L’ex capogruppo della Lega al Comune abbandona il partito di Matteo Salvini
30 Maggio 2020
A repentaglio il posto di lavoro di centodue dipendenti
2 Giugno 2020

Il sogno dei teatranti

Oggi, festa della Repubblica, giunge al Presidente Mattarella una lettera aperta di un’ottantina di teatranti in maggioranza pugliesi e di una decina di compagnie meridionali. La breve missiva si chiude con l’auspicio che la più alta carica dello Stato voglia intervenire affinché sia restituita dignità alla “vita lavorativa, sociale e civile di ciascun Professionista della Cultura”. La categoria dei teatranti, sappiamo, è quella più duramente colpita dall’emergenza Covid 19. E per due motivi : l’essere in partenza la Cenerentola delle categorie lavoratrici e per l’avere tra le stesse le minori prospettive di risalita. Amaro è il pane degli operatori dello spettacolo. Un popolo di professionisti tollerati, messi da parte, ‘educati’ a nutrirsi di briciole. A ben guardare, i tempi – quelli di Molière – in cui gli attori venivano seppelliti in terra sconsacrata non sono così lontani. E fino agli anni trenta, per esempio, una domanda di ingresso nel corpo dei Regi Carabinieri poteva essere respinta se dalle preliminari indagini di rito emergeva che una zia dell’aspirante aveva fatto la soubrette. Gira poi la storia, recente e verosimile, di quel teatrante il quale, fermato per un controllo dalle Forze dell’Ordine, alla domanda circa il proprio lavoro lasciava increduli gli agenti dichiarando con ‘sospetta’ leggerezza che per vivere faceva l’operatore dello spettacolo… “Gran parte di noi, Sig. Presidente, versa in condizioni disperate”, si legge nella breve missiva. Dolorosa verità. Tanto più dolorosa se si considera il contributo di questa categoria al “dovere” posto a carico di ogni cittadino di concorrere “al progresso spirituale della società”, come recita l’art. 4 della nostra Costituzione. Coerentemente, la stessa fondamentale Legge ribadisce l’impegno della Repubblica a promuovere “lo sviluppo della cultura” (art. 9). Ma a così edificanti manifestazioni d’intenti corrisponde, e da sempre, uno sistema di cose che sottrae decoro alla cultura, all’arte e al lavoro. Nella lettera si parla di “collasso e fallimento del settore” imputabile al fatto che il presente stato di cose, impone agli operatori dello spettacolo “parametri aziendalistici ed economici” non compatibili con la natura del loro lavoro. Può apparire paradossale, ma un artista indipendente e non allineato guadagna di più lavorando per strada ‘a cappello’ che non impelagandosi nell’oceano di una burocrazia virtuale e fine a sé stessa, quando non dannosa. In conclusione questo pugno di artisti ha un sogno: vivere in un Paese in cui “l’aspetto immateriale della Cultura” venga riconosciuto come “motore di crescita individuale e collettiva”. Vedremo che risponderà Mattarella, il quale non può certo aver dimenticato il secondo capoverso dell’art. 3 della nostra Costituzione nel quale la Repubblica si assume l’onere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

 

Italo Interesse

 

 

 275 total views,  2 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *