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Il Natale e la crisi: così vicino, così lontano

Meno di quattro settimane a Natale. Scarsissimi in giro i segni della massima festività cristiana. Con la crisi dilagante e il pensiero dell’imminente mazzata IMU la gente ha ben altro per il capo che rispolverare albero, presepe e decorazioni.  Lo farà all’ultimo momento, distrattamente, senza passione, sulla spinta dell’abitudine. Si annuncia il Natale a più basso profilo dal dopoguerra ad oggi. A voler cercare l’aspetto positivo delle cose, però, la non lontana festa segnerà il ritorno delle grandi tavolate domestiche. Se albergatori e ristoratori rischiano seriamente d’andare in bianco, ne guadagnerà il piacere di ritrovarsi in famiglia. Sarà per molti l’occasione per ritrovarsi dopo anni e magari per ricucire qualche strappo. E siccome le grandi tavolate eccitano il gioco, ma la recessione sconsiglia baccarat e chemin, aspettiamoci la grande rivincita di tombola e Mercante in Fiera. Pazienza per i doni. Tra le famiglie è in atto il passaparola : Basta regali. Al più per i bambini una cosetta di soldi (un venti euro, non di più). Eppure non per questo saranno tempi grami per i negozianti. Se funziona il No al ‘pensiero di scambio’, nessuno rinuncerà alla consolazione dell’auto-dono. Modalità con la quale non si sbaglia mai. Perché è una bella soddisfazione vedere spesi bene i propri soldi. Mentre invece morde il cuore l’idea di tanto denaro e fatica (fisica e mentale) bruciati a girare negozi col risultato di regalare cose inadatte o fuori misura, superflue, scontate… (Da qualche parte esiste una specie di mercatino del dono di Natale senza fortuna dove ci si può sbarazzare dei doppioni e cercare qualcosa di buono tra i doppioni degli altri). Insomma, solo un regalo a testa, piccolo magari, però sempre indovinato. Quanto stress in meno, quanto vantaggio per l’ambiente. Dà conforto pensare che così facendo si pratica quel buon senso di cui s’era smarrita memoria in anni di consumismo stolido. Ma per aprire gli occhi occorreva  una tragedia come quella che il mercato del lavoro sta patendo? Il fenomeno può essere avvicinato a quello che negli ultimi due anni ha visti molti automobilisti lasciare (di malavoglia) il volante in favore del manubrio della bicicletta. Senza l’esasperante aumento dei costi di carburante e assicurazioni gli inviti – in tempi non sospetti – delle associazioni ambientaliste a beneficio di una più ragionevole mobilità urbana sarebbero caduti nel vuoto. Dunque, se un colpo di bacchetta magica ci restituisse l’opulenza di dieci anni fa, ricacceremmo in soffitta le biciclette, torneremmo a Natale a sommergerci di cose? Forse non abbiamo capito, forse siamo refrattari a comprendere. Questo rimpianto del vivere stupido,  che striscia sotto il generale malcontento, allunga ombre minacciose sul nostro futuro.

Italo Interesse

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