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Il segno dei ‘passeggeri’

Tre sedie dipinte di bianco, allineate sul palcoscenico come lapidi di un piccolo cimitero dimenticato. Poi dalla platea figure fino a quel momento rigide, due uomini e una donna, si animano e si levano a raggiungerle, Una volta preso posto sulle sedie, il gioco è svelato : Ombre si sono riappropriate delle proprie steli funerarie. Le inquietanti figure sono tre, si è detto, ma potrebbero essere trenta, trecento. Sono una ‘rappresentanza’ del popolo di Spoon River, che Massimo Marafante evoca nel suo ‘Passeggeri sulla collina’. La parola adoperata da Edgar Lee Masters come artificio contabile per ‘truccare’ bilanci esistenziali qui si stacca dalla pietra di lapidi immaginarie e assume consistenza verbale. Ciò evidenzia meglio la vacuità di vissuti goffamente spacciati per esistenze esemplari. Andata in scena all’Anfiteatro della Villa comunale di Trani, questa interessante produzione Marluna Teatro consiste in una breve galleria di trapassati (cui la morte evidentemente ha insegnato poco) i quali sgomitano per trovare ascolto, per lasciare un segno che sia più vero di bugie da epitaffio. Ancora accecati di sé, essi polemizzano, lanciano frecciate. La saggezza che mancò in vita latita pure oltre lo Stige. Più che anime inquiete raccolte attorno a un possibile visitatore sceso dal mondo dei vivi, qui i morti sembrano testimoni (inaffidabili) chiamati a contribuire alla demistificazione della realtà micro borghese di una piccola città rurale della provincia statunitense ai primi del Novecento. A fare da trait d’union a una decina di testimonianze sono oasi musicali per soli fiati in cui predomina il suono distorto. E’ la eco straniata di un mondo inquietante? No. Semmai la rappresentazione sonora di stati d’animo rimasti ‘acerbi’. Più in generale l’opera di Marafante è una riflessione che, prendendo spunto dalla celebre antologia di Lee Masters, si concentra sulla complessità grandiosa e prevalentemente tragica della commedia umana. Senza giudicare, la stessa riflessione si apre ad omaggiare i defunti d’ogni tempo e latitudine, a cominciare dai ‘caduti’ Covid, ai quali è dedicato l’incipit dello spettacolo attraverso il contribuito di medici e operatori socio sanitari reduci dal fronte pandemico. Encomiabile il lavoro di Michele Cipriani, Maria Elena Germinario, Pietro Naglieri e Vittorio Gallo (fiati). Una messinscena essenziale, dal taglio forte. ‘Passeggeri sulla collina’ si replica oggi a Corato in Piazza Marconi, domani di nuovo all’Anfiteatro della Villa comunale di Trani e il 24 settembre al Teatro di Ponente  di Molfetta.

 

Italo Interesse

 

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