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Il Pd implode e prende ispirazione dal Cremlino

Il segretario  regionale Sergio Blasi invece, ha confermato l’immagine che -gioco forza- ha dato di sé in questo periodo: l’uomo giusto per un boss che non vuole privarsi del potere decisionale che ha sempre avuto nelle file democratiche della Regione. “Abbiamo rimandato tutto all’assemblea regionale del 23 dicembre. Questo è stato un incontro informale che ho organizzato affinchè il partito potesse confrontarsi prima di prendere le sue posizioni. Queste oscillano tra il riconfermare la candidatura di Nichi Vendola oppure optare per una soluzione alternativa. Comunque, abbiamo deciso di non fare le primarie perchè al momento sarebbero inutili”. Una dichiarazione sibillina, dopo la quale il segretario ha aggiunto , rivolgendosi ai giornalisti, “Niente domande” , scappando anche lui via. Insomma, un po’ come succede al Cremlino, dove i giornalisti sono solo degli scribacchini e l’informazione essenzialmente non esiste. Politicamente parlando, il significato è cristallino. Il Pd non sa più a che santo votarsi e neppure il deus ex machina D’Alema è riuscito nell’impresa dove Blasi prima ancora ha fallito. Questo è il prezzo da pagare per i troppi errori commessi. Quell’ “optare per una soluzione” del segretario salentino  può voler dire molte cose, tra cui -facendo un’accurata selezione- sembra di poterne intravedere una fra tutti: optare per la candidatura di Michele Emiliano, magari promettendo la poltrona di Sindaco di Bari ad un Casini’s boy, in modo da aggiudicarsi l’accordo con l’Udc. D’altronde, anche il parlamentare Gero Grassi l’ha detto: “Noi privilegiamo le alleanze prima ancora delle candidature”. Quindi, a mare Vendola e tappeto rosso per i centristi. Tutto questo però, Pdl permettendo, perchè se alcuni perseverano nella convinzione di un matrimonio Pd-Udc, altri ancora ritengono che il partito di Berlusconi faccia una magia, scrivendo lui le sorti regionali anche per il partito democratico. Ovvero, candidando alla presidenza la senatrice Adriana Poli Bortone con scudo crociato a seguire. Il Pd vedrebbe da un lato, svanire tutte le incertezze sul suo candidato e dall’altro, la possibilità di vincere il governo della Puglia..Una sconfitta disegnata a più mani.  Primi fra tutti, Vendola e l’Udc che hanno tesso la sconfitta delle prossime regionali con rigore certosino, dall’inizio alla fine. Vendola auto-candidandosi precocemente, forse per dispetto a D’Alema che aveva altri programmi. Il che ha messo in crisi il partito, spaccandolo in vendoliani e non. Tuttavia, se si considera che l’attuale dicotomia interna sarebbe trascrivibile anche in termini di casiniani a tutti i costi e  coerenti alla sana sinistra, ne discende che il vero tarlo sia proprio l’Udc e la sua indecisione. Casini si sbrighi, perchè se il Ministro Fitto è un politico paziente e gli giustifica il ritardo, il Pd non può più perdere tempo. È troppo tardi ora che il partito non esiste più. Già, sono settimane che si convocano direttivi che in realtà poi, non riescono a partorire una volontà comune e a mettere nero su bianco. E pur vero che, se molti dirigenti di partito continuano a non manifestare l’unica volontà che li salverebbe, ovvero appoggiare Vendola, un motivo ci sarà. È chiaro, altrimenti non si capisce tanta confusione. Quella che ormai è diventata la “questione Puglia”, potrebbe aver oltrepassato i limiti e gli interessi territoriali della Regione,  ed essere diventata oggetto di scambio nazionale. A tal proposito infatti, gira voce  che D’Alema abbia promesso a Casini la presidenza della Regione fra cinque anni, in caso di alleanza oggi. Ma gli interessi sono anche economici e si parla di cifre da capogiro. Orbene, se la questione però, è diventata nazionale come ci si racconta, il Pd non deve dimenticare l’esistenza di un signore che potrebbe, al momento, andargli a dare lezioni di strategia politica, alias Silvio Berlusconi. Il Presidente potrebbe fare quella magia che D’Alema non ha imparato e risolvere la questione a cena con Casini. Sta di fatto che se il Pd dovesse decidersi di non appoggiare Vendola e correre alle prossime elezioni con un altro candidato, perderebbe comunque, con o senza l’Udc. Riconfermare il governatore uscente manderebbe in fumo l’allargamento della coalizione, ma potrebbe essere l’unica scelta davvero coerente. Delude però, che il partito che ambisce ad essere definito come il più grande di centro sinistra italiano, in Puglia ormai sia diventato un morto che cammina. E mentre continua a camminare a gattoni sotto il padrone centrista che lo tiene al guinzaglio, un centro destra fiero trova uno squarcio nella loro crisi, riuscendo ad arrivare dritto dritto alla meta.
 
Federica Stea

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