Il sindaco s’arrabbia con Aqp, ma cosa dire quando c’erano le ‘panne’?
Revocato a Torre Quetta il divieto di balneazione dopo le analisi svolte nei giorni scorsi dall’Agenzia Regionale che tutela la sicurezza ambientale (Arpa), assieme ai cittadini e bagnanti baresi dell’unica are tornata balneabile ridosso della Città, gioisce anche il primo cittadino. Che ai tecnici e amministratori dell’Acquedotto Pugliese ha lanciato tuoni e filmini, anche se siamo in piena estate. “E’ arrivato il momento per l’Acquedotto Pugliese di mettere la faccia sui disservizi. Quello è un impianto che si è rotto quattro volte da quando io faccio il sindaco, con sversamenti a mare e sui terreni privati nella zona tra via Gentile e il lungomare e credo sia arrivato il momento di metterlo a posto”. Decaro, in pratica, ha replicato alle dichiarazioni polemiche fatte ieri a mezzo stampa dal presidente di Aqp Simeone di Cagno Abbrescia con riferimento agli interventi di riparazione dell’impianto di sollevamento la cui rottura un paio di settimane fa e precisamente il 5 luglio, scorso aveva causato lo sversamento di liquami sulla costa Sud di Bari. Comportando –è bene ricordarlo- per ben due giorni il divieto totale di balneazione e poi di nuovo due giorni fa, con tanto di intervento finito su tutti i giornali locali della Polizia Locale. “Per fortuna i risultati delle analisi dell’Arpa sono positivi e si può tornare a fare il bagno a Torre Quetta”, ha sottolineato ancora con una vena polemica Decaro, spiegando che “purtroppo l’intervento che aveva fatto l’Acquedotto qualche giorno fa a seguito di una emergenza non aveva funzionato. Non è vero quello che dice l’Acquedotto Pugliese che era un intervento programmato, lo hanno programmato d’urgenza in quanto la saldatura fatta qualche giorno prima non ha funzionato. Gli interventi programmati si fanno d’inverno, non si sversano i liquami in maniera programmata nel periodo estivo”. Rispondendo alle polemiche, “voglio ricordare ad Aqp – ha aggiunto il sindaco – che gestisce fondi dei cittadini che vengono messi a disposizione dall’autorità idrica pugliese, che ä un consorzio di Comuni che decide dove allocare le risorse. Su Pane e Pomodoro hanno 29 milioni di euro per separare la fogna bianca dalla fogna nera. Poichè la conferenza dei servizi per l’approvazione seguita direttamente dal Comune è stata fatta già diversi mesi fa, mi aspetto che quei lavori vadano in gara e nei prossimi tre anni possiamo definitivamente eliminare il problema della fogna che, ogni volta che a Bari piove, va a finire a mare vicino la spiaggia”. Eggià, piaga antica e mai sanata, quella delle ‘cacche fognarie’ a mare dinanzi alla spiaggia più affollata della Città. E chi ha scordato le maxitubature in plastica nera che qualche amministratore voleva usare in riva al mare per fermare il flusso marrone? <<Panne o non panne, un tuffo lo faremo>>, urlavano i ragazzini quasi dieci anni fa dinanzi ll’ultima pensata comunale per evitare sversamenti. Anche se c’era poco da fidarsi dell’acqua, dinanzi a “Pane e pomodoro” e “Torre Quetta”, con una spiaggia sempre in cima ai pensieri degli amministratori civici; nel 2010, infatti, era già il terzo anno che il Comune di Bari aveva installato le barriere antiliquami progettate dal Politecnico di Bari –pensate un po’….- per risolvere, appunto, l’antica questione dello sversamento di acque reflue a mare. E causa acquazzoni –il metereologo è tuttora imprevedibile- sul bagnasciuga della spiaggia più amata dai baresi potrebbero tornare le transenne a bloccare l’ accesso in mare. La paura, dunque, come al solito fa novanta e gli occhi di tutti puntano verso il largo, la condotta Matteotti, quella che quando si riempie provoca l’ immissione in mare dei liquami fognari, inconveniente mai risolto, manco con le boe galleggianti di cui sopra inventate dall’ex assessora comunale Simonetta Lorusso. Quelle panne in caso di pioggia avrebbero dovuto deviare al largo eventuali liquami, consentendo allo specchio d’ acqua riservato ai bagnanti di rimanere più o meno pulito, eppure, più che una soluzione, quello del Comune è sempre apparso il solito tampone, in attesa d’un intervento strutturale sulla rete fognaria. Un intervento atteso dai tempi dell’epidemia del colera in grado di risolvere l’antico problema della condotta. Insomma, dieci anni fa c’erano le “panne” che i tecnici comunali hanno poi spostato ancora più al largo, per evitare l’ azione dei vandali o i giochi dei ragazzi che usavano le panne per tuffarsi. Intanto in questi giorni il mare è calmo, il sole è tornato limpido e c’è chi ha immediatamente ripreso già a stendersi a Pane e Pomodoro, andando anche più in là, dopo Torre Quetta.
Perfino l’ex pm Nicastro ha aperto un’inchiesta
Ma la paura dei bagnanti è che anche in altri tratti di mare della città defluiscano condotte fognarie, prive di depurazione, con lo spauracchio delle ordinanze per vietare l’ accesso in un aree anche poco frequentate, dove ci sono una serie di storici stabilimenti balneari. Comunque, fanno sapere dal Comune, si tratta di condotte non mappate dall’Acquedotto e quindi rischiose per la salute, anche se la ex Polizia provinciale (la Città Metropolitana è l’ ente che dà le autorizzazioni per gli scarichi) si sono messi al lavoro, consegnando gli ultimi rapporti sullo stato di salute delle acque antistanti le spiagge baresi, funestate da una lunga serie di scarichi. E di questi quaranta scarichi, soltanto una trentina sono le condotte riconosciute dall’Ente Acquedotto, tutti gli altri sono abusivi. Una vera bomba ambientale sulla quale amministratori, ambientalisti e politici continuano a fare orecchie da mercante. E infatti una risoluzione appare però lontana: per eliminare il problema fogne e scarichi illegali, a partire dalla condotta Matteotti a Pane e Pomodoro, è necessaria una ristrutturazione dell’ intero impianto fognario di Bari. Ristrutturazione che al momento rimane sulla carta, un progetto che non si può realizzare anche per colpa dei tanti finanziamenti persi. Ed è stata proprio l’ex assessora ai Lavori Pubblici Simonetta Lorusso, nel lontano 2009, a rivolgersi alla Regione per i fondi necessari alla progettazione. L’ex sostituto procuratore barese Nicastro, poi diventato consigliere e assessore regionale, aprì addirittura un fascicolo d’indagine sugli scarichi illegali a Pane e Pomodoro. Il fascicolo, però, ricco di tanti elementi, non ha più fatto in tempo a chiuderlo, per passarlo a qualche suo collega, prima di essere archiviato. Eppure in quel faldone ci dovrebbe essere la mappatura precisa dei quaranta scarichi fognari a mare, con l’ informativa della Capitaneria sulle cinque condotte nuove, ma anche sulle spiagge abusive dall’altra parte della città, verso il Canalone a San Girolamo, con le prescrizioni dettate nel 2000 dall’allora commissario per l’emergenza ambientale, Raffaele Fitto. Sono trascorsi vent’anni e non è cambiato nulla. Chi sarà il prossimo a puntare il dito contro una condotta che ogni anno si riempie trasportando verso il mare tutto ciò che e’ accatastato in essa (topi, feci, immondizia eccetera), provocando un’inpennata d’inquinamento marittimo. Alla prossima ordinanza sindacale di inibizione balneare con le piogge, nel frattempo….
Francesco De Martino
Pubblicato il 20 Luglio 2019



