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Il mercato dell’arte non ha accusato un calo da pandemia

Il mercato dell’arte non ha accusato un calo da pandemia. Lo dice in questa intervista al Quotidiano una delle artiste contemporanee (pittrice e scultore) più note ed affermate sia a livello nazionale che internazionale. Parliamo di Rabarama, in realtà pseudonimo della romana Paola Epifani con mostre in tutto il mondo: Biennale di Venezia, Palazzo Pitti, Londra. Raramente si concede alle domande.

Si definisca sinteticamente come pittrice…

“Figurativo con valenze simboliche”

Parliamo di lei come scultore…

“Uno scultore, nato con l’esigenza ed il desiderio di poter comunicare al mondo i propri stati d’animo, utilizzati come filtro rispetto al mondo stesso. La mia ricerca pone le sue fondamenta sul senso dell’esistenza, un viaggio ricco di riflessioni, spunti e mutamenti, che partendo dal nostro essere fisico – chimico nel corso degli anni si è poi evoluto verso una ricerca più interiore e spirituale. Un viaggio che dalle mie esperienze personali ha assunto una valenza sempre più complessa ed universale, capace di coinvolgere sempre più le persone che inconsapevolmente si avvicinano alle mie creature”.

La pandemia ha bloccato l’arte?

“Personalmente non sono in grado di fornire una statistica in merito, è chiaro che le persone con una particolare sensibilità hanno continuato e continueranno ad esprimersi facendo arte, interpretando il proprio tempo e tutto ciò che le circonda e le stimola. Si tratta di un flusso continuo, di cui l’arte contemporanea sicuramente beneficia”.

Quali i maggiori problemi?

“Sicuramente ci sono stati dei problemi derivanti dall’impossibilità di realizzare eventi, come fiere ed esposizioni, tuttavia sono stati trovati metodi alternativi per mantenere il contatto con il pubblico. Grazie alle nuove tecnologie, è possibile per gli artisti creare una connessione diretta con i collezionisti e gli appassionati d’arte. Oltre al confronto con persone nuove, l’artista ha avuto molto più tempo per riflettere e fare ricerca; questi sono aspetti positivi che durante il lungo periodo di isolamento dovuto al lockdown hanno generato negli artisti una nuova prospettiva ed una nuova ispirazione creativa”.

Come reagire secondo lei?

“Attraverso la resilienza, sapendoci adattare al cambiamento in maniera flessibile, e cercando nuove soluzioni di comunicazione”.

Il mercato dell’arte ha avuto un calo o no?

“In realtà, non c’è mai stato un calo nel mio mercato. Oltre a poter comunicare con gli affezionati di vecchia data, sono entrata in contatto con persone che si sono appassionate vedendo i miei lavori, e soprattutto la loro realizzazione, tramite i social. Questo ha fatto sì che la richiesta non venisse mai meno”.

Rapporto col pubblico: è mutato?

“Ritornando al concetto di cambio di rapporto con il pubblico che si è delineato durante la pandemia, credo che anche per i critici sia un momento di evoluzione. Se prima erano il punto di riferimento per chi si approcciava per la prima volta all’arte, adesso il pubblico ha modo di conoscere gli artisti tramite Google e i social, selezionando ciò che più gli piace e crea emozione, riuscendo in questo modo ad approfondirne la conoscenza. Penso che anche i critici debbano attuare una trasformazione nello svolgimento del loro lavoro, sfruttando altri canali e fornendo una visione generale del settore, più che, come accadeva in passato, dare credibilità ad un determinato artista o movimento, a seconda della propria formazione o del proprio personalissimo sentire”.

Bruno Volpe

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