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Il resoconto del 2020 dell’amministrazione Decaro non è solo “rose e fiori”

L’Amministrazione Decaro nei giorni scorsi ha presentato alla Città, attraverso l’Assessore al ramo, Alessandro D’Adamo, e il direttore di Ragioneria,Giuseppe Ninni, il Bilancio consuntivo dell’anno 2020. Nella relazione di presentazione il rendiconto di gestione 2020 del Comune di Bari è stato illustrato con grande enfasi e obi trionfalistici, ma in realtà – a detta di diversi esperti della materia – potrebbe trattarsi di un resoconto con poche “luci” e molte “ombre”. Infatti, rilevano gli esperti, nell’esposizione di alcune poste del Bilancio cittadino la situazione “economico-finanziaria” è stata rappresentata come florida senza però suffragarla concretamente con percentuali e cifre dimostrino effettivamente l’entità di tale floridezza, visto che in molti casi i dati forniti non vengono confrontati con il relativo Bilancio previsionale dello stesso anno. E tutto ciò è sicuramente un po’ fuorviante, se si tiene conto che tutti i Comuni nel 2020 hanno dovuto affrontare le conseguenze della pandemia che – come noto – ha creato non pochi problemi sia sotto l’aspetto delle entrate, certamente minori di quelle preventivate nel Bilancio previsionale, che dal lato delle spese. Queste, però, maggiori per gli Enti locali che, come è noto, per venire incontro alle diverse esigenze primarie dei cittadini, hanno dovuto sostenere in via straordinaria. Difatti anche il Comune di Bari, come ha affermato dallo stesso assessore D’adamo nella relazione espositiva, ha dovuto far fronte al minor gettito tributario che è stato di circa 20 milioni di euro. Basta pensare al minor introito delle tasse Tosap (Tassa occupazione suolo pubblico) e Tari (Tassa rifiuti solidi urbani) delle utenze commerciali alle quali è stato riconosciuto uno sconto pari ai mesi di chiusura degli esercizi commerciali. Però, in assenza di adeguati chiarimenti al riguardo, questo diminuito introito da parte del Comune di Bari fa sorge il sospetto che, con un gioco di prestigio, il minor introito della Tari fosse stato addossato alle utenze domestiche, visto che per quest’ ultime utenze la Tari nel 2020 ha subito inspiegabilmente un rincaro superiore al 10%. Ma c’è altro su cui – secondo diversi esperti – si può obiettare al trionfalismo dell’Amministrazione barese. E’ notorio che il primo obiettivo strategico di ogni Comune è quello di erogare maggiori servizi ai cittadini, oltre che migliorare sempre più il livello di spesa pubblica, rendendola efficace e in grado di soddisfare i bisogni della collettività. Invece, nella relazione introduttiva al rendiconto di gestione 2020 del Comune di Bari, l’assessore al Bilancio, D’Adamo, afferma che l’Amministrazione nell’anno “ha risparmiato sui costi per il lungo periodo di inattività nell’erogare alcuni servizi”.  Affermazioni, queste, che non sono certo sintomo di grande efficacia dell’azione amministrativa del Comune capoluogo. Infatti, sempre secondo le critiche mosse al riguardo, esaminare e illustrare il rendiconto di gestione del 2020 senza fare un minimo cenno agli obiettivi prefissi da raggiungere ed eventualmente raggiunti in toto o in maniera parziale da parte della Amministrazione comunale ed indicati nel Bilancio di previsione del 2020, è sicuramente sintomo di mancanza di chiarezza, oltre che si fa un torto a tutta la cittadinanza che non è messe nelle condizioni di poter conosce in maniera trasparente e veritiera la qualità dell’azione amministrativa. Infatti, per molti comuni cittadini di Bari che sono venuti a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate pubblicamente dai rappresentanti dell’Amministrazione sul Bilancio consultivo 2020 , “le cifre e le percentuali snocciolate dall’assessore D’Adamo con toni trionfalistici hanno assunto un significato arido, non essendo state messi a confronto con quelli esposti nel Bilancio di previsione” Stessa cosa si può dire per quanto riguarda i residui attivi finali, perché D’Adamo ha solo affermato che “gli stessi mostrano un andamento equilibrato nonostante l’effetto della pandemia”. Infatti, anche tale dichiarazione per gli esperti, ma anche per i semplici cittadini, “non ha molto senso, se non si confronta il dato finale dei residui attivi con quello esposto nel Bilancio di previsione”. Come pure affermare che, per quanto riguarda la lotta all’evasione, “sono stati accertati crediti per tredici milioni di euro”, però comprensivi di sanzioni ed interessi, non è certo sintomo di esattezza e trasparenza. Perché sarebbe stato sicuramente più corretto specificare solo l’importo del capitale accertato e a quale tributo si riferiscono. Con la speranza, poi, che l’Amministrazione comunale sia poi in grado di riscuotere tali somme e, soprattutto, che i contribuenti evasori non sia società o soggetti non escutibili e, quindi, somme realmente non esigibili. Invece, per quanto concerne i residui attivi relativi a crediti di natura extra tributaria, nella relazione si legge che la consistenza finale registra un fisiologico incremento rispetto al 2019. Però, il termine” fisiologico” non rappresenta una percentuale e non si comprende perché l’assessore al ramo del Comune di Bari che, come è noto è un tecnico esterno, parli sul Bilancio con un linguaggio politichese piuttosto che tecnico, come gli competerebbe. Altro tema scottante e poco chiaro è quello delle spese d’investimento (ndr – Opere pubbliche). Infatti, l’assessore D’Adamo nella relazione di presentazione del rendiconto di gestione2020 non fatto alcun cenno al Piano triennale delle opere pubbliche per quanto riguarda il crono programma di attuazione, ma solo citato i numeri, cioè 42 milioni di euro di spese in conto capitale, oltre a 59 milioni di euro imputati ad esercizi successivi, per un totale di 101 milioni di euro. Vantando così l’Amministrazione per i cantieri edilizi aperti per lo stesso importo, però non facendo riferimento alle somme indicate nel bilancio di previsione e gli eventuali scostamenti con gli importi indicati nel Bilancio di previsione per il 2020, i cittadini non sono messi nelle condizioni per poter esattamente comprendere se l’Amministrazione comunale sta attuando in tutto o solo in parte gli impegni presi con la collettività per quanto riguarda gli investimenti in opere pubbliche, che sicuramente rappresentano un volano economico per tutta la comunità barese. Inoltre, sul fronte dei pagamenti l’assessore al Bilancio ha evidenziato che nel corso del 2020 sono stati emessi ordinativi di pagamento per 394 milioni di euro, di cui 301 milioni di euro per spese correnti e 44 milioni di euro per spese in conto capitale, senza però fare riferimento alcuno al saldo di 49 milioni di euro. Infatti, non aver menzionato l’origine della spesa di quei 49 milioni (forse perché rappresentano partite contabili scottanti come i debiti fuori bilancio e se ciò non fosse vero, allora perché l’assessore non ha menzionato?) la derivazione contabile di quei 49 milioni di euro resta per i cittadini un’incomprensibile incognita. In definitiva, in base a tali rilievi, il rendiconto di gestione 2020 dell’Amministrazione Decaro, non sarebbe solo “rose e fiori”, come rappresentato recentemente dall’assessore D’Adamo e dal direttore Ninni, ma forse ha anche molte “spine” che sono state verosimilmente e volutamente sottaciute.

Giuseppe Palella

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