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Il “soggiorno di lavoro” del Marchese

Marchese di Celenza, patrizio napoletano e uomo di fiducia del Conte di Olivares,  Vicerè di Napoli, Carlo Gambacorta, nel 1594, venne incaricato di una delicata missione : raggiungere la costa adriatica e verificare l’efficienza delle torri costiere del Gargano. Servitore zelante, il Gambacorta svolse il compito con scrupolo, lasciando traccia del suo “soggiorno di lavoro”. ‘Visita delle torri di Capitanata’, un manoscritto di un centinaio di pagine, è resoconto puntuale dello stato di salute di quaranta fortificazioni. Le costruzioni peggio messe si raccolgono nel viestano: Gambacorta giudica la Torre della Gattarella “non molto di buona fabbrica” e aggiunge che “è necessario dare a terra tutto quello di sopra lasciando solo la lamia e rifarlo, che ci vorrà la spesa ducati duecentocinquanta”. Della Torre detta Portonuovo scrive che “non è ben collocata”. Alla Torre di San Felice “è necessario anco una scala che ci vuole da ducati due”. La Torre della Testa  è talmente “di mala fabbrica che ne sono cominciati a cascare dui muragli. Bisogna dui smerigli. Bisogna rifarvi la lamia adatta, buttar l’astrico alla piazza scoverta et alla cisterna che ci vorrà di spesa di ducati trecento”. La Torre di Porto Greco “bisogna dui smerigli. S’ha da buttar l’astrico alla piazza di sopra e farci le lamiole che ci vorrà ducati trenta”. “Non di buona fabbrica” è anche la Torre di Pugnochiuso, che “s’ha da finire perché n’è voltato solo la lamia di sopra e s’hanno d’alzare le mura da detta incosciatura di lamia per finirla”… Tra le righe il Marchese di Celenza accusa un po’ tutti : i costruttori per aver fatto la cresta su materiali e giornate di lavoro, i capi guarnigione per non aver segnalato il degrado dei fabbricati, gli Ispettori di Stato per omissione d’atti d’ufficio… Ma soprattutto le considerazioni di Carlo Gambacorta sono una involontaria relazione circa l’inadeguatezza di un sistema militare obsoleto. Quali vantaggi trasse il territorio da questo apparato difensivo ? Per secoli, il tratto di costa da Vieste a Otranto, fu una non-frontiera che incoraggiò generazioni di predoni. Insaziabili nel sottoporre la popolazione ad un fiscalismo oppressivo e spropositato, gli Spagnoli si rivelarono avarissimi quando c’era da spendere per navi da guerra, cannoni e squadroni di cavalleria. Di fatto, lasciarono il versante orientale del Mezzogiorno pressoché indifeso. Avrebbero potuto risolvere il problema alla fonte con incursioni mirate in quei porti dell’opposta sponda adriatica da cui prendevano il mare quegli impuniti. Ma le campagne militari costano. Assai più comodo, allora,  con quattro soldi disporre uno schieramento di improduttive, malfatte e peggio tenute torri di guardia e gettare fumo negli occhi ai contribuenti. – Nell’immagine, lo stemma della famiglia Gambacorta.

 

Italo Interesse

 

 

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