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“Il rimpianto? Non aver scambiato la maglia con Del Piero”

A volte ci sono giocatori che pur in poco tempo restano nella memoria dei tifosi, Pedro Kamata che si mise subito a disposizione nell’anno del centenario con grande umiltà ed impegno, si è ritagliato un posto d’onore nel Bari. Nei giorni scorsi aveva avuto la possibilità di calcare il campo del San Nicola, alla presenza straordinaria ed in veste ufficiale dell’Assessore allo Sport, Pietro Petruzzelli e del presidente del Comitato Dipartimento Sport e Delegato alla promozione sportiva per Bari Città Metropolitana, Roberto Maizza, i quali in quella circostanza hanno consegnato ed omaggiato Pedro della nuova divisa della Ssc Bari con la scritta dietro del giocatore angolano-francesce, dinnanzi ai suoi due figli orgogliosi del loro papà. Il giocatore che ha indossato la maglia biancorossa, in passato, lo abbiamo intercettato presso i campi del Centro Sportivo della Footballite di Adelfia di Nuccio Busto, suo grande amico.

Pedro a Bari sei stato dal gennaio 2008 al giugno 2010. Il Museo del Bari ci ha prestato gentilmente due tue maglie indossate, una con l’88 e l’altra la 10. Cosa aggiungi, e quanta nostalgia avevi di Bari?

“Sono venuto in vacanza con la mia famiglia, mia moglie ed i miei figli, Ezechiel ed Erika, la piccolina. Ezechiel è nato a Bari 10 anni fa e ci tenevo a farli conoscere la Città del mio cuore e dove ogni volta che vengo mi sento a casa ed amato. Ci ritornai sette anni fa per il matrimonio del mio caro amico Nuccio Busto, sua moglie è francese e siamo molto legati. Anzi, in questi giorni di ferie, sto avendo modo di conoscere tanti ragazzi che vanno a divertirsi presso i suoi campi sportivi di vario genere ad Adelfia. Quanto alle maglie del Museo del Bari sono bellissime ed auguro il meglio anche a loro perché rappresentano con le maglie, la storia. Manca la 13, alla quale sono altrettanto legato perché è stata la mia prima maglia indossata quando arrivai nell’anno del centenario, a quella con l’88 resto legato perché è l’anno di nascita di mia moglie, mentre sulla ‘dieci’ vi svelo. Quell’anno nessuno voleva la B, ed io mi proposi pur non essendo un fenomeno, e nella stagione successiva approdammo in ‘A’ me la chiese Vitor e gliela diedi senza batter ciglio. Ringrazio la Ssc Bari per avermi ospitato al San Nicola e l’Assessore allo Sport, Petruzzelli e l’amico e presidente del Comitato Dipartimento Sport, Roberto Maizza per avermi omaggiato della maglia del Bari”.

Il 13 dicembre 2008 altra data memorabile, la tua unica rete in biancorosso. Raccontaci anche delle tue origini e di come sei diventato cittadino del Mondo.

“Per il gol c’è dietro una storia particolare. Stavo sempre con Vito e Pasquale, i magazzinieri, due imprescindibili per lo spogliatoio, mi davano tranquillità e sfottevano per spronarmi a far gol. Allora, io in quel di Piacenza Bari, promisi loro una rete e che gli avrei offerto una ‘Peroni’. Perinetti, che lo venne a sapere, disse che mi avrebbe offerto cena ‘Ai 2 Ghiottoni”, mi trovai al posto giusto e mattonella giusta e feci partire un missile e segnai andando ad abbracciare i miei compagni. Fu festa! Quanto a me, sono nato in Angola, vissuto e cresciuto in Francia dove ho giocato e ci vivo, ma ho militato nella Nazionale Repubblica del Congo e fatto una presenza nella Francia Under 20, e nel 2006 la Fifa mi vietò il permesso di giocare con la Nazionale del Paese dove sono nato e nazionalità dei miei genitori. Ma mi sento cittadino del Mondo e soprattutto barese”.

Il tuo esordio in A invece avvenne il 23 novembre 2009, il ricordo di quella partita contro la Roma, oltre il mero risultato.

“S debuttai un po’ tardi a causa di un grave infortunio, ricordo la cornice di pubblico ed i diecimila tifosi biancorossi che sembravano padroni di casa all’Olimpico. Vedere i nostri tifosi al seguito ti dava una carica incredibile, una marcia in più e potevi vincere ogni paura. Anche a Parma al ritorno facemmo qualcosa di straordinario, pareggiando nel finale e disputando un’altra bella partita, ma ne facemmo tante. Sono davvero felice di aver fatto parte de Bari”

Hai dato il tuo contributo anche nella gara epica vinta contro la Juventus dove vi imponeste comune 3-1 a sorpresa al San Nicola. Il tuo ricordo e se in generale nel tuo periodo biancorosso nutri rimpianti?

“Subentrai qualche minuto dopo il sessantesimo al posto di Rivas ed eravamo in vantaggio di due ad uno. Qualche minuto dopo loro hanno un rigore e Diego lo sbagliò. Li capimmo che dovevamo chiuderla se no la gara avrebbe preso un’altra piega.  Io prima che entrassi, mi stavo riscaldando con Del Piero e gli avrei voluto chiedere la maglia a fine gara perché mio idolo. Quando fui chiamato dal mister Ventura, pensai solo a fare bene ed a fine partita eravamo troppo felici per la vittoria, che mi passò di testa di scambiare la maglia, forse quel rimpianto, ma Bari ed i baresi sono sempre nel mio cuore ed anzi, quando mi figlio mi chiede ‘ma papà sai con chi hai giocato?’ io mi trattengo un attimo perché direi ‘Porca p..’ però poi rispondo ‘dando l’anima con il cuore e la determinazione sfidavamo chiunque senza timore’ e poi continuo a raccontargli di tante altre battaglie sportive”.

Un augurio al tuo ex compagno Raffaele Bianco ed alla Ssc Bari.

“Gli direi una parola in dialetto, ma non la dico (sorride, ndr) in bocca al lupo a lui e tutta la Ssc Bari. Bari meriterebbe di stare in Europa, figuriamoci a vederli in C, è fuori luogo. Forza ragazzi”.

Il tuo piatto preferito ed infine, un saluto ai tuoi tifosi.

“Senza dubbio orecchiette con la crudaiola, lo è diventato dieci anni fa e lo è tutt’oggi. Ma adoro di bari tutto, dalla focaccia ai panzerotti e tutte le specialità enogastronomiche. Ai miei tifosi un caloroso saluto”. (Ph. Tess Lapedota)-

M.I.

 

 

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