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Il sindaco da grande: presidente, parlamentare o…palazzinaro pubblico?

Sarà anche il Sindaco dei fatti, come piace dire a lui, ma dalle ultime dichiarazioni rilasciate ai giornali per spiegare se da grande farà il parlamentare, il presidente della Regione oppure daccapo il magistrato, pare proprio rassomigliare sempre più a un amministratore in cerca di visibilità. Per dir meglio fin troppo interessato al futuro urbanistico della Città che dovrà amministrare ancora per qualche mese. Un futuro urbanistico che Emiliano sembra accarezzare più morbosamente, guarda caso, a pochi mesi dal tramonto del secondo mandato. Quando, pur non potendosi ricandidare, riprende a parlare di società di trasformazione urbana, avvicinandosi fin troppo pericolosamente a quei costruttori, imprenditori e palazzinari che sembra gli piacciano fin troppo, pur avendogli procurato guai a non finire. Insomma, è un Michele Emiliano in gran spolvero, quello che sabato scorso ha consegnato alla Gazzetta un’intervista illuminante: dalle risposte rese al massimo quotidiano locale vien fuori il programma politico e personale dei prossimi dieci anni del Sindaco, a ben guardare. “”Farà il presidente della Regione “come il sindaco della Puglia, cioè un soggetto che si muove sullo scacchiere non con la logica del presidente del Consiglio, ma con la logica di una task force di rinforzo di ogni attività specifica e identitaria del territorio, capace di connetterla, attraverso gli hub di cui disponiamo“. Alle primarie del Partito Democratico non vuole scontentare nessuno. Confida in “un progetto per l’Italia” realizzato da Vendola, contro la “politicaccia che tendeva a creare fratture fra di noi” e anche perché così se lo toglie di torno””, si legge a commento sul nuovo, battagliero sito ‘www.intruso.org’. Ma il vero ‘scoop’ arriva alla fine dell’intervista. Emiliano annuncia in pompa magna che prevede un futuro prossimo da “palazzinaro pubblico” per le nuove mega realizzazioni sul lungomare sud della città, a società con il presidente della Camera di Commercio che “ha disponibilità finanziarie interessanti per lo studio della ripianificazione delle aree”. “La cosa più importante che lasceremo in eredità al prossimo sindaco – dichiara Emiliano – sarà una società di trasformazione urbana tra il Comune e la Camera di Commercio, quindi pubblica. Io e il presidente Ambrosi abbiamo dovuto lottare contro le burocrazie perché questa idea di una società di trasformazione urbana che acquisisca le aree, ne studi il cambiamento di destinazione, quindi con una speculazione edilizia a favore del pubblico, che poi metta sul mercato queste aree, chiedendo a investitori privati di realizzare i progetti che andremo a stabilire, è una rivoluzione”. Già, in realtà la società di trasformazione urbana”’ (”’STU”’) è un particolare tipo di società per azioni promossa da un Comune, appunto, per dare attuazione al Piano Regolatore o altro tipo di pianificazione territoriale in un’area specifica (nel caso di Bari, come spiega Emiliano, il lungomare a sud della Città dove c’era Punta Perotti e c’è da regolare i conti con Matarrese e soci per un risarcimento da far drizzare i capelli) in collaborazione con almeno un socio privato, da scegliere con procedura di evidenza pubblica. Gli scopi della STU sono l’acquisizione dell’area, la progettazione e realizzazione degli interventi e infine la vendita delle opere realizzate. Le STU sono state introdotte dall’art.17, comma 59, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ora art. 120 del T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Insomma, il solito ‘Michelone’ leone ruggente che vuole lasciare tracce importanti nella storia di Bari, al pari di quelle “poche famiglie e pochi gruppi industriali coincidenti con queste famiglie e con i partiti della prima Repubblica che decidevano tutto, bastava vedersi a cena”? Oppure un’altra scivolata del nostro, specie dopo la brutta figura rimediata con la sede unica della Giustizia e la troppa contiguità con costruttori come i Canonico e De Santis, senza parlare dell’ancor più brutta storia dei regali ittici accettati dai Degennaro, anche loro costruttori storici come i Matarrese, Andidero e Quistelli? Al di là di tutto, anche se è ancora presto per fare previsioni, lo sviluppo del lungomare a sud di Bari nei prossimi 15/20 anni, ben difficilmente sarà ascritto a questa nuova figura di palazzinaro pubblico, fin tropo volubile e inaffidabile nello scacchiere politico, amministrativo ed urbanistico della Città…

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 23 Ottobre 2012

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