nuovi incontri tra i tecnici per definire le azioni da intraprendere”. Azioni che, secondo quanto dichiarato sempre da Decaro, dovrebbero mirare ad una riconciliazione tra la famiglia proprietaria del teatro barese, distrutto il 27 ottobre del 1991 da un incendio doloso e ricostruito nei 18 anni successivi interamente con risorse economiche pubbliche, ed il Comune di Bari che nel 2010 si era auto-proclamato proprietario dell’immobile con una delibera di consiglio comunale con cui si dichiaravano decaduti gli eredi dei fratelli Petruzzelli, costruttori del teatro, dal diritto di superficie sul suolo di proprietà comunale su cui sorge il complesso immobiliare del teatro e che all’epoca era stato concesso per lo scopo, a titolo gratuito e permanente. Infatti, ha affermato il sindaco Decaro: “Sento il dovere personale e istituzionale di creare un clima di distensione, per cercare di chiudere al più presto questa ferita per la città, chiamando tutti a collaborare. Nella dichiarazione rilasciate dopo l’incontro romano con il ministro della Cultura del governo Draghi, il sindaco di Bari ha voluto anche ricordare che “la vicenda del teatro Petruzzelli è lunga e travagliata”, avendo “registrato molti cambiamenti di rotta, alcuni dei quali prodotti da sentenze”. “Per questo, – ha affermato inoltre Decaro – responsabilmente, non ho voluto usare toni drammatici e non sto facendo dichiarazioni che possano alimentare il conflitto”. “Devo però sommessamente notare – ha aggiunto il sindaco – che mentre noi stiamo tenendo fede a questo proposito, dall’altra parte si moltiplicano prese di posizione e richieste al rialzo”. Perciò, il timore del Primo cittadino barese è che “in questo modo non si vada da nessuna parte”. “Anche perché – ha affermato ancora Decaro – Bari sa bene che se il teatro Petruzzelli oggi è vivo, e può vantare una produzione culturale di altissimo livello, lo si deve allo Stato che ha speso 45 milioni di euro appartenenti a tutti i cittadini. Per me è da questo dato che è necessario ripartire”. Insomma, il sindaco Decaro sostanzialmente si è proposto come mediatore nella vicenda pur risultando, in quanto rappresentante pro tempore del Comune di Bari, formalmente controparte nella recente sentenza della Corte d’Appello. Cioè il sindaco Decaro nella “questione” con gli eredi della famiglia proprietaria del teatro vorrebbe ricoprire nello stesso tempo la duplice veste di tutore degli interessi del Comune che avrebbe interesse a gestire l’importante e storico contenitore culturale e quello di mediatore con i legittimi titolari del diritto di proprietà sul Politeama. La famiglia proprietaria, invece, ha già chiesto con una missiva a firma dei propri legali, Ascanio Amenduni e Ciro Garibaldi, un incontro con il ministro Franceschini, per chiarire la propria posizione e, forse, anche perché preferirebbe che a mediare nella vicenda sia un rappresentante pubblico più distaccato e, quindi, terzo rispetto al sindaco di Bari che, come detto, è invece il rappresentante della parte in causa diretta nei fatti, cioè il Comune di Bari. Ma a ben vedere la “questione” in essere tra gli eredi dei costruttori del teatro Petruzzelli ed il Comune di Bari è ancora più complicata, perché – come è ormai noto – la Corte d’Appello di Bari con altra sentenza ha dichiarato decaduta e, quindi, non più valida la convenzione del 2002, con cui i proprietari del teatro si erano accordati con il Comune di Bari e lo Stato per la ricostruzione del Politeama. Convenzione che, oltre a prevedere – come si ricorderà – l’affidamento del teatro per 40 anni in gestione al Comune, a fronte del modico canone di 500mila euro l’anno, ma in cambio della ricostruzione pubblica dello stesso, stabiliva anche l’uso del nome “Teatro Petruzzelli” per la Fondazione teatrale appositamente costituita dal Comune ed altri soggetti pubblici per usufruire dei sostanziosi contributi erogati annualmente dallo Stato agli enti lirici teatrali d’interesse nazionale, per la loro attività. E proprio è grazie alla possibilità di gestione del teatro Petruzzelli che l’omonima Fondazione barese (di cui lo stesso Decaro, da sindaco, si è auto-affidata la presidenza) ebbe, a suo tempo, il riconoscimento di 14° Ente lirico nazionale. Perciò, la “partita” sulla disponibilità di gestione del teatro di corso Cavour per i politici baresi è alquanto ghiotta e non riguarda soltanto la proprietà della struttura, ma anche la consistenza dei finanziamenti statali annuali che derivano dalla gestione, attraverso la Fondazione, di uno storico contenitore come il Petruzzelli. Opportunità, quest’ultima, che la Città di Bari non può permettersi di perdere e che evidentemente neppure la “politica” vorrebbe vedersi eventualmente sottratta a favore di un gestore privato. E per tale ragione evidentemente c’è chi aveva pensato e, forse, pensa ancora a come sottrarre definitivamente la titolarità del teatro Petruzzelli ai legittimi proprietari. Anche se questa volta in maniera legittima e, quindi, consensuali. Ma a che prezzo e fino a che punto i componenti della famiglia Messeni Nemagna saranno disposti a privarsi definitivamente di un bene e di un marchio aziendale che storicamente porta il nome dei loro “dante causa”? Staremo a vedere. Il “match” con il Comune di Bari, rappresentato dal sindaco Decaro, è solo all’inizio dopo il recente ko sentenziato dalla Corte d’Appello contro chi voleva “espropriarli” del teatro illegittimamente.

 

 

Giuseppe Palella

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