Il valzer di assessori nella giunta Emiliano potrebbe non essere l’ultimo
La recente nomina di Fabiano Amati ha esaurito i posti dell'esecutivo, ma se si renderanno disponibili i "5 Stelle" qualcuno degli assessori esterni è destinato a far posto ai pentastellati

Il recente valzer di nomine nell’esecutivo della Regione Puglia potrebbe non essere l’ultimo nella legislatura in corso, nonostante volga a termine tra meno di un anno. Infatti, i problemi interni alla maggioranza di Michele Emiliano non sembrano affatto risolti con la recente nomina del consigliere Fabiano Amati di “Azione” ad assessore al Bilancio, Ragioneria, Finanze ed Affari Generali e la quasi certa promozione del molfettese Saverio Tammacco (Gruppo “Per la Puglia”) da vice a presidente della I Commissione consigliare permanente, ossia quella di cui era a capo lo stesso Amati. Un valzer che ha consentito anche di far diventare capogruppo una new-entry nella formazione consigliare emilianiana “Per la Puglia”, il foggiano Antonio Tutolo, che è già succeduto a Tammacco in tale ruolo, proprio in previsione della elezione di quest’ultimo a presidente della commissione Bilancio e Finanze, al posto del neo-assessore Amati, che a sua volta – come è noto – in Giunta ha preso il posto del dem Raffaele Piemontese, al quale il presidente Emiliano ha assegnato la delega alla Sanità, Benessere animale e Politiche giovanili, oltre che a confermarlo come suo vice. Mentre all’assessore alle attività economiche Alessandro Delli Noci della civica emilianiana “Con”, il governatore di recente gli ha aggiunto la delega alla Programmazione dei Fondi di Sviluppo e Coesione e Europei, sottraendogli quella alle Infrastrutture ed all’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia del PD gli è stata aggiunta la delega alle Risorse Idriche, Tutela delle Acque e Autorità idraulica. Il presidente Emiliano, oltre a tenere per sé la delega al Welfare, si è trattenuto anche le deleghe alle Infrastrutture, Difesa del suolo e rischio sismico, Demanio e Patrimonio. Insomma, con l’ingresso di Amati in Giunta i dieci posti (numero massimo consentito dallo Statuto regionale) dell’esecutivo regionale risultano tutti occupati. Però, l’aver mantenuto la delega al Welfare e le altre citate fa pensare che Emiliano punterebbe a riportare in maggioranza i quattro consiglieri del “Movimento 5 Stelle” già presenti fino allo scorso mese di aprile e che – come si ricorderà – sono poi passati all’opposizione dopo i fatti giudiziari che hanno visto interessati l’assessora dem ai Trasporti poi dimessasi, Anita Maurodinoia ed il marito Sandro Cataldo in un caso e nell’altro il presidente dell’Arti (anch’egli poi dimessosi), Alfonso Pisicchio. Infatti, gli unici che in Aula potrebbero garantire ad Emiliano una maggioranza qualificata e, quindi, sicura sul piano dei numeri, mettendolo anche al riparo dai “capricci” di alcuni singoli consiglieri della originaria variegata maggioranza di centrosinistra, sono proprio i quattro esponenti pentastellati Barone, Casili, Di Bari e Galante che la scora primavera, per ordine del leader nazione del Movimento, Giuseppe Conte, si sono tirati fuori dalla maggioranza, lasciando di conseguenza le poltrone in precedenza ad essi assegnate dal governatore Emiliano. Poltrone che – come si ricorderà – riguardavano la vice presidenza dell’Assemblea regionale per Casili, l’assessorato al Welfare per Barone e la semplice delega alla Cultura per Di Bari. Ora, però, la ricomposizione del puzzle con il M5S sembra essersi resa più complicata per Emiliano, perché i pentastellati, ammesso che ricevano l’ok di Conte a rientrare in maggioranza in Puglia, non sembrano più disposti ad un rientro in maggioranza “sic et simpliciter”, come in precedenza. E perciò, proprio per la consapevolezza del peso determinante che essi avrebbero all’interno della maggioranza di Emiliano in Aula, potrebbero puntare ad accrescere il loro peso all’interno della Giunta, rivendicando il raddoppio dei posti nell’esecutivo rispetto al passato, oltre a riottenere la vice presidenza dell’Assemblea. In tal caso, però, i posti che Emiliano dovrebbe liberare nell’esecutivo, per concedere eventualmente due assessorati ai “5 Stelle”, sarebbero due. Ma a discapito di chi, se non verosimilmente delle due presenze di Giunta esterne al Consiglio? Quindi delle due donne, Matrangola e Triggiani, nominate lo scorso mese di aprile conseguentemente al rimpasto (quasi imposto – come si ricorderà – dalla segretaria nazionale dei Dem, Elly Schlein) e susseguito alle vicende giudiziarie di Maurodinoia e Pisicchio. Difatti con l’ingresso in Giunta di Amati, l’unica casella rimasta ancora vuota è solo il posto di vice di Loredana Capone nell’ufficio di Presidenza dell’Assemblea. Posto, quest’ultimo, che Emiliano potrebbe anche tentare di far attribuire a Casili, se questo accettasse anche senza l’ok degli altri suoi colleghi di Gruppo, che potrebbero restare fuori della maggioranza, se non riuscissero ad avere gli auspicati due posti nell’esecutivo o, più semplicemente, dovesse permanere il veto di Conte al rientro del M5S in maggioranza. In definitiva, Emiliano pur di garantire i “numeri” alla sua maggioranza potrebbe avere già pronto un “piano B” con un ulteriore rimpasto di Giunta. Un “piano” che potrebbe puntare a spaccare il M5S alla Regione, così come è avvenuto recentemente per il Gruppo di “Azione” con la nomina di Amati ad assessore. Nomina non concordata né con il partito pugliese di Calenda, né con gli altri due esponenti del gruppo consigliare che Amati dovrebbe rappresentare in Giunta. Però, è evidente che tal genere di strategia lascia presumere in seguito equilibri alquanto precari all’interno della maggioranza consigliare di Emiliano, che nell’ultimo scorcio di questa legislatura è probabilmente alla disperata ricerca di soluzioni per salvare un “campo largo” che a livello nazionale invece è naufragato da tempo, come dimostrano da ultimo le vicende regionali della Liguria e dell’Emilia-Romagna e che anche in Puglia sarebbe già affondato, se non fosse per le alchimie che il governatore pugliese sta tentando verosimilmente di porre in essere, per non affondare anch’egli a fine legislatura.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 29 Ottobre 2024



