Cultura e Spettacoli

Il Santuario della Pazienza

Ricorre oggi il 121° anniversario della nascita di uno scultore pugliese divenuto un maestro nell’arte del riciclo

A San Cesario di Lecce esiste un’abitazione alla quale è attiguo uno spazio non edificato. Avvolto da un elevato muro di cinta, là dove ci si aspetterebbe un orticello, una piscina o altra forma di area comfort, trova posto uno straordinario museo a cielo aperto.

E’ il ‘Santuario della Pazienza’, una raccolta di duecento tra figure antropomorfe e gruppi statuari realizzati con materiali di risulta cementati (vedi immagine). Babelico e visionario, questo insieme di rappresentazioni religiose, tra cui Apocalisse, Passione e Giudizio, esercita un fascino inquietante. E’ il risultato dell’opera di un artista pugliese che si è spento a San Cesario quarantacinque anni fa. Nato a Lequile, sempre in Salento, il 10 aprile 1905, Ezechiele Leandro è stato uno scultore autodidatta e dai trascorsi particolarmente sofferti. Trovatello, fu allevato dai frati. Lavorò come pastore, poi come minatore (in Africa e Germania).

Nel 1946 si diede a riparare e vendere biciclette, dopo a raccogliere rottami, infine a realizzare oggetti ornamentali in cemento e materiali di risulta. Andando bene gli affari, Leandro – il quale intanto aveva cominciato a misurarsi con la poesia e la pittura murale –  potette acquistare un terreno in via Cerundolo per elevarvi la propria abitazione. Nello spazio di 700 mq risparmiato dalla costruzione, nel 1962, cominciò a dare vita a ciò che avrebbe battezzato ‘Santuario della ‘Pazienza’ (‘Madonna della Pazienza’ è un titolo devozionale che celebra la Vergine come esempio di sopportazione e speranza ; il principale luogo di culto è la Basilica di Santa Maria della Pazienza a Napoli).

A misura che questo monumentale omaggio all’arte del riciclo prendeva vita, il che avveniva sotto gli occhi di tutti essendo la proprietà recitata solo da un muretto basso, cresceva anche la perplessità dei concittadini. Poco alla volta l’imbarazzo della gente si voltò in ostilità. Gli abitanti di San Cesario cominciarono a dare del pazzo a Leandro, a dire che la sua “pretesa arte” offendeva il buon gusto, che era fuori della grazia di Dio, che addirittura portava male ; nel 1973 si arrivò ad una raccolta di forme perché i “mostri” di Leandro venissero distrutti.

L’iniziativa si infranse dinanzi all’entità dei riconoscimenti in campo internazionale che intanto l’arte di Leandro andava raccogliendo. Tuttavia per prudenza lo scultore elevò di due metri il muro di cinta. Impossibilitata a vedere, la gente smise di dire e lo scultore potette portare a termine l‘opera. Oggi la Casa Museo di via Cerundolo – dal 2014 sottoposta a vincolo di interesse culturale – è un’attrazione turistica di cui vanno fieri quegli stessi abitanti che alcuni anni prima ne invocavano l’abbattimento. Quante volte si è ripetuta questa storia. Nemo propheta in patria est, sentenziavano i padri latini.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 10 Aprile 2026

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