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“Il teatro è studio dell’umano, è come scalare una montagna di cui non vorrei mai raggiungere la sommità”

 

“La campana del tempio tace, ma il suono continua ad uscire dai fiori”, scriveva Matsuo Basho nei suoi componimenti. “Da quando leggo una poesia al giorno, vivo ogni giorno meglio del giorno prima.” Ci suggerisce ermeticamente delicata come un haiku, ma forte e ironica come solo chi ama profondamente ciò che fa sa essere, la giovane pugliese promessa del teatro italiano Caterina Rubini, attrice dal 2012, che ha calcato le scene per registi come Andrea Cramarossa , Maurizio Sarubbi, Gianfranco Groccia e Roberto Petruzzelli. La ricordiamo in particolare nel ruolo di Rita, nelle Due gatte randagie di Aldo Nicolaj.

Che cosa ti ha avvicinato al teatro?

 “Credo che in primis siano stati i racconti di mio padre, fin da quando ero molto piccola lui ha praticato per un po’ il teatro trasmettendomi una grande passione, che poi ho assecondato, ma fin da quando ero bambina mi piaceva rappresentare ciò che era intorno a me in tutti i suoi aspetti: da quello comico a quello drammatico, mi piaceva vedere concretizzarsi e prendere vita ciò che leggevamo in classe fin dalle scuole elementari.”

 

Cosa è rimasto di quella bambina nella donna di oggi?  

“Credo una grande curiosità, che poi è il motore di tutto, la voglia di sondare l’animo umano, ciò che soltanto il teatro ti permette di fare”.

Quanto ha contribuito il teatro nell’ aiutarti a superare esperienze difficili della tua vita?       

 “Direi moltissimo. Il teatro mi ha fatto da madre e da padre. È stato un’ancora di salvezza vera e propria in diverse situazioni difficili della mia vita. Ma non mi riferisco solo all’andare in scena, ma anche allo studio delle opere da rappresentare. Perché è in grado di alimentare la mia voglia di continua ricerca. È come la sommità di una montagna che non vorrei mai raggiungere, perché ciò che mi arricchisce è più che altro il percorso intrapreso. Il teatro ti permette di rielaborare il dolore in maniera costruttiva e conoscitiva, e di arrivare a rappresentare pienamente te stesso. Questo mi hanno insegnato i maestri che lungo il mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare. Avere il coraggio di guardarsi dentro e di provare eventualmente a cambiare. Spesso è facile fuggire dalle situazioni che ci mettono in difficoltà, ma il teatro ha questo pregio, al teatro non si sfugge.”

Cosa vuol dire interpretare un ruolo positivo o negativo?

 

 “Per interpretare un ruolo bisogna sempre dimenticare sé stessi, sicuramente il ruolo negativo ha il suo fascino, perché ti permette di uscire dai confini del buonismo e sperimentare. Si cerca di analizzare l’opera in cui il personaggio si muove e immaginare ciò che lo ha mosso, anche quando ciò fa parte di un’esperienza a te estranea. Ci sono dei ruoli che mi sono rimasti nel cuore, come quello di una donna che per il suo forte senso di emancipazione purtroppo stroncato da un’epoca in cui la donna era schiacciata dal peso della repressione in ogni ambito, toglie la vita a tutti quelli che le sono intorno, pur amandoli immensamente.”

Pensi che fare teatro possa contribuire alla crescita interiore di una persona?   

  “Non credo esista una persona che non sia stata cambiata attraverso il teatro. Il teatro ti permette di fermarti a riflettere su ciò che è importante e cambiare magari prospettiva, in un mondo in cui tutto è frenetico. Nella mia vita ho incontrato persone che mi hanno deluso. Quando questo è accaduto mi sono buttata nello studio, nell’approfondimento. Il teatro per me è stato un momento di crescita e di rielaborazione necessario a comprendere le dinamiche umane e ad accettarle, cercando di trarne insegnamenti positivi, una sorta di asocialità forse, ma che per me aveva il suo senso”

Chi sono i tuoi migliori amici? 

“Quelli che evitano di affibbiarmi un ruolo superficiale soltanto in base ad una conoscenza limitata della mia persona e che invece mi conoscono nella mia interezza, con i miei pregi e difetti.”

 

Che rapporto hai con la tua bellezza? 

“Sono abbastanza soddisfatta di me stessa e delle mie qualità estetiche, ma non ne faccio l’unico punto di forza. Anche perché in questo lavoro occorrono anche tanta professionalità e studio.”

In cosa senti di dover migliorare come attrice e qual è invece il tuo punto forte?            

Sicuramente dovrei migliorare nell’ascolto in scena, credo che invece il mio punto di forza sia la caparbietà. Mi permette di non mollare mai di fronte alle difficoltà.”

 

Perché i giovani di oggi non amano il teatro?

“Purtroppo nel mondo di oggi tutto è falsato da una percezione della realtà troppo frenetica, il cellulare è diventato un prolungamento del nostro braccio, con il quale sostituiamo la vita reale. Il  teatro necessita invece di approfondimento e riflessione. Se i giovani conoscessero la bellezza e la ricchezza di questo genere artistico sono sicura che le cose cambierebbero notevolmente in meglio.”

Come vedi il tuo futuro?  

“Attualmente ci sono tanti progetti in fase di realizzazione. Non escludo in futuro di dedicarmi anche al cinema, sono molto curiosa di sperimentare”.

Rossella Cea

 

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