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Il Sacrario di Lamalunga

Periodicamente si torna a parlare di spostare l’Uomo di Altamura dal suo sepolcro naturale (la grotta di Lamalunga) per esporlo da qualche parte. Sembra che ora i nemici del buon senso facciano sul serio. Ma il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’ateneo barese, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e la Società Italiana di Geologia Ambientale sono insorti a promettere battaglia : Perché ‘riesumare’ quel glorioso cacciatore senza fortuna ? Spostare l’Uomo d’Altamura per salvaguardarlo e studiarlo meglio è cosa senza capo né coda. Se hanno potuto sfidare il tempo (150mila anni…) quei resti lo devono proprio a condizioni termiche e chimiche del tutto singolari e, crediamo, non facilmente riproducibili all’interno di una teca. Quanto all’interesse scientifico, non è bastato aver prelevato qualche frammento osseo e attraverso il dna realizzare la ricostruzione di stupefacente credibilità di quel primitivo, che oggi rappresenta la migliore attrazione del Museo di Altamura? No, evidentemente non basta. Allora dev’esserci qualcos’altro dietro questa delirante volontà di spostamento. Un qualcosa che non è dato sapere. Ma chi voglia immaginare, si accomodi. E’ poi eticamente corretto traslare una salma dal sito in cui riposa da 150mila anni ? Quello di Lamalunga è qualcosa di più di un sepolcro naturale, è un Sacrario di fatto. Profanarlo sarebbe gesto doppiamente sacrilego. E poi esistono equilibri ‘sottili’ che non è opportuno agitare.Gli occultisti raccomandano di non turbare mai il sonno dei defunti. Per chi ci crede, alcuni trapassati – a differenza di altri – possono restare ‘attaccati’ al loro sepolcro anche per migliaia d’anni. In caso di profanazione reagiscono negativamente, scaricando ‘vibrazioni’ malevole. Per chi ci crede, ripetiamo. E comunque è un fatto che molte tragedie abbiano avuto luogo in abitazioni erette su suoli in passato adibiti a cimiteri. Senza dimenticare la storia di Tutankhamon, ovvero la (presunta) maledizione che avrebbe colpito mortalmente tutti coloro che parteciparono alla spedizione di ricerca diretta nel 1922 dall’archeologo Howard Carter e che portò alla scoperta della tomba del celebre faraone. Lo scorso anno destò sensazione il gesto dell’ignoto che restituì per posta cose rubate nel 2005 nel corso di una visita al sito archeologico di Pompei. I reperti (due tessere di mosaico, un pezzo di ceramica e due pezzi di anfora) erano all’interno di un pacco che proveniva dal Canada e che conteneva anche una lettera. Sconcertante il contenuto della missiva : Il ‘pentito’ giustificava il gesto con la necessità di liberarsi delle iella che gli era piombata in famiglia dal momento in cui aveva portato a casa quelle anticaglie… Povero Uomo di Altamura, sempre al centro di polemiche. Polemiche iniziate già al momento della sua scoperta, avvenuta il 7 ottobre 1993 ad opera di tre speleologi pugliesi, Lorenzo di Liso, Marco Milillo e Walter Scaramuzzi, i quali avevano deciso di esplorare a titolo personale la grotta di Lamalunga, una cavità  del Pulo di Altamura già individuata anni prima dal Centro Altamurano Ricerche Speleologiche. Da tale gloria il CARS si sentì immeritatamente escluso, avendo comunque contribuito all’eccezionale rinvenimento. Il contrasto fra i tre speleologi e il CARS diede vita ad una disputa che si trascinò prima davanti al TAR e poi, in appello, davanti al Consiglio di Stato. I due ordini di giudizio ritennero concordemente che il CARS potesse attribuirsi il merito di “gruppo scopritore della grotta”, mente a Di Liso, Milillo e Scaramuzzi andava riconosciuto il merito di essere stati gli “scopritori del reperto umano”.

Italo Interesse

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