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Il silenzio assordante dei vertici e lo sciopero degli agenti penitenziari

Da ieri la decisione di non recarsi a mensa in istituti di pena oramai ridotti ad autentici 'colabrodo'

Si allarga la protesta degli agenti di custodia delle carceri pugliesi e lucane che, dopo aver annunciato l’astensione dalla mensa di servizio, sono già passati a vie di fatto, con una protesta che, però, almeno finora sembra essere passata quasi inosservata da parte dei mass/media nazionali. A darne notizia, infatti, con un comunicato le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative degli stessi agenti penitenziari di Puglia e Basilicata che, in queste ultime settimane, hanno cercato più febbrilmente – specie con un paio di recenti documenti trasmessi per iscritto – d’avere un incontro al tavolo col Direttore del Personale sulla <<grave situazione>> del Provveditorato di Bari. Quest’ultimo, nei fatti, il distretto con il maggior indice di affollamento di detenuti e, allo stesso tempo, anche distretto col minor indice di personale di Polizia Penitenziaria in Italia. <<Dati assoluti e inconfutabili -si legge nella missiva sottoscritta da tutte le sigle sindacali di settore – che possono essere definiti un “ossimoro” dell’azione amministrativa dei Dipartimento Penitenziario e fanno di questo territorio un vero e proprio “campo di sofferenza” dove i poliziotti penitenziari si sentono dimenticati dall’istituzione>>. Insomma, una situazione intollerabile che, però, si scontra con un mutismo ancora più intollerabile, condito da evasioni, suicidi e intrusione di droghe e telefonini -solo per fermarsi agli aspetti più eclatanti – nelle case circondariali pugliesi, in particolare. E per di più inutili sono stati i tentativi dei rappresentanti di chi opera all’interno delle carceri, volti a essere ascoltati: <<…tentativi che hanno trovato una sordità assoluta, da parte di interlocutori istituzionali nell’impellente necessità di incrementare – sulla base di dati tutti in negativo – il distretto di almeno 400 unità a fronte delle sole 152 previste in occasione della distribuzione dei nuovi agenti del 182° e 183° corso>>. La misura è colma e la pazienza sembra proprio essere sfuggita a chi, se non da anni, certamente da mesi ha chiesto in maniera ufficiale ai vertici penitenziari locali di sedersi attorno al tavolo della concertazione. La conseguenza più eclatante? Tra ieri e oggi le prime manifestazioni di astensione dalla mensa di servizio in tutti gli istituti di Puglia e Basilicata, forma di protesta rivolta a sensibilizzare ancora una volta il Dipartimento Penitenziario sulla questione. Una questione che non può essere più rinviata da chi siede nelle varie stanze dei bottoni: un rinforzo di personale che possa consentire agli istituti del provveditorato di Puglia e Basilicata un rapporto più vicino a quello di altri istituti di pena, pare l’istanza minima avanzata e supportata da Sappe, Osapp, Uil, Uspp, Fns/Cisl e Funzione Pubblica Cgil…cos’altro inventarsi per attirare l’attenzione di Dap e Ministero, se dovessero perdurare indifferenza e silenzio, dopo lo sciopero della fame?

Francesco De Martino


Pubblicato il 9 Aprile 2024

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