Cultura e Spettacoli

Il miracolo di Egnazia

E’ opinione diffusa che i ministri dei culti, quando possono, speculano sulla credulità del popolino. Un malvezzo antico quanto il mondo. Le Satire di Orazio illustrano un caso rimasto famoso. Negli ultimi versi del Libro I di quella raccolta di componimenti il poeta venosino  narra di quando, nello scendere da Roma a Brindisi, passò da Egnazia. Lì con i suoi compagni, tra cui Mecenate, se la rise di persone (rimaste anonime) che volevano convincere quei viaggiatori del miracolo di Egnazia : sulla soglia del tempio locale, eretto in onore della dea Cibele, l’incenso bruciava senza bisogno di fiamma. Smaliziati e un po’snob come si conveniva a personaggi della Roma-bene dell’epoca imperiale, Orazio e gli altri non avevano voglia di farsi menare per il naso (“Ci creda il giudeo Apella, io no”).  Per loro quelli, i sacerdoti, erano solo quattro furbastri dall’aria ieratica, le vesti esotiche, gli ornamenti strani, i gesti e le parole oscure. Ovvero, gente che dava ‘spettacolo’ orchestrando una messinscena volta a strappare ai gonzi offerte consistenti. Quella pietra poteva essere resa rovente da carboni sottostanti che con un mantice un servitore alimentava di nascosto. Né si poteva escludere l’illusionismo…. Ma se al contrario di quanto parso ai componenti della comitiva romana quei sacerdoti erano tutt’altro che quattro cialtroni? Prima dell’occupazione romana a Egnazia si praticavano culti orfici e dionisiaci nel tempio della Dea Madre, ovvero Cibele. Forse quel rituale dell’incenso che si accendeva da solo era una rappresentazione simbolica del potere generativo della Dea. Una rappresentazione che escludeva la frode, avendo luogo per effetto della forza di invocazioni magiche. E forse quel rituale non era affatto pubblico, bensì riservato agli eletti. Orazio non dice d’essere stato invitato insieme agli altri ad andare a vedere le cose con i propri occhi. Semplicemente riferisce d’aver conversato con gente convinta del ‘miracolo’ di Egnazia, magari senza esserne stata testimone. Chissà come sarebbero andate le cose se, incuriositi dalle ‘chiacchiere’ di avventori di taverna, gli scettici capitolini si fossero presentati alla porta di quel tempio chiedendo di assistere al ‘miracolo’. Forse gli inservienti li avrebbero mandati indietro con malagrazia. In ogni caso il finale sarebbe stato lo stesso : La piccola comitiva torna a bordo, dove il ricordo di quelle chiacchiere – o della malagrazia degli inservienti del tempio – scatena “risusque iocosque” (risate e scherzi). – Nell’immagine, una statua di Cibele del I sec. a.C, rinvenuta a Formia e conservata nei Musei Vaticani.

Italo Interesse


Pubblicato il 16 Giugno 2018

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