Il Bari riscatta Cheddira e Mallamo
21 Giugno 2022
Pane e quotidiano con Arsenij Tarkovskij (II parte)
22 Giugno 2022

Il ritorno della pipa

Cos’avevano in comune personaggi reali come Stalin, Einstein, Hemigway e Simenon e personaggi di fantasia come Braccio di ferro, Sherlock Holmes e Jules Maigret? Fumavano tutti la pipa. Spazzata via dal grande successo commerciale della sigaretta, la pipa ha realmente rischiato di scomparire nell’ultimo dopoguerra. Ma riscoperta dai giovani, questo remotissimo sistema per aspirare i fumi del tabacco o d’altre erbe sta prepotentemente tornando in voga. Un modo più consapevole, lento e ‘green’ di fumare che sta facendo del suo strumento (la pipa) un oggetto di culto, anche costoso. La tipologia del cultore della pipa è un’altra, oggi: Il fumatore di pipa del terzo millennio è giovane, appartiene alla classe medio alta ed è molto esigente quanto a tabacchi e materiali di costruzione. Sicché, diventa difficile trovare in commercio pipe di qualità meno che discreta. Una volta non era così… I materiali con i quali può essere costruita una pipa sono molteplici. Il più comune è il legno: radica, ciliegio, olivo. Sono poi esistite pipe in ‘schiuma di mare, – ovvero in sepiolite, un minerale che per aspetto e consistenza ricorda l’osso di seppia –  vetro, gesso, pietra… persino in argilla. C’è stato un momento in cui le pipe in terracotta erano fabbricate pure in Puglia, nello specifico a Rutigliano e nel Salento. In argilla però era solo il ‘fornello’, ovvero la camera di combustione. Poiché veniva modellato all’interno di matrici in bronzo o in pietra, il fornello poteva assumere forme anche bizzarre come la prua di una nave, una rosa, un volto umano… (all’interno del disegno trovava posto anche il marchio identificativo dell’artigiano). La cottura avveniva a bassa temperatura. A cottura ultimata, il fornello veniva estratto dalla matrice e lavorato per praticarvi sia la voragine necessaria ad accogliere il tabacco, sia il tunnel di collegamento fra camera di combustione e il cannello. Quest’ultimo lo si ricavava dai fusti della canna palustre o dal femore della lepre. Quanto al bocchino, esso era ottenuto con un pezzetto di noce che veniva bucato con un ferro. Comuni tra la povera gente, soprattutto gli anziani, le pipe in terracotta costavano poco. Per cui, quando si deterioravano, venivano gettate e sostituite con una nuova. Tale ‘lusso’ ha permesso il ritrovamento di molti manufatti di questo tipo. Le pipe in terracotta più antiche sono state ritrovate sull’isola di San Pietro (arcipelago delle Cheradi) e tra i resti del villaggio medievale di Apigliano, nel territorio di Martano. – Nell’immagine, Sandro Pertini ed Enzo Beazort confrontano le rispettive pipe ai tempi del trionfo in Spagna del 1982.

 

Italo Interesse

 216 total views,  2 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *