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Il retroscena delle regionali del 2020 getta una lunga “ombra” anche sulle comunali del 2019

Tutto è bene ciò che finisce bene anche nelle controversie politiche. E ciò è quanto accaduto all’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista per aver rivelato il 2 ottobre del 2020, nel corso di una trasmissione televisiva (“Accordi e disaccordi” di Canale 9), un retroscena delle ultime regionali pugliesi svoltesi una decina di giorni prima. Un retroscena riguardante un tentativo di accodo elettorale tra il presidente della Regione uscente e poi riconfermato, Michele Emiliano, e la sfidante alla carica di governatore del M5S, Antonella Laricchia, che – come è noto – comunque tirò dritto, misurandosi nelle urne. Retroscena che – stante a quanto rivelato dallo stesso Di Battista – sotto l’aspetto politico non ha nulla di scandaloso (anche perché la proposta non fu accolta), invece sotto l’aspetto etico e morale no. Ma, come è risaputo, la politica non necessariamente si coniuga con l’etica e neppure con la morale. Sta di fatto, però, che Di Battista subito dopo si “guadagnò” una querela di presunta diffamazione, per aver rivelato un retroscena che gettava una pesante “ombra” sul riconfermato governatore pugliese che, secondo quanto esposto dallo stesso in querela, poteva essere sospettato di essere stato il mandante di un presunto tentativo di corruzione elettorale, in danno della candidata presidente del M5S, Laricchia. Una querela che ora, dopo le indagini della Procura barese, per l’ex deputato Di Battista potrebbe concludersi con un’archiviazione, come già richiesto dagli inquirenti, in quanto il fatto narrato in tv ha trovato numerosi risconti e, quindi, sarebbe fondato. Mentre non ci sarebbe alcun elemento probatorio che metta in relazione Emiliano con le pressioni esercitate su Laricchia da parte dei soggetti individuati, per farla desistere dalla candidatura a presidente per i pentastellati, in modo da facilitare una possibile alleanza elettorale del M5S pugliese con il centrosinistra di Emiliano. Fatto, quest’ultimo, che verosimilmente “salverà” il governatore pugliese, Emiliano, da una possibile contro-querela che Di Battista potrebbe fare nei suoi confronti, qualora divenga definitiva l’archiviazione della denuncia nei suoi confronti. Vicenda, questa rivelata da Di Battista e confermata dalle indagini che, nonostante sia irrilevante sul piano penale e quindi giudiziario, non lo è di certo su quello politico. Poiché sotto tale aspetto suscita, in molti addetti ai lavori della politica, non poche perplessità, oltre che indignazione, per il livello di degrado a cui è giunto un “sistema elettorale” diretto, in vigore nel nostro Paese da quasi un trentennio e che ora sta mostrando criticità e limiti che sono sicuramente peggiori dei difetti che a suo tempo ne giustificarono l’introduzione. Ovvero, l’elezione diretta di sindaci e governatori, attraverso determinati “accordi” politici che potrebbero rasentare il codice penale, è possibile predeterminare il vincitore e, quindi, vanificare tutte le ragioni per cui, circa trent’anni fa, il Legislatore decise di archiviare un sistema elettorale proporzionale puro ed a elezione indiretta di Primi cittadini e Presidenti di Regione. Infatti, la “vicenda Lericchia”, rivelata da Di Battista, più che sulle regionali del 2020, dove Emiliano – come è noto – ha comunque vinto anche senza l’accordo con il M5S e contro la stessa Laricchia (che si è battuta strenuamente in campagna elettorale nella fida ad Emiliano), a Bari invece sta suscitando molti dubbi sulle amministrative del 2019, vinte – come è noto – al primo turno dal sindaco uscente, Antonio Decaro del Pd, con circa il 67% dei consensi, non sfuggendo a tanti il fatto che però lo sfidante del centrodestra, Pasquale Di Rella, in quella tornata fu praticamente un “fantasma”. Ovvero, Decaro combatteva per la riconferma di fatto quasi contro nessuno. Sarà stato un caso? Può darsi! Di certo, però, c’è un dato. Nella stessa tornata elettorale si votava per il rinnovo del Parlamento europeo ed in quella stessa giornata la maggioranza degli elettori baresi nella cabina elettorale per il Comune votavano prevalentemente per forze di centrosinistra e quindi per Decaro, mentre per Bruxelles preferivano partiti del centrodestra. A Bari, in quella tornata elettorale, financo il risultato del M5S al Comune risultò fortemente ridimensionato rispetto a quello delle europee. Fu un caso anche quello? Può darsi! Però, quando “casi” sono più d’uno, è possibile che si formi almeno un “sospetto”. E questo è frutto sicuramente di un sistema elettorale sorto nell’ormai lontano 1993, per rimediare a talune deformazioni del vecchio sistema di elezione indiretta dei Primi cittadini, ma che invece si sta rivelando peggiore, forse, dei mali che avrebbe dovuto combattere. Esattamente come avviene per l’elezione dei presidenti di Regione.

 

Giuseppe Palella

 


Pubblicato il 3 Novembre 2022

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