Cultura e Spettacoli

Il pesce cresceva di bocca in bocca

Olav Manson (Linköping, 23 ottobre 1490 – Roma, 1 agosto 1557), il cui nome fu poi latinizzato in Olaus Magnus e più tardi italianizzato in Olao Magno, è stato un umanista, geografo e arcivescovo cattolico svedese. Nel 1539 pubblicò a Venezia la ‘Carta marina et Descriptio septemtrionalium terrarum’, una carta geografica abbastanza attendibile dell’Europa del Nord, dalla Groenlandia meridionale alle coste baltiche della Russia, terre che all’epoca erano quasi completamente sconosciute in Europa meridionale. Nel 1533 pubblicò una biografia di Santa Brigida e nel 1555 la sua opera principale, la Historia de gentibus septentrionalibus, in ventidue tomi. Di questi, gli ultimi sei sono dedicati agli animali, domestici e selvatici, presenti in Svezia, inclusi i mostri. L’illustrazione che accompagna queste righe compare sul tomo che si occupa delle creature da incubo che all’epoca si riteneva popolassero gli abissi marini. Il mostro in questione ha tutta l’aria d’essere un gigantesco serpente marino, creatura ricorrente in diverse mitologie e dalla natura feroce e distruttiva. Credenze ben radicate nella gente di mare ancora alla vigilia dell’Illuminismo. Ciò ci riporta alle memoria che nelle acque di Bari, nel 1632, sarebbe stato visto un mostro “grande quanto una galea che sembrava voler divorare un’imbarcazione”. Lo riferisce Giorgio Castiglioni in ‘Mostri dei mari italiani’, ricavando la notizia da ‘Mostri dei mari’, un testo di Giancarlo Costa e Maurizio Mosca edito da Mursia nel 1999 (ma da dove questi ultimi due autori abbiano ricavato quanto sopra non è dato sapere). Mettiamo da parte le leggende e vediamo che dice la Scienza : L’Ophirus Serpens o ‘serpente marino’ è presente nel Mediterraneo. E’ una sorta di enorme anguilla che nei casi estremi sfiora i due metri e mezzo. Un pesce assolutamente innocuo e il cui morso (affatto velenoso) è letale solo per i piccoli pesci di cui si nutre ; nulla a che vedere con le effettivamente pericolose – e più piccole – Hydrophiinae che popolano le aree tropicali degli Oceani. E qualcosa di più grosso, allora?… Ebbene, nel Mediterraneo è stanziale il Regalecus Glesne. A causa della forma particolare delle pinne pelviche, il Regalecus è detto anche pesce-remo. Sua peculiarità principale è la lunghezza. Sebbene normalmente non superi i tre metri, può raggiungere anche gli undici metri  e di conseguenza pesare quintali. Le dimensioni, che lo rendono  immune da quasi tutti i predatori, sono probabilmente all’origine delle leggende che si raccontano sui mostri marini. In definitiva, quei poveri marinai baresi – gente segnata dalla superstizione e incline al fantastico – esagerarono senza malizia nel resoconto della loro avventura. E i destinatari di quel resoconto, compagni di taverna non meno chiusi di mente, se ne fecero cassa di risonanza. Così, ad ogni passaggio della storia di bocca in bocca l’innocuo pesce si allungava di un braccio, una tesa… Quando il fatto giunse alle orecchie dell’ignoto cronista il danno era fatto, sicché questi non poté non riportare che un giorno nelle acque di Bari un mostro grosso quanto un’imbarcazione lunga quaranta metri stava per fare un solo boccone di un povero gozzo.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 25 Ottobre 2018

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