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Il vecchio dandy colpisce ancora

A 124 anni di distanza dalla sua prima rappresentazione non si spengono le polemiche a proposito del titolo della più celebre commedia di Oscar Wilde. Tutto nasce dall’intraducibilità in italiano del gioco linguistico earnest/Ernest (onesto/Ernesto), parole che in inglese hanno identica pronuncia. Poiché neanche la più ragionevole soluzione (Franco, in luogo di Ernesto) mette d’accordo i puristi, Ferdinando Bruni e Francesca Frongia risolvono di aggirare il problema accentuando ai limiti del grottesco la pronuncia dell’earnest/Ernest della discordia. La trovata è felice e contribuisce al successo di questa produzione di Teatro dell’Elfo che tra venerdì e sabato ha riempito il Petruzzelli. Bruni e Forgia rinunciano ad una scenografia di maniera e optano per fondali luminosi su cui i personaggi, quasi eroi da fumetto, si stagliano in tutta la loro frivolezza. In linea con l’intento di Wilde di mettere in luce la pochezza dei valori borghesi dell’Inghilterra vittoriana, questa dimensione cartoon dei protagonisti è sottolineata da abiti sgargianti, e di gusto inammissibile per gli esigentissimi salotti di quell’era, oltre che da una gestualità esagerata. Anche questo secondo capriccio non sarebbe spiaciuto al grande drammaturgo, la cui immagine, quasi un nume tutelare, è presente in tutti i giganteschi pannelli che sormontano la scena scandendo il passaggio da un atto all’altro. Ciò che forse lo avrebbe appassionato meno è lo spazio smisurato entro cui  l’azione è immersa. Ciò infonde come un senso di smarrimento, che mal s’intona con schermaglie verbali pensate invece per distanze più corte. Ma ci vuole pazienza, il Petruzzelli non è fatto per la prosa (e intanto si trepida per la consegna del Piccinni. Sarà davvero per la stagione prossima?…).  Decisamente buona l’accoglienza della platea, avvinta dalla qualità del cast e dalla fluidità dell’azione. E poi Wilde : Il vecchio dandy colpisce ancora. Se l’Inghilterra della Regina Vittoria non è più, l’ordine di idee borghese e conformista dei suoi  migliori salotti sopravvive ancora, mutatis mutandis, nei termini di un pensiero globale, omologato e acquoso nel quale trova habitat un’ipocrisia frivola e cinica, che non conosce tempo. Insomma, l’ironia pungente di Wilde lascia di nuovo il segno. Ma basta un sorriso a mondare costumi beceri?… – Prossimo appuntamento per la Stagione Teatrale di Bari, giovedì 14 marzo, questa volta al teatro Kismet, con ‘Schiapparelli Life’, un testo di Eleonora Mazzoni e Carlo Bruni, con Marco Grossi e Nunzia Antonino. Regia di Carlo Bruni. Una produzione Casa degli Alfieri, Teatro di Dionisio, Asti Teatro. In collaborazione con Sistema Garibaldi.

Italo Interesse

 

 

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