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Il Pozzo di Mellitto

In un querceto a un chilometro dal Santuario di Mellitto è possibile osservare, ordinatamente affiancate sul terreno, numerose travi in cemento armato. Sono lì dalla fine della guerra. La loro presenza è dettata dalla necessità di scongiurare disgrazie. Peccato che in questo modo un pezzo di storia resti ignoto. Scavato in epoca bizantina e riaccomodato dai Bizantini, il pozzo di Mellitto raccoglie ancora quell’acqua sorgiva che una volta rappresentava la salvezza per le persone e le greggi delle masserie del circondario. Stiamo parlando di uno scavo di forma cilindrica così profondo e ampio da giustificare una scala a chiocciola interna, necessaria alla discesa di chi aveva la manutenzione di quell’importante risorsa. Avvolto da un muro in pietra a secco, il pozzo presentava quattro grosse pile raccolte intorno alla bocca. Vuole la tradizione che al suo interno monaci basiliani, ai tempi dell’iconoclastia proclamata da Leone Isaurico, nascosero quella stessa icona della Vergine dipinta su una stele che oggi è custodita nel Santuario di Mellitto, dedicato a Maria SS. delle Grazie. Veniamo ora alla genesi di questo pozzo. In origine doveva trattarsi di una cavità naturale in fondo alla quale sgorgava una polla, che dava origine ad uno specchio d’acqua che non stagnava mai, stante qualche via di fuga nel sottosuolo. I bizantini altro non fecero che costruire una piccola opera muraria utile a calare secchi senza correre il rischio di precipitare.  I normanni completarono il lavoro ‘foderando’ di mattoni la cavità in modo da ‘concentrare’ lo quello specchio d’acqua ed aumentarne la profondità. La copertura imposta al pozzo di Mellitto non consente di apprezzarne l’architettura. In ‘Storia e tradizioni di Grumo Appula’ don Gaetano Tomanelli parla di “pilastri in basso lungo la parere e archi sovrapposti sorreggenti il muro di pietra di rivestimento”. L’autore riferisce anche la profondità di questo pozzo, pari a “trenta palmi”, ovvero 7,80 metri. Non è dunque il caso di pensare a questa riserva d’acqua come all’equivalente nostrano del Pozzo di San Patrizio sito ad Orvieto (nell’immagine). E’ quest’ultimo un pozzo profondo ben 54 metri e del diametro di 13. A progettarlo fu un celebre architetto, Antonio da Sangallo il Giovane. Qui l’accesso è garantito da due rampe elicoidali a senso unico, autonome e servite da due diverse porte, che consentivano di trasportare l’acqua con i muli senza che le bestie dovessero incrociarsi. Altri numeri impressionanti, i 248 scalini e i 70 finestroni. A Orvieto i visitatori (si paga anche un biglietto d’ingresso) usano gettare monete sul fondo del pozzo. Qualcuno avrà fatto la stessa cosa a Mellitto in segno d’omaggio verso la Vergine? Una volta per la festa della Madonna delle Grazie erano migliaia i pellegrini che pure a piedi si mettevano in viaggio da Grumo e dagli altri centri vicini.

Italo Interesse

 

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1 Comment

  1. Gino ha detto:

    Cosa c’entra la foto del pozzo di San Patrizio di Orvieto?

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