Cronaca

Il mistero dell’organo negato: perché non suona più?

Chi sperava di sentire di nuovo le note del magnifico organo del Conservatorio ‘Nino Rota’ di Bari dopo il concerto della sua rinascita ad aprile scorso, sarà rimasto fortemente deluso. E si starà ancora chiedendo come mai, dopo l’immane lavoro e investimento di denaro pubblico per il restauro e recupero completo da parte dell’organaro friulano Zanin per far risorgere, appunto, l’enorme organo ‘Tamburini’ di Bari, da quel lontano 20 aprile di quest’anno, le sue canne sono tornate nel silenzio più totale, almeno per pubblico e amatori. Eppure con un peso d’una ventina di tonnellate per 7 metri di altezza e ben 4.396 canne, quello di Bari è uno degli organi in sala più apprezzati d’Italia, anche perchè ‘Tamburini’ è la stessa ditta che ha costruito l’organo del Duomo di Milano, il più grande in Italia e quello della Basilica di San Pietro. E così adesso, dopo la riapertura del conservatorio (…almeno sulla carta) si torna a parlare del mancato utilizzo di quel grande Organo, inaugurato dal Maestro Luigi Celeghin nel 1983 con l’Orchestra della Provincia di Bari, essendo lo strumento degnamente riportato a nuovo e moderno splendore dopo anni di forzato silenzio anche grazie -come detto – a contributi finanziari di Stato, Regione, Provincia e Comune di Bari. Tuttavia, bisogna dirlo, dopo l’inaugurazione in pompa magna di aprile scorso, lo strumento e’ rimasto un po’ troppo in disparte, tornato a suonare solo per alcune classi di studenti dello stesso Conservatorio. E utilizzato, guardando ancora più all’indietro, dalle due classi d’organo dal 1983 al 2004, come ricordano solo appassionati, insegnanti e addetti ai lavori. Certo, si sono tenuti concerti e per due anni il concorso internazionale Donato Marrone ( nel lontanissimo 1987 e poi nel 1989) ma, dopo questi eventi, l’organo del ‘Nino Rota’ è stato usato  solo per la didattica. Diplomando numerosi organisti pugliesi e provenienti dalla vicine Calabria e Basilicata. Alcuni di questi organisti sono ora sia docenti di Conservatori, che concertisti e sono proprio loro tra quelli più curiosi, per non dire interdetti, dal silenzio in cui s’è reimmerso ora il ‘Tamburini’ nella Città di Bari, che a parole dice di essere innamorata della sua cultura e dei suoi tesori. Insomma, per dirla tutta, le mete artistiche e i risultati raggiunti in un trentennio, suggerirebbero ora che il rinato strumento venga utilizzato non solo a scopi didattici, ma anche per promuovere eventi culturali e musicali di più ampio respiro. Magari attraverso concerti internazionali sia solistici, che in formazione cameristica. Ma anche seminari, master e – …perchè no?…- un concorso internazionale per valorizzare giovani organisti emergenti sia dall’Europa, che d’Oltreoceano. Invece adesso l’organo e’ collocato mestamente in una sala negata alle associazioni che operano al di fuori delle attività del Conservatorio, con “….grave nocumento per la cultura musicale e organistica”, affermano senza tema di smentita molti addetti ai lavori, ma anche, come detto all’inizio, i tanti amanti della musica da camera. In tutta la Puglia esistono rassegne e festival anche internazionali, che portano a conoscenza il nostro patrimonio organistico e per questo gli enti pubblici dovrebbero impegnarsi affinchè l’organo del Conservatorio ‘Nino Rota’ di Bari venga utilizzato per eventi musicali. Eventi che superino quelle ‘strettoie scolastiche’ che, seppur meritevoli, spesso si chiudono in un “apartheid” sterile e provinciale…un vero peccato.

Francesco De Martino


Pubblicato il 19 Ottobre 2018

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