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Il pennello al femminile

Una visitatrice fa ingresso in un Museo e al cospetto di un’opera di Artemisia Gentileschi prova qualcosa di prossimo alla sindrome di Stendhal. Non si capisce bene, ha un’allucinazione, sogna ad occhi aperti, sogna ad occhi chiusi…? Sta di fatto che a un certo punto la stessa giovane donna riappare nei panni della nota pittrice… Prende così il ‘la’ ‘Artemisia Gentileschi, ritratto a due anime’ un lavoro di e con Monica Angiuli. Diretto da Lino De Venuto, lo spettacolo è stato sino a ieri in cartellone al Duse. Una Monica Angiuli particolarmente generosa (al punto da raggiungere qua e là l’identificazione fisica col personaggio) si moltiplica nelle tante figure maschili e femminili che costellarono la vita della più grande pittrice di tutti i tempi e racconta senza veli la parabola umana di una donna indomita e prepotentemente in anticipo sui tempi ; in parallelo e ancora senza veli scorre il racconto di un’era le cui miserie prosperarono all’ombra dei prodigi dell’arte. La mano (felice) di Lino De Venuto è ben percepibile nel colore ‘classico’ della direzione, che ad ogni passo si svela attenta a conservare gli equilibri, ricercata senza sfarzo, soprattutto pregna di devozione verso il miracolo della grande pittura. Non poteva essere diversamente se con la memoria si retrocede a ‘I colori dell’anima – Vincent Van Gogh’, forse il lavoro più bello scritto e interpretato da De Venuto. Immagini delle tele maggiori della Gentileschi proiettate sulle contrapposte pareti della platea esaltano questo senso del culto e al contempo lasciano l’impressione di una retrospettiva riservatissima. E ancora con effetto suggestivo le stesse pareti si prestano a video proiezioni relative al famoso processo (Artemisia era stata violentata da Agostino Tassi, il virtuoso della prospettiva in trompe-l’œil al quale il padre, Orazio Gentileschi, l’aveva imprudentemente affidata per valorizzarne il talento). Con modalità stilistiche vicine alla moderna tv d’inchiesta, testimoni dalla faccia di bronzo depongono il falso e innescano rabbia impotente all’idea della presunzione di correità che all’epoca gravava a carico delle vittime di stupro (se l’ago non sta fermo, come fa il filo a passare per la cruna?…). Nel gesto multiforme e instancabile di Monica Angiuli (il cui notevole lavoro d’indagine è stato compresso per ragioni di tempo) si asciuga una vita degna d’essere vissuta… Al termine, la donna riapre gli occhi e si ritrova nei suoi panni di visitatrice, assisa sulla poltrona-trono su cui sino a poco prima aveva preso posto Artemisia. Ma è troppo tardi per riguadagnare l’uscita: la visitatrice è rimasta chiusa nel Museo… Costumi di Francesco Mesto, montaggio audio-video di Gino Portoghese, personaggi video : Cristina Angiuli e Michele Santomassimo ; voci registrate : Leo Lestingi, Lino De Venuto, Anna Maria Damato, Aldo Fornarelli.

Italo Interesse

 

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