Cronaca

Il patto trasversale tra una parte della maggioranza e l’opposizione va in porto

Non c’è da meravigliarsi se la proposta lanciata via Twitter dal candidato di centrosinistra alla presidenza della Regione, Michele Emiliano, di incontrarsi a Bari giovedì mattina, al bar Borghese di corso Vittorio Emanuele, per discutere con gli altri aspiranti candidati governatori della legge elettorale in approvazione alla Regione, sia stata solo un’iniziativa finalizzata a distogliere l’attenzione da ciò che sarebbe accaduto qualche ora più tardi nell’Aula di via Capruzzi, per dare meno evidenza ad un patto trasversale tra una parte della maggioranza e l’opposizione su una legge elettorale che di fatto, alle prossime regionali, potrebbe penalizzare fortemente liste, come quella del Movimento 5 Stelle o di Alternativa comunista, che correranno non in coalizione e con un proprio candidato presidente. All’incontro voluto dal segretario del Pd pugliese si è presentata la candidata grillina Antonella Laricchia, ma non quello del centrodestra Francesco Schittulli che ha mandato il segretario regionale del suo omonimo Movimento politico, Davide Bellomo, mentre il candidato presidente di Alternativa comunista, Michele Rizzo, ha ignorato del tutto l’iniziativa. “Troppo alta la soglia di sbarramento dell’8% per le liste singole” hanno dichiarato i tre esponenti politici incontratisi a prima ora all’ombra di un tavolo fuori al bar Borghese, dicendo di auspicare che il consiglio regionale l’abbassi almeno al 5 o 6%. In realtà, qualche ora più tardi l’Aula di via Capruzzi da l’ok  allo sbarramento all’8%, per le liste singole, ed al 4% per quelle in coalizione. Anche per la doppia preferenza di genere, in via Capruzzi, le cose vanno diversamente da ciò che Emiliano ha dichiarato di volere per la nuova legge elettorale, al bordo del tavolino del caffè Borghese. Infatti, in Aula nel pomeriggio sono state affossate, su proposta di Forza Italia ma con il sostegno espresso a voto segreto di almeno 15 consiglieri di centrosinistra, tutte le norme per favorire una maggiore presenza di donne in Consiglio regionale. Durante la discussione sulla legge elettorale, in 37 hanno approvato l’eccezione di procedibilità sollevata dal capogruppo forzista, Ignazio Zullo, che sul punto ha rilevato: “Il Consiglio si è già espresso due anni fa, bocciando una proposta di legge di iniziativa popolare, quindi non può esprimersi di nuovo”. Infatti, solo 22 consiglieri, presumibilmente di maggioranza, si sono espressi nella segretezza di voto contro l’eccezione sollevata da Zullo. Immediata l’indignazione del governatore uscente, Nichi Vendola, che per protesta ha abbandonato l’Aula insieme ai rappresentati di Sel, dopo aver dichiarato: “Un Consiglio regionale composto al 95% da maschi davanti alla sfida della parità di genere fa una retromarcia cavernicola e si chiude nel proprio recinto. Ciascuno dei maschi non solo della destra, che ha usato argomentazioni imbarazzanti contro la parità di genere ma anche qualche settore di centrosinistra, si trovano convergenti nel rinnovare il patto maschile di una politica senza donne. Non lo posso accettare: lascio l’Aula perché provo una grande indignazione”. Ma il governatore Vendola successivamente, in conferenza stampa, ha pure rincarato la sua dose di indignazione dichiarando: “Questa legge elettorale è un mostro giuridico. Oggi il Consiglio regionale ha scritto una pagina molto brutta. Immaginare soglie di sbarramento differenziata con il 4% per i partiti che sono all’interno di una coalizione e l’8% all’esterno significa che i voti degli elettori non hanno tutti lo stesso peso”. Infatti, ha rilevato inoltre il leader di Sel: “Un partito con il 4% può eleggere in Consiglio regionale, uno con quasi il doppio dei voti no. E’una scelta per me incomprensibile”. In definitiva, alla luce degli esiti di modifica della legge elettorale (approvata con 48 voti a favore e 10 contrari) l’incontro al bar tra Emiliano (Pd), Laricchia (M5S) e Bellomo (MpS) qualche ora prima della decisione finale è stato pertanto solo un’altra delle commedie che il teatrino pugliese della politica ha messo in scena per la imminente campagna elettorale. Commedia di cui si è accorta evidentemente solo a posteriori la candidata “grillina” alla presidenza che in tarda serata, a cose fatte, ha dichiarato: “Schittulli è deluso da questa legge elettorale, Emiliano segretario del partito che ha addirittura la maggioranza in consiglio regionale è deluso da questa legge elettorale, ma chi l’ha votata questa legge elettorale? Vuoi vedere che è colpa dei pugliesi? La gente è stanca di questi commedianti strapagati, che fanno danni e poi giocano ad accusarsi l’un l’altro, mentre di mezzo ci andiamo da decenni sempre noi cittadini”. E poi qualcuno ironicamente si chiesto: “ Ma Laricchia si era forse illusa che Emiliano gli avrebbe fatto approvare una soglia di sbarramento più bassa per le liste singole e consentirle, quindi, di poter essere facilmente eletta alla Regione?”. Ma, dopo le sorprese registrate nell’approvazione della legge elettorale, la vera polveriera inesplosa è quella esistente nel centrosinistra, dove già si registrano le prime reazioni non solo con quanto ha dichiarato a caldo il governatore Vendola, ma anche con il commento dell’eurodeputata  meridionale, Eleonora Forenza, eletta lo scorso maggio nelle fila dell’Altra Europa con Tsipras, che ha subito affermato: “L’approvazione della soglia di sbarramento all’8% rappresenta inequivocabilmente la volontà di privare del diritto alla rappresentanza il voto di migliaia di persone. È di fatto un incentivo all’astensione o al cosiddetto voto utile. Una vergogna. Altra vergogna è la bocciatura col voto segreto delle norme paritarie. Il Pd dovrebbe più correttamente chiamarsi partito antidemocratico. E in Puglia più che altrove. Peraltro queste scelte sono operate mentre il segretario regionale del Pd, candidato alla Presidenza della Regione, Michele Emiliano, dichiara bellamente che i consiglieri del suo partito agiscono contro la sua volontà. Ci domandiamo in virtù di quale miracolo chi non riesce a dirigere il suo partito in Puglia essendone segretario dovrebbe essere in grado governare una intera regione”. A questo punto è chiaro che nel centrosinistra qualche defezione potrebbe non mancare.

   

Giuseppe Palella


Pubblicato il 27 Febbraio 2015

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