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Il peschereccio varcò il muro di fiamme

A proposito dell’incendio che ad agosto ha devastato il bosco di Gravina si è detto che nessuno da noi aveva mai visto fiamme così alte. E invece sopravvive ancora qualche testimone oculare di un rogo in Puglia di dimensioni anche maggiori. La particolarità di questo fuoco è che non si sviluppò sulla terraferma, ma a poche braccia di mare dalla stessa… Erano le 05:45 del 30 agosto 1942 quando da Taranto, all’interno di un convoglio diretto a Tobruk, prendeva il largo il Sanandrea, un piroscafo di 5077 tsl,  carico di 3959 tonnellate di benzina. Non navigò a lungo. Alle 14:15, quando era ad un miglio da Torre Vado, poco prima di Santa Maria di Leuca, il convoglio venne attaccato da aerei britannici. Due bombe da 250 libbre caddero sul ponte della petroliera prima che un siluro la centrasse. La nave divenne una palla di fuoco. Nonostante le dimensioni dell’incendio, che aveva attirato sulla costa l’attenzione stupefatta di centinaia di pescatori e di abitanti, le macchine della nave erano rimaste in moto. Siccome il timone si era bloccato alla banda sinistra, la Sanandrea ormai senza più controllo cominciò a girare in tondo avvolta dalle fiamme. E le fiamme l’avvolgevano anche in acqua, sicché i pochi superstiti (6 uomini su 55) non riuscivano a mettere in mare le scialuppe. Provò allora ad andare in suo soccorso l’Antares, una delle torpediniere di scorta. Giunta a un cinquecento metri di distanza, dovette fermarsi dinanzi al rischio d’essere coinvolto dalle continue esplosioni di barili di benzina e delle munizioni delle mitragliere (il Sanandrea era armato). Il comandante dell’Antares, allora, fece calare in acqua una lancia a remi, che raggiunse la pirocisterna. Ma, una volta caricati i feriti, l’imbarcazione, appesantita, si trovò in difficoltà col mare mosso. Quando si disperava di salvare i sei sventurati, ecco sopraggiungere, proveniente da Gallipoli, l’R 54 Luigi II, un peschereccio adattato a dragamine ausiliario (tu guarda con quali mezzi l’Italia aveva la pretesa di fare la guerra). Molto più piccolo dell’Antares, l’R 54 poté incunearsi negli stretti varchi che si aprivano nella muraglia di fuoco e, comunque non senza rischio, prelevare i feriti e trasferirli a bordo della torpediniera. Dei sei feriti, due, gravemente ustionati, morirono a bordo della torpediniera prima di arrivare a Santa Maria di Leuca.  Quanto alla povera Sanandrea, la sfortunata nave alle 18:40 si presentava quasi completamente sommersa e spezzata in due, affiorando solo le sovrastrutture prodiere e poppiere, che continuavano a bruciare. Quei resti furono divorati dalle fiamme sino alle prime ore del giorno seguente, quando la Sanandrea affondò del tutto. Il relitto giace a ventisei metri di profondità. – Nell’immagine, un fotogramma di“Prigionieri dell’oceano”, un film di Alfred Hitchcock del 1944.

Italo Interesse

 

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