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Il Museo del Bari, passione, amicizia ma soprattutto la storia che si tramanda

Passione ed amicizia sono questi gli elementi principali che hanno dato vita al Museo del Bari che da qualche mese sta prendendo forma e diventando una bella realtà, con tanti obiettivi già raggiunti ed altri bei progetti in cantieri e step che unendo le forze e sostenendo questo progetto, si potrà arrivare ad avere un patrimonio a disposizione di tutti. Gli artefici sono tre ragazzotto, classe 70’, ovvero Francesco Girone, Roberto Vaira e Franco Egidio, i promotori di questa lodevole iniziativa che nasce con un solo ed unico scopo e cioè quello di rendere fruibile alla città, ai tifosi e a tutti gli sportivi. un patrimonio oltre 750 maglie, cimeli, foto, palloni e tanto altro della storia ultra centenaria della Bari calcistica. Un appassionate ed emozionante percorso che parte dalla magia in lanetta della maglia storica Magnanini, portierone della stagione 1957/1958 in assoluto la maglia più vecchia in circolazione in loro possesso, fino ad arrivare alle attuali maglie slim dei nostri giorni da Brienza e soci; il tutto passando da Igor Protti e Sandro Tovalieri, tra i più amati di sempre, le cui maglie non possono mancare. Per passare dalle maglie di giocatori della Nazionale, da Gianluca Zambrotta, Leonardo Bonucci, a quella del tanto discusso talento di Barivecchia, Antonio Cassano e tanti altri ancora, con i loro particolari e storie, qualcuno sviscerato nelle interviste singole realizzate a tre collezionisti: Gigi, Roberto e Francesco. Maglie, insomma, per tutti gusti che evocano dai ricordi più sbiaditi a quelli che strappano una lacrima solo a nominarli, da Klas Ingesson, Franco Mancini, Masinga, e le bandiere Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio. Il ‘Museo del Bari’ che sta girando tantissimo con il suo ambasciatore Egidio Franco, è affiancato da un comitato il cui presidente onorario è il prof. La storia del Bari, Gianni Antonucci, giornalista e scrittore non solo di opere immense sul Galletto, poi il vice presidente de “La Bari Siamo Noi” Franco Spagnulo, ed i tre da cui è nato tutto, prima di tutto amici: Roberto Vaira, l’imprenditore del gruppo, Egidio Franco, soprannominato l’ambasciatore del gruppo ed addetto alle relazioni con società ed il pubblico e Francesco Girone, lo storico detto ‘Il Prof’.

Partiamo da Gigi Franco. Sei tornato di recente da Firenze, ma sei stato anche a Roma, non ti fermi mai, sei un vulcano di idee e azione, raccontaci di più

“Troppo buoni, mi piace reputarmi che sono uno a disposizione e condivido insieme ad altri due amici questo progetto che sta diventando realtà, per renderlo fruibile alla città. Io mi occupo dell’organizzazione, le relazioni, e mi sposto anche per portare questo progetto a livello nazionale. C’è l’intento di creare una sorta di associazione o Lega a livello Nazionale e che magari, un politico si faccia promotore dei nostri sacrifici affinché venga lanciata una proposta in Parlamento in cui tutte le squadre si legano ad un’associazione o tale, che conservi un Museo con i cimeli, maglie che ricordi per sempre la loro storia, senza il rischio che col tempo vegano derubate Coppe, o la memoria possa essere cancellata. Con Francesco e Roberto si è creata un’alchimia vincente, e questo ci fa andare avanti. Ci sono anche il prof. Antonucci, presidente onorario e Franco Spagnulo, presidente de La Bari Siamo Noi, e vice presidente dell’associazione e Museo che stiamo creando”.

Francesco Girone, il prof. è storico del gruppo, ma soprattutto collezionista e amante della storia del Bari, raccontaci la tua passione e del ‘Museo del Bari’

“Ho iniziato da piccolino fino ad oggi. Grazie al discorso della rete, conobbi Gigi oltre dieci anni fa, come collezionista, con Roberto ci siamo conosciuti qualche anno dopo. Io ho esperienza dal punto di vista storico, dalla maglietta ai calzettoni sono davvero appassionato e riesco ad identificare storia del giocatore, annata e tanto altro, certo mi sono documentato sulla storia ultracentenaria del Bari e grazie al prof. Antonucci a cui sono molto legato e alle tante testimonianze, la passione man mano che diventavo grande divampava. La maglia di Magnanini è quella più vecchia che conservo ed ho messo a disposizione. Sto parlando della stagione 19577158, memorabili sono state le sue parate e penso sia stato uno dei più forti della storia biancorossa. Quella a cui sono più legato? Difficile dirlo, però ricordo con piacere la mia prima maglia, è stata quella di un certo Florin Raducioiu, numero nove biancorosso ad inizio anni Novanta, solo una stagione, poi prese altre strade, penso sia ancora un idolo in Romania. Ma di sicuro il campionato del Bari del 94/95, fu quello che ricordo con più piacere, perché ci fu dopo aver vinto il derby col Foggia di Catuzzi, un momento che eravamo quarti in classifica. Poi avemmo un calo, ma ci salvammo. Su Klas posso dire che a parte l’uomo che ha lottato sino alla fine contro quel mieloma che c’è l’ha portato via, è stato un capitano indomito che trascinò il Bari dalla B alla A e con tanto di attributi; di lui abbiamo una sua maglia di una vittoria contro le milanesi e non dimentico un anno che segnò il giorno del mio compleanno e nello stesso anno, quando ricorreva il mio onomastico. Su Franco Mancini, abbiamo messo a disposizione due maglie, una quella di Franco mancini portiere degli anni Settanta e l’altra del Franco scomparso qualche anno fa. Vi racconto un aneddoto a tl proposito, ebbi la sua maglia dopo un Bari-Juventus tiratissimo, con i bianconeri passati in vantaggio e Spinesi che pareggiò nel finale, sto parlando della stagione 1999/2000 ed al termine di quella partita, mi affacciai in conferenza stampa e braccai Franco Mancini, il quale sorrise e mi concesse di farsi una foto. Phil Masinga? Un gigante buono, non tantissimi gol, ma tutti di pregevole frattura e pesantissimi, lo spauracchio delle milanesi, anche di lui abbiamo una maglietta storica di un Inter-Bari 2-3. Potrei raccontare anche un’altra maglia avuta, ancora tutta sporca di fango, ma con l’autografo del centrocampista olandese Wilhem Jonk e del titolare della maglietta, sto parlando di Carmine Gautieri che in quella partita epica avevano battuto l’Inter degli olandesi. Conserviamo anche quella di David Platt e tante altre che potrei raccontarne storie. Che cosa ci lega? Prima della passione, l’amicizia e una straordinaria intesa, che ci ha consentito di creare questo Museo, che vuole diventare un punto di riferimento per il Bari ed i baresi, ma andando anche oltre, a livello nazionale, affinché ognuno possa conservare il patrimonio e la storia del proprio club. Ci sono altri progetti in cantiere, siamo in contatto con la società del Bari e vi annunceremo a tempo debito, le novità”.

Roberto Vaira, l’appassionato, il tifoso sfegatato ma soprattutto il ‘motivatore’ e imprenditore del gruppo. Raccontaci la tua passione, il feeling con gli altri due e la maglietta a cui sei più legato, insieme a questo progetto che si sta trasformando in una realtà, per i presenti e posteri

“Gigi è Il Deus Ex machina, una sorta di ‘talent scout’ di maglie ne riesce a scoprire tante grazie alla sua rete di contatti. Francesco oltre che un caro amico è lo storico, lui ha una memoria incredibile e conosce la storia del Bari. Io si mi paice che mi definiscano il ‘motivatore’ del gruppo, ed ho cercato grazie anche al mio lavoro, di proiettare una mentalità imprenditoriale che ci sta consentendo di sviluppare il nostro progetto in qualcosa di importante sul territorio nazionale. Io sono anche collezionista di maglie dell’Italia dal Mondiale del 70 ad oggi e qualcuna l’avete vista al Museo Secolo d’Azzurro presso il Palazzo della Provincia. Gigi è andato anche a Firenze, per omaggiare un mio grande amico ed appassionato David Bini, che a sua volta sta dando luogo a Firenze di un Museo dei colori viola, e noi l’abbiamo omaggiato di una nostra maglia Italia, e stemma del Museo del Bari con l’obiettivo di rivederci a presto.  Vorremmo realizzare un raduno nazionale con tutti i collezionisti qui a Bari, ma anche e soprattutto sulla storia del Bari, abbiamo qualcosa di unico in cantiere che ci stiamo attivando ad altissimi livelli. Come già forse detto da Gigi e Francesco, è nostra intenzione volerci affiancare alla società del Bari come partnership, laddove ci dovesse esserci la possibilità, così come d’altronde è già avvenuto a Napoli che si chiama “Momenti Azzurri”. Ci stiamo lavorando, vedremo! La maglia preferita? Difficile da dirlo, però a livello personale forse perché stata la prima maglia con la quale ho iniziato è quella di Joao Paulo, però ci sono tantissime altre che potrei citare. Sono anche legatissimo a quelle di Igor Protti e Sandro Tovalieri, anzi con loro abbiamo un filo diretto e loro ci hanno dato piena disponibilità a qualsiasi iniziativa dovessimo intraprendere, loro hanno detto a chiari lettere ‘Ci saranno’. Abbiamo tanti bei progetti in cantiere, uno dei tanti è di portare le maglie anche nelle scuole, in modo tale che i ragazzi si affezionino alla Bari e non agli squadroni. Io quando ero piccolo vivevo a Milano, ci trasferimmo a Bari e mio padre mi portò a vedere un Bari che perse 3-5 correva l’anno 94/95’, ed io mi innamorai perdutamente dei colori biancorossi. Dico sempre a mio padre scherzando ‘sei tu l’artefice di questa malattia’, ma sono sicuro che arriverà il giorno che il Bari tornerà a farci piangere di gioia”.

Marco Iusco

 

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