Il tre cattivi doni di Bona Sforza
Ricorre oggi il 507° anniversario delle nozze celebrate a Cracovia della duchessa di Bari con Sigismondo I Jagellone, re di Polonia

Il gonfalone di Bari consiste in un drappo partito di rosso e di bianco. Lo storico seicentesco Antonio Beatillo, che ne fa risalire l’origine all’occupazione saracena della città andata dall’847 all’871, così scrive : “Per mostrare palesemente quei nostri buoni antenati quanto stavano fermi e stabili nella sequela di Cristo vero Dio dei Cristiani, si formarono e alberarono l’arma e l’insegna della lor patria, qual è quella stessa, di cui si servono i Baresi ancor oggi … volendo con ciò dar ad intendere, ed ai Saraceni, ed ai fedeli forestieri, che divisavano essi col color bianco la pura e candida fede qual protestavano, e col vermiglio il proprio lor sangue, che pronti e apparecchiati stavano a sparger tutti per difesa e mantenimento della lor fede.” Un’altra ipotesi è che il nostro blasone sia in relazione con le crociate ; bianco e rosso erano infatti colori indossati dai crociati e Bari fu uno dei principali porti per l’imbarco verso la Terra Santa. Altri vogliono invece che lo stemma in di Bari intenda rappresentare il legame che la città ha avuto in passato con la monarchia polacca (la bandiera della Polonia è composta da due strisce orizzontali di pari dimensioni: quella superiore bianca e quella inferiore rossa). Parlare di questo legame assume oggi un significato particolare dal momento che il 18 aprile di 507 anni fa, Bona Sforza, già duchessa di Bari, sposando a Cracovia Sigismondo I Jagellone si cingeva della corona di regina di Polonia. Il matrimonio durò trent’anni e produsse la nascita di sei figli, l’ultimo dei quali morto prestissimo. Ugualmente, come tutti i matrimoni dettati dalla ragion di Stato, non fu felice. E le cose si erano messe in salita sin dalla prima notte di nozze. Scrisse impietosamente un cronista polacco che “arrivata Bona in Polonia, fu ricevuta dal suo marito con real pompa et allegrezza infinita, et essendo coricato la prima notte con lei, non avendola trovata vergine, soleva poi sovente dire il re suo marito queste parole: Regina Bona attulit nobis tria dona: faciem pictam, vulvam non strictam et pecuniam fictam.” Ovvero : la Regina Bona portò a noi tre doni: una faccia dipinta, una vagina non stretta e una ricchezza contraffatta, per cagione delle molte monete false che furono trovate fra li centomila docati di dote”. La non illibatezza si spiega col fatto che durante la giovinezza a Bari la futura regina aveva avuto per amante il giovane Ettore Pignatelli, figlio di Alessandro Pignatelli, già amante di sua madre Isabella. Circa invece il viso ‘pittato’, Bona aveva fama d’essere brutta, limite che cercava di contrastare con trucco e con lo sfarzo di stoffe e gioielli, ma con scarso successo poiché “niente o poco la agraciava” (ancora lo stesso cronista). Quanto alle monete false, chissà, una caduta di stile che si commenta da sola. Con queste premesse era fatale che alla morte di Sigismondo, occorsa nel 1548, Bona decidesse di abbandonare Cracovia. Lo stesso anno tornò in Italia e si stabilì a Bari, anche nel sogno, rimasto irrealizzato, di essere nominata dagli Asburgo Viceregina di Napoli. Trovò il suo vecchio ducato impoverito dalle guerre condotte dagli spagnoli contro la Francia. E a Bari trovò anche la morte, avvenuta nel 1557 forse per avvelenamento ad opera del suo segretario, Gian Lorenzo Pappacoda, che avrebbe agito nell’interesse del Re di Spagna, intenzionato a mettere le mani sul ducato di Bona. Decisamente Bona non ebbe mai fortuna con gli uomini della sua vita, se si considera che in precedenza a Cracovia era entrata pesantemente in contrasto anche col suo primogenito Sigismondo II Augusto, l’erede al trono ; contrasto che avrebbe affrettato la volontà della Regina di abbandonare la Polonia. Bona Sforza non ebbe pace nemmeno da morta : Rimasto incustodito, il feretro andò a fuoco, incendiato accidentalmente da una candela. Il suo sontuoso sepolcro, che oggi si può ammirare alle spalle dell’altare maggiore della Basilica di San Nicola, è solo un cenotafio, ovvero un monumento funerario senza resti umani.
Italo Interesse
Pubblicato il 18 Aprile 2025



