Cultura e Spettacoli

Il nido, gabbia e rifugio

Roberto Corradino torna a dire di sé, questa volta in modo esplicito. ‘Parla con mia madre’ mette a nudo un rapporto più sofferto che in altre circostanze con la figura femminile. Una madre volitiva e invadente bracca un figlio cui vuole insegnare a volare, mentre lui studia come imparare da solo ad abbandonare il nido. A queste condizioni fare grandi si fa impresa titanica, specie se si è piuttosto malati (vero o falso che sia). Tanto più che qui l’universo femminile si moltiplica come una muta di cani sguinzagliati sulle tracce di una preda ferita. Ci si mette anche la nonna (a meno che non si tratti della Madonna sotto mentite spoglie). Con modi sbrigativi e buffa schiettezza paesana la buona vecchia non lesina rimproveri e predicozzi. Lui lascia dire, replica stancamente, soffre, patisce, si compatisce. A parole invoca pace e solitudine, in cuor suo agogna ancora coccole. Dopotutto non vuole stare solo. E non resterà solo quando prenderà sonno, breve o infinito che lo attenda. ‘Parla con mia madre’ è opera breve, essenziale e dolce. Tutto ruota attorno ad un sedile sospeso, composto da una trave poggiata su due cavalletti. Ecco il sedile, il letto. Null’altro. Una Teresa Ludovico sorprendentemente ruvida fa da spalla a questo imprendibile figlio-nipote, benché in taluni momenti i ruoli sembrino ribaltarsi. Ciò regala schegge  davvero spassose e anche serene per quel sano odore di provincia che mandano, per questo effluvio di entroterra ‘resistente’ al contagio della non lontana città. Prodotto da Reggimento Carri, con il sostegno di Teatri di Bari, ‘Parla con mia madre’ ha un gusto crepuscolare che seduce e cattura. E’ un grido d’aiuto, è un grido di rivolta. Corradino e Ludovico si confermano una coppia felicemente assortita. Più che buona l’accoglienza della platea del Kismet, dove lo spettacolo ha debuttato la settimana scorsa. Con questo lavoro si chiude, almeno al teatro di Strada San Giorgio, la stagione di Teatri di Bari. Di tale stagione, l’ultimo appuntamento è fissato al Nuovo Abeliano tra venerdì e sabato prossimi. In cartellone, ‘Zigulì’ (Teatro Dilina) . Tratto dall’omonimo libro di Massimiliano Verga, ‘Zigulì’ è interpretato da Francesco Colella, per la regia di Francesco Lagi. ‘Zigulì’ è diario intimo che racconta un’esperienza estrema di paternità, il rapporto denso e accidentato fra un padre e un figlio disabile. Un testo vivo, che non offre appigli per trame e drammaturgie articolate, un testo fatto di spunti e di frammenti, di cocci e di slanci emotivi. Parla della possibilità di due persone di contaminarsi l’un l’altro. E’ la fragilità di un padre di fronte alla disabilità del figlio…

Italo Interesse

 


Pubblicato il 20 Aprile 2018

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