Il Pd potrebbe aver risolto il “problema Emiliano”, ma a Decaro chiede un deciso cambio di rotta
Verso l'ok del Csm a consulente della Commissione parlamentare sul lavoro, mentre al suo successore un invito dai Dem pugliesi a non comportarsi da "uomo solo" al comando

Il problema del Pd pugliese di come ricollocare temporaneamente l’ex governatore Michele Emiliano, in attesa di poterlo candidare in posizione sicura alle elezioni politiche del prossimo anno, potrebbe aver trovato una via d’uscita, togliendo così le “castagne dal fuoco” al neo-presidente Antonio Decaro (Pd), che per ben quattro volte non è riuscito nell’impresa di avere l’ok (per Emiliano) del Csm (Consiglio superiore della magistratura) all’aspettativa come consulente giuridico della Regione Puglia.
Infatti, mercoledì scorso la III Commissione del Csm, sulla proposta di collocamento fuori ruolo di Emiliano, per assumere l’incarico da consulente della Commissione parlamentare del Senato per la sicurezza sul lavoro, si è pronunciata favorevolmente con 4 “Sì” e 2 “No”, per cui la proposta ieri è giunta all’esame del plenum del Csm e, salvo sorprese, avrebbe buone possibilità di accoglimento. Le ipotesi per Emiliano sul tavolo dei giudici di “Palazzo Bachelet” restano comunque due. Ovvero il ritorno in magistratura, con destinazione fuori dalla Puglia, oppure il collocamento fuori ruolo come consulente della speciale Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza sul lavoro. Vedremo se sarà confermato l’ok della Commissione.
Ma se per Emiliano il Pd pugliese potrebbe aver risolto la questione, per il governatore Decaro ha lanciato invece un segnale importante, ossia la richiesta di un maggiore coinvolgimento del Consiglio e dei partiti nelle scelte strategiche della Regione, dopo settimane segnate da discussioni interne sul metodo seguito nelle decisioni più delicate, dall’aumento dell’Irpef per equilibrare il deficit da 349 milioni di Euro, lasciato in eredità da Emiliano nel bilancio regionale, alle nomine dei direttori generali nella sanità e dei dirigenti di altri settori dell’Ente, portate avanti da Decaro verosimilmente senza un effettivo coinvolgimento del suo partito e della maggioranza che lo sostiene nell’Aula barese di via Gentile.
Ma, nonostante ciò, nessuna apparente frattura, almeno per ora, tra il governatore e le diverse anime interne al suo partito. Anzi, il Pd ha confermato il sostegno a Decaro e alla Giunta. Però dal principale partito della coalizione, dopo una riunione del Gruppo regionale per definire le priorità dei prossimi mesi., è arriva un’indicazione chiara al successore di Emiliano ed è stata quella che accanto alla gestione delle emergenze serve rilanciare anche l’iniziativa politica e legislativa, per dare nuovo slancio all’azione di governo della Regione.
Insomma, il presidente Decaro è stato avvisato dal Gruppo consigliare del suo stesso partito, prima ancora che da quelli delle altre formazioni (M5S e Civiche) che compongono la maggioranza di centrosinistra alla Regione Puglia. Infatti, benché nella nota del Gruppo dem si parla di “piena sintonia” con il governatore e con l’intera coalizione, a conferma della volontà di tenere compatta la maggioranza, però la parola d’ordine del Gruppo consiliare dem sembra essere quella di un cambiamento di passo. Difatti, il Gruppo dem ha chiesto a Decaro una nuova fase politica, individuando una serie di temi su cui concentrare l’azione di governo.
Quali – ad esempio – la gestione delle risorse idriche, le politiche giovanili, diritto all’abitare e cultura. Quindi, sostanzialmente, una richiesta di un deciso un cambio di rotta nel modo di governare la Regione, poiché quest’ultima non può essere gestita al pari della Banca Popolare di Bari al tempo della famiglia Jacobini, ovvero come una “masseria”, secondo quanto ha affermato lo stesso Decaro, a seguito della recente costituzione di
parte civile della Regione nei confronti degli Jacobini, per il danno da essi arrecato all’immagine e all’economia pugliese con il dissesto finanziario provocato nella ex Popolare di Bari. In altri termini, non uno “stop” per Decaro ma un “rifletti”, perché la Regione, a differenza del Comune di Bari, non può essere amministrata in modo efficiente né con gli spot della società di comunicazione personale del governatore, né con le decisioni unilaterali di un uomo solo al comando. L’avvertimento il Pd lo ha lanciato, non sappiamo, però, se sarà realmente accolto.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 5 Giugno 2026



