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Il mostro di Calidone

L’accavallarsi di nuovi guai (siccità, incendi, crisi energetica, sociale, economica, militare…) non ci solleva dalle emergenze passate. I cinghiali, per esempio. L’invadenza di queste bestie va di pari passo col crescere del problema sanitario. Non bastasse, ecco le bufale: cinghiali di dimensioni anomale, del peso di centinaia di chili, aggressivi e pressoché immuni alle pallottole dei cacciatori… Intanto, fra Rete e social, maliziosamente, si soffia sul fuoco diffondendo fotomontaggi, talora grossolani, che mostrano cacciatori soddisfatti in posa davanti a carcasse di cinghiali grossi quanto ippopotami. Attenzione, però, è stato osservato che una patologia come il gigantismo non colpisce soltanto l’uomo. Se esseri umani affetti da gigantismo possono raggiungere un peso di duecento chili, ci può stare che un cinghiale – il quale di norma non supera i 150 kg – arrivi a 400 kg… Consideriamo il recente mito di Hogzilla. Tra il 2001 e il 2004 si parlò con insistenza di un cinghiale dalle dimensioni spaventose avvistato da molti nelle foreste dell’Alapaha, in Georgia e battezzato Hogzilla. Dopo la metà del 2004 non si registrarono più avvistamenti. E sui mezzi di comunicazione quanti giuravano d’aver visto Hogzilla furono sbeffeggiati al pari di quelli che blaterano a proposito di alieni, chupacabra, uomini delle nevi ed altre stranezze. Ma sei mesi dopo tale Chris Griffin, un agricoltore che allora viveva in una isolatissima fattoria dell’Alapahasi si fece avanti a dire che il ‘mostro’ era davvero esistito, ma adesso non era più in grado di nuocere: l’aveva ucciso lui a colpi di fucile. Hogzilla misurava quattro metri di lunghezza e pesava, ad occhio, un quattro quintali e mezzo. Gli scettici potevano munirsi di una pala e scavare nel punto in cui il mostro era stato seppellito. Si presentò un team di scienziati della National Geographic. Griffin li condusse sul luogo della sepoltura. Lo scavo riportò alla luce i resti di un colosso lungo 2,4 metri e pesante 360 kg. L’esame del DNA rivelò poi che il mostro era un meticcio dell’età di sette anni e frutto dell’incrocio tra una femmina di scrofa e un cinghiale… Proviamo ora a retrocedere nel tempo :  Si vuole che Apricena debba il suo nome ad una delle tante leggende che riguardano Federico. Nei fittissimi boschi che nel Duecento avvolgevano il piccolo centro del foggiano, un giorno il Puer Apulia, cacciatore incallito, avrebbe trafitto un cinghiale di dimensioni inaudite. Esaltato dall’evento, Federico volle festeggiarlo intavolando una ricchissima cena, il cui pezzo forte, manco a dirlo, fu l’immenso suino. Apricena fu così battezzata in memoria di quella pantagruelica tavolata; aper in latino significa ‘cinghiale’, per cui apris-coena sta per ‘cena – a base – di cinghiale’)…. Nella mitologia greca, il cinghiale di Calidone o calidonio è un animale di straordinaria possanza e dimensioni che compare in diversi miti come antagonista di grandi eroi. La fiera trovò la morte in una battuta di caccia al cinghiale organizzata dal re Oineo di Calidone ; il mega-cinghiale era stato inviato da Artemide a distruggere i campi di Calidone poiché Oineo, nonostante un eccellente raccolto, non si era manifestato riconoscente verso la Dea. Alla battuta presero parte molti eroi del mito greco, tra cui Castore e Polluce, Teseo, Nestore, Laerte, Giasone, Deudalione… A uccidere il cinghiale di Calidone fu Meleagro. – Nell’immagine, la caccia di Calidone in un rilievo romano conservato all’Ashmolean Museum di Oxford.

 

 

Italo Interesse

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