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Il sogno oltre la diossina

La settimana scorsa A.Car.srl Edizioni, ha dato alle stampe ‘Sogni e Altiforni’, un libro di Gordiano Lupi e Cristina De Vita. Fratta in due parti – ‘Piombino-Trani senza ritorno’ (Lupi) e ‘Sinfonia d’autunno’ (De Vita) – l’opera è racconto a due voci di una storia d’amore : Giovanni, che viene da Piombino, gioca al calcio. Quando viene a giocare in Puglia, conosce Debora a Trani. L’amore detona. Tanto però non basta a trattenere lui. Perduto dietro il sogno del grande calcio (che realizzerà), Giovanni abbandona Debora. Il caso però li farà ritrovare molti anni dopo… Due diverse scritture, e altrettante distinte nature sono qui a confronto. Il che rende reali nella loro differenza Giovanni e Debora, e conferisce una sorprendente credibilità a ciò che invece è frutto di fantasia. Al magone devastante di lui, che si consuma in un rimpianto improduttivo una volta sfumata l’ebbrezza della celebrità, corrisponde la nostalgia pacata di lei che al contrario reagisce, raccoglie i propri cocci e si ricostruisce una vita. Leggendo, si ha quasi la sensazione di udire le loro voci : In ‘Piombino-Trani senza ritorno’ quella di lui suona bassa, avvolta dal silenzio, dà di boccate tirate con lo sguardo fisso al televisore spento. E’ un dire logorroico il raccontare e raccontarsi di Giovanni, un dire che a volte si ripete e altre volte gira a vuoto, che sale in groppa alla fantasia e fugge per la tangente, che s’intride oltre il necessario di citazioni, che si sgretola nella nostalgia, non solo di Debora ma pure di una città perduta, questa Piombino intossicata dalla diossina eppure felice habitat di un ragazzo attento e sensibile, avido di vita. Affacciato al balcone della propria esistenza, un ex calciatore di grido insofferente del presente e allegro quanto un’acciaieria dismessa si lascia andare ai ricordi, ma oscurando a sorpresa i trionfi calcistici. Di contro, ‘Sinfonia d’autunno’ ha tutt’altro suono : una voce femminile quieta e umile, lineare sino alla laconicità, specchio di un pensiero limpido che arriva senza fronzoli all’obiettivo (non è un caso che la ‘cronaca’ di Debora sia molto più breve della ‘confessione’ di Giovanni).  Due narrazioni che scorrono parallele, salvo collidere quando i protagonisti si ritrovano a distanza di molti anni. Ma proprio nel punto in cui l’attesa del lettore tocca l’apice, il racconto si fa da ambo le parti sbrigativo, anche opaco. A mitigare la delusione concorre l’elementare considerazione che Giovanni e Debora nel ritrovarsi non si ritrovano più. E’ la storia dell’acqua passata sotto i ponti, del ‘lontano dagli occhi lontano dal cuore’? Anche in amore, vale il principio per il quale ‘dopo’, niente è più lo stesso. Doveva andare così, viene da concludere. Di nuovo Debora e Giovanni sembrano staccarsi dalla pagina e assumere sembianze in cui riconoscersi.

Italo Interesse

 

 

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