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Il pittore del Sacro

Si sa poco della sua vita, almeno dal momento in cui abbandonò la Puglia. A Martina Franca, dove era nato il 23 febbraio 1689 da Vito e Faustina Tagliente, Leonardo Antonio Olivieri visse per non più d’una quindicina d’anni, il tempo necessario a muovere i primi passi nell’arte in cui era versato : la pittura. Fatto l’apprendistato a Martina, presso la bottega di un suo zio omonimo, un oscuro decoratore d’interni, fu notato dal padre gesuita Francesco di Girolamo, il quale intuendone il talento si adoperò perché il ragazzo andasse a studiare a Napoli. L. Antonio Olivieri, così, si ritrovò a Napoli, alla scuola di Francesco Sollimena, celebre architetto e pittore. La sua presenza nella capitale è attestata dal dicembre 1715, prima presso il compaesano Gregorio Maglia, poi presso il cardinale Caracciolo. A Napoli, sotto la guida di Solimena, Olivieri acquisì prima i fondamentali del disegno, quindi passò alla pratica del colore arrivando a imitare le modalità pittoriche del suo maestro e facendo anche copie dei suoi lavori. Presto divenne qualcosa di più di un brillante imitatore. Da quel momento la vita del Nostro è raccontata da una moltitudine di tele e affreschi eseguiti nel corso di una carriera durata mezzo secolo. Le opere che gli sono attribuite con certezza sono trentadue, tutte d’ispirazione religiosa. La critica è concorde nel riconoscere all’Olivieri un’eccellente abilità nell’articolazione dei panneggi, nel far risaltare le forme dei personaggi con la dovuta luminosità e infine nella rappresentazione degli oggetti, sempre disegnati realisticamente e la cui accentuata tridimensionalità e i cui sapienti riflessi luminosi consentono di risalire al materiale del quale sono fatti. La maggior parte dei suoi lavori orna chiese e palazzi baronali di Martina Franca, dove al ritorno da Napoli dovette stabilirsi (la sua città gli ha dedicato una via). Altri lavori sono sparpagliati fra Taranto, Napoli e Nardò. A Bari due sue tele sono conservate nel Castello Svevo: Una Deposizione e una Sacra Famiglia. In tutto questo restano dell’uomo appena due tracce: Nel 1720 fece promessa di matrimonio a Cristina Agnese Maffei (figlia del pittore Antonio Maffei); si spense a Napoli il 7 giugno 1752. Dipinse si può dire sino all’estremo giorno di vita, considerando che la frazione restante del compenso pattuito per la sua ultima opera, ‘L’Assunta adorata da santi vescovi’ e destinata all’altare maggiore della cattedrale di Caizazzo (nel casertano), fu incassata dal figlio Gennaro, che proseguì l’attività paterna, senza però la stessa fortuna. – Nell’immagine, L’addolorata sorretta dagli angeli e i Santi Nicola di Myra e Barbara ; collocazione : Museo Archeologico di Taranto.

Italo Interesse

 

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