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Il sisma romano dei “5 Stelle” si propaga anche in Puglia

Il movimento tellurico che a Roma sta scuotendo dalle fondamenta le pattuglie parlamentari di Camera e Senato del M5s, a causa della possibile scissione tra il co-fondatore e garante del Movimento, Beppe Grillo, e l’ex premier Giuseppe Conte, sta propagando i suoi effetti anche in Puglia. Conte, come è noto, nel 2018 è stato portato a Palazzo Chigi dallo stesso Grillo ed ora, invece, potrebbe addirittura fondare un proprio partito con parte dei rappresentati eletti a Montecitorio ed a Palazzo Madama nelle fila del M5s, ma pronti ad abbandonare Grillo. Ed in Puglia l’ex premier (che, tra l’altro, sarebbe di “casa”, essendo natio del Comune dauno di Volturara Appula) avrebbe forse da subito una delle sue maggiori roccaforti a sostegno di una propria formazione politica autonoma dal M5s di Grillo, qualora quest’ultimo riuscisse a mantenere il simbolo del Movimento pentastellato. Infatti, a fare da apripista ad un partito di Conte in Puglia è stato già da tempo il presidente della Regione, Michele Emiliano, che – come è pure noto – non solo ha realizzato per la sua maggioranza, dopo il voto di settembre 2020, una coalizione di governo “giallo-rossa” ad immagine e somiglianza di quella che fino a sei mesi fa aveva retto il governo “Conte 2”, ma è stato anche il primo a livello regionale a spaccare politicamente il fronte del M5s. Infatti, in Puglia i 5 rappresentanti pentastellati, eletti lo scorso settembre, si sono divisi all’interno dell’Assemblea regionale tra coloro che sono entrati organicamente in maggioranza (Cristian Casili, Rosa Barone, Grazia Di Bari e Marco Galante) ed una soltanto (Antonella Laricchia) che è rimasta, coerentemente a quanto era stato da tutti loro dichiarato in campagna elettorale, all’opposizione. Infatti, Casili è divenuto vice-presidente Consiglio regionale in quota alla maggioranza di centrosinistra e Barone è divenuta assessore al Wealfare nella giunta Emiliano. Perciò, in vista della nascita di un eventuale partito di Conte, in Puglia quest’ultimo avrebbe sicuramente da subito tra i suoi aderenti i quatto consiglieri pentastellati di maggioranza, mentre Laricchia altrettanto sicuramente rimarrebbe dalla parte di Grillo. Però, l’ipotesi di rottura tra Grillo e Conte in Puglia potrebbe far aprire alche altri scenari a livello regionale, poiché Emiliano già da tempo guarda con attenzione il progetto politico dell’ex premier di Volturara Appula, non essendo un mistero per nessuno ormai che il governatore pugliese, dopo la sua precedente esperienza da sindaco di Bari ed ultimamente da governatore della Puglia, pensi seriamente ad una sua possibile scala politica a livello di governo del Paese. Infatti, Emiliano – come si ricorderà – già nel PD aveva tentato di conquistare il vertice di quel partito, sfidando Matteo Renzi ed Andrea Orlando alle primarie per la segreteria nazionale, senza però riuscirci. Ora non è da escludere che, presentandosi difficile oltre che improbabile, per Emiliano, un ritorno “alla carica” in quel partito al fine di aprirsi uno spazio politico romano di peso, lo stesso possa pensare ad un aggancio con l’ex premier Conte, qualora quest’ultimo desse vita nel centrosinistra ad un soggetto politico autonomo distinto dal M5s. Difatti, in vista delle politiche del 2023 il consigliere politico di Emiliano, l’ex senatore ed ex eurodeputato bitontino Giovanni Procacci, non a caso ha mosso già le prime mosse in Puglia, per tentare di federare sotto un unico simbolo tutte le liste civiche che a settembre dello scorso anno sono state determinanti alle elezioni regionali per la vittoria del governatore uscente, lo stesso Emiliano per l’appunto. Operazione, questa, che verosimilmente, se andasse a buon fine, avrebbe come unico scopo quello di far fare un significativo salto politico al governatore pugliese alle prossime elezioni di rinnovo del Parlamento nazionale. E non certo soltanto per garantire ad Emiliano un posto sicuro alla Camera od al Senato, per il quale lo stesso Emiliano sicuramente non avrebbe alcuna difficoltà a farsi dare dal PD, partito del quale in puglia è stato fondatore e due volte segretario regionale e presidente, ma soprattutto per fare in modo che l’attuale governatore pugliese, una volta arrivato nei Palazzi romani del potere, non sia un semplice esponente parlamentare che alza o abbassa la mano in Aula. Infatti, per evitare di diventare solo uno dei “tanti deputati o senatori”, Emiliano avrebbe bisogno di arrivare a Roma con un ruolo di peso nello scenario politico nazionale. E ciò potrebbe accadere se riuscisse a portare dalla Puglia, alle prossime politiche, una pattuglia consistente di parlamentari a lui fedeli. Cosa, questa, che per Emiliano potrebbe accadere più facilmente con un nuovo partito del tipo di quello che l’ex premier Conte dovrebbe mettere su a seguito della mancata intesa con Grillo per la guida del M5s. Se accadesse realmente ciò, allora è possibile anche che Emiliano si giochi la carta personale per uno scenario nazionale e tenti di far fare il pieno di voti alle prossime politiche in Puglia, a chi lo asseconderà nel proprio progetto leaderistico. In tal caso, infatti, a preoccuparsi di più di tutti nella nostra regione dovrebbe forse essere il PD di Enrico Letta, al quale lo stesso Emiliano potrebbe addirittura pensare di sottrarre consensi e qualche esponente interno di peso, ora relegato a ruoli di secondo o terzo piano in detto partito, per favorire maggiormente l’eventuale nuovo partito di Conte. Sarà questa una cosa possibile? Chi conosce bene il governatore Emiliano sa anche che per lui nulla è “impossibile”. Anche che non faccia nulla di tutto ciò che si sta parlando. E, quindi, che alla fine Conte, pur facendo un nuovo partito, in Puglia potrebbe essere lasciato “a terra” proprio da Emiliano, se nei sondaggi non risultasse favorito o, quantomeno, ben piazzato.

 

Giuseppe Palella

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