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Il tormento d’amore ha il nome tuo, Mimì

Lo star system è quello che è, prendere o lasciare. E’ un mostro irredimibile, che non perdona un’amicizia sbagliata, un neo fuori posto, una chioma inadatta, un vizio che non faccia tendenza… persino un nome che non venda, che non ‘buchi’ il cartellone. Quando nel 1970 incontrò Alberigo Crocetta, produttore discografico, fondatore del Piper Club e scopritore di talenti, Domenica Rita Adriana Bertè si sentì dire per prima cosa che il pubblico poteva tollerare solo quel Mimì con cui aveva mosso i primi passi. Quanto al cognome, bisognava trovarne un altro. Alla fine Crocetta pescò  ‘Martini’ fra le altre due parole italiane più conosciute all’estero : spaghetti e pizza.  Quel nome d’arte dal richiamo alcolico, disse, le avrebbe portato ‘fortuna’… Ed ecco il punto, fu ‘fortuna’ quella di Mia Martini? Certo, di soddisfazioni la cantante di Bagnara Calabra se ne prese, ma il prezzo?… Servirebbe un negromante per valutarlo, lei sola potendo rispondere. Parte da questa idea Melania Giglio per scrivere ‘Mimì’, racconto-spettacolo della meravigliosa e tragica parabola umano/artistica di Mia Martini. Prodotto da Cardellino s.r.l., ‘Mimì’ è stato in cartellone al Nuovo Abeliano, dove ha raccolto parecchi e meritati consensi. Uno spettacolo elegante nella sua essenzialità, che fugge prevedibili proiezioni, fumi, laser ed altri effetti da show. Uno spettacolo che si distingue per la passione che l’attraversa, una passione che non scade nel fazioso e che non fruga tra panni sporchi. Consapevole di muoversi su un terreno minato, la Giglio si accosta al tormento d’amore della Martini con leggerezza prudente. Tanto le consente di trovare – e per bocca della stessa ‘evocata’ – una risposta al rovello di cui sopra : Quell’interrogativo – almeno per Mimì –  ha perso significato. Potendo guardare al passato col fatale distacco di chi è nell’Altrove, Mimì non ha più conti in sospeso col prossimo e con l’esistenza. Non ha rimpianti, le basta poter continuare a vivere (sia pure in altro e inconoscibile modo) la propria musica. Paludata di nero, la Giglio spicca tra il candore della scena e quello delle figure angeliche che l’hanno evocata : Sebastian Gimelli Morosini e Mamo Adonà (dalla cui voce viene un contributo importante). Si recita e si canta (dal vivo). Sicché il percorso esistenziale e quello artistico procedono in modo parallelo, intersecandosi lungo il corso di una selezione di aneddoti e successi. In mezzo a questi si aprono – e senza forzature – oasi musicali di diverso tenore : un’aria di Händel, un’altra di Puccini, una canzone di De Gregori… Oltre che brava, Melania Giglio, ha la buona grazia di non cercare l’imitazione. – Prossimo appuntamento per la rassegna Actor, sabato 25 e domenica 26 dicembre con Caterina Costantini in ‘La vita che ti diedi’.

 

Italo Interesse

 

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