Cultura e Spettacoli

Il senso dell’onore nella storia e il suo controverso dinamismo

Bif&st. Une affaire d'honneur di Vincent Peréz in anteprima al Teatro Petruzzelli

Ad aprire la serata dello scorso mercoledì 20 marzo, nell’ambito del Bif&st, l’anteprima internazionale di Une affaire d’honneur (The Edge of the bBade) di Vincent Peréz al Teatro Petruzzelli. Il film è ambientato nella Parigi del 1887, periodo in cui sfidarsi a duello era l’unico modo per farsi onore. Clément Lacaze, carismatico maestro d’armi, viene coinvolto in una spirale di violenza distruttiva. Ed in questa occasione conosce Marie Rose Astiè, femminista, a cui per difendersi da un nemico della libertà femminile, decide di insegnare l’arte del duello.

Prima della visione del film Maurizio Sabatini ha ricevuto il Premio Dante Ferretti per il miglior scenografo per il film “L’ordine del tempo” di Liliana Cavani e al regista Vincent Perez è stato conferito il Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence. I due personaggi del suo film, che finiscono per innamorarsi, uniranno forza e ingegno per difendere il loro rispettivo onore. In Francia il duello ha una storia millenaria ed è stato completamente abbandonato solo dopo la seconda guerra mondiale. Anche se i duelli armati erano rigorosamente illegali, venivano comunque praticati come metodo di risoluzione delle controversie, di ricerca di giustizia o di vendetta, rispondendo a quel primordiale impulso dell’uomo civile di difendere la propria dignità offesa, considerata nel film come unica forma di riscatto dell’epoca, per la quale per molti valeva la pena di vivere. La motivazione sempre valida nella storia del duello, era l’onore da difendere, che doveva essere preservato o ripristinato ad ogni costo. Pérez ce ne mostra gli aspetti positivi con grande abilità, sottolineandone però anche gli aspetti più atroci e di perdita, dal punto di vista spirituale e anche materiale. Suo quarto film da regista, Une affaire d’honneur è stato presentato in anteprima al Film Fest Munich. Una serie incalzante di scontri in diverse forme, con spade, pistole e a cavallo e con le sciabole, segna il ritmo di tutto il film, che affronta il concetto di onore in ambiti diversi, un ‘affare’ che non riguarda solo gli uomini, ma anche le donne. Come dimostrato nei suoi precedenti lavori da regista, Pérez ama affrontare tematiche molto serie, collegandole a una storia originale, raccontata da un punto di vista che sembra essere in continuo movimento. Un ritratto di un certo periodo storico, e più profondamente anche di un impulso atavico dell’essere umano, sempre esistito. Tuttavia, nonostante il prezioso contributo della fotografia di Lucie Badinaud e del montaggio impeccabile di Sylvie Lager, la sceneggiatura sembra intrappolare i personaggi in una struttura troppo schematica, che non consente loro di arrivare efficacemente al cuore dello  spettatore, ciò sembra impedire  alla loro personalità di svilupparsi diventando autentica. La scenografia di Jean Philippe Moreaux conferisce grande fascino al film. In definitiva, Une affaire d’honneur, ci ha lasciati un po’ insoddisfatti. Forse ci aspettavamo qualcosa in più. Interessante e scenografico il dinamismo dell’opera, che evidenzia quanto Pérez sia appassionato di duelli. Molto curata anche la ricostruzione storica, ma il ritmo troppo incalzante del film finisce per penalizzare i suoi equilibri, sino a rendere un po’ debole l’introspezione dei personaggi e l’architettura delle loro storie, o siamo forse noi italiani troppo abituati a ritmi narrativi più lenti? Chissà, ce lo dirà il tempo.

Rossella Cea


Pubblicato il 23 Marzo 2024

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