Assurdo! Ancora inagibili i servizi igienici del parco 2 giugno
24 Settembre 2020
“Troppo statalismo, manca cultura liberista, einaudiana”
24 Settembre 2020

Ille atque comites

Proprio non so se la Natura faccia produrre dal culo  delle galline le “uova fornite di due rossi” o, se li faccia produrre, essi siano non un evento normale, sebbene eccezionale. Sta di fatto che nella Lingua di bitonto di un individuo, che presuma di ragionare e parlare in grande, di fare in grande, di pensare in grande, di possedere in grande, si dica: ”Tutt r caus d cur so’ semb auv a du rorss – Tutte le cose di quell’individuo sono sempre uova con due rossi”. Allora, perché non affibbiare il medesimo rimprovero all’ex bibitaro del san paolo in napoli? Per grazia ricevuta, elevato, da una plebaglia inconsapevole, che fa strame della titolarità del voto, ad essa affidata dalla Costituzione e dai Costituenti, ai fasti di ministro degli esteri della repubblica italiana, nata dalla resistenza e mercé il sangue versato da giovani che, per le  Libertà di tutti noi, s’immolarono, purtroppo, alfierianamente. Vi immaginate, miei cari 25 Lettori, un Intero Corpo Diplomatico, di Storica Autorevolezza nei suoi Componenti, Arrivati “ad Officia” della ”Farnesina” dopo tanto Studio, Supportato da Ineguagliabile Talento, che Si Esprimono nella Lingua di Dante con i congiuntivi, disposti secondo la Classica “Consecutio temporum; che Parlano e Scrivono, come Parlano e Scrivono nella Lingua Madre, in, almeno, altre due Lingue; Abituati a Discorrere dei “massimi sistemi” mondiali con i Rappresentanti Diplomatici,  Accreditati negli Organismi Internazionali, Fondati per Tentare di Dirimere le controversie più spinose tra gli stati centrali o tra alcuni stati centrali e alcuni periferici, ridotti a insegnare a ”o piccirillo” come si deve pronunciare  questo e quello non solo nella Lingua di Dante, appunto, ma nelle varie sfumature delle lingue anglosassoni, delle lingue teutoniche, nelle Lingue, dal Latino derivate, come il Francese, lo Spagnolo e il Portoghese? E, magari, ridotti a insegnare a “o piccirillo” come si tengono le posate nei pranzi ufficiali e come e  perché non bisogna, giammai, dare ad intendere che si ha fame? Il campano giovincello (fuori corso in non so quale facoltà di non son quale università, quando conte, presidente del consiglio dei ministri, per zittire le sue capricciose lacrime e non aprire una cisi di governo, in quanto tanto minacciava il fantolo, allora capo politico, grazie a un comico, dell’”m5s”, decise di far sperperare all’erario italiettino decine di miliardi per dare l’”obolo di cittadinanza” a non poche famiglie in difficoltà, col quale esse non risolsero, affatto, i loro problemi economici e a molti “under e over” 21, scansafatiche e non pochi con certificati penali non intonsi) ebbe l’ardire, con un branco di suoi coetanei, grazie a un comico, autorizzati a salire le scalinate di “palazzo ghigi” e a sedersi su qualche ministeriale seggiola, di ordinare, sì, Lui ordinò, LUI ordinò, vestendosi dell’autorità di vice presidente del consiglio dei ministri, ai”missi palatini” di aprire le finestre (mai aperte, da quando “palazzo chigi” è la sede della presidenza del consiglio dei ministri) che immettevano sul balcone, prospiciente, dirimpettaio di “piazza montecitorio”, per arringare un vociante nugolo di suoi cortigiani, traslati, magari, dal suo paesello natale, al grido: ”Abbiamo sconfitto la povertà!”. Intanto, irrisione madornale, impietosa nei riguardi di milioni di poveri, sparsi per il pianeta ”Terra” e, poi, da parte di un personaggetto, che non ha nelle sue corde alcuna dimestichezza con i congiuntivi, la manifestazione di una vomitevole arroganza nel dirsi il protagonista di una battaglia vincente contro la povertà. Dopo migliaia di anni, in cui l’uomo ammorba il pianeta con i suoi egoismi, con le sue avarizie, arriva dalla ”terra dei fuochi” l’”armata brancaleone”, capitanata da LUI e sconfigge “tout court” la povertà! Che di Lui dire, quando nel “conte1” assunse l’onere di ministro dello sviluppo economico. Non si ricorda di lui la risoluzione di un contenzioso tra i sindacati degli operai e  i colossi industriali, che progettavano la chiusura di stabilimenti o la loro delocalizzazione in paesi più, fiscalmente, addomesticabili e gli immancabili licenziamenti di operai. Addirittura, LUI ebbe il coraggio di raccontare ai microfoni di radio e televisioni che aveva strappato agli indiani dell’”Arcelor Mittal”, ancora,  gestori  del siderurgico di taranto un accordo, così favorevole per taranto, per l’italietta e per gli operari, che a nessuno prima di LUI era riuscito di stipulare. E veniamo all’ultima impresa di LUI, da LUI considerata storica. E cioè, l’essere riuscito, attraverso il “referendum costituzionale”, andato in onda nell’”election day“di domenica 20 settembre 2020,  a far tagliare dalla plebaglia italiettina, invidiosa del benessere dei deputati e senatori, che essa eleva a un benessere, non sempre meritato dagli stessi, a dire il vero, ben 345 tra deputati e senatori. MI Sa tanto che LUI e i suoi sodali, tratti da un comico alla eterna movida  nei loro borghi,, per quanto riguarda il taglio dei componenti il parlamento italiettino abbiano fato un sonoro e fatale per loro ”autogoal”. Già, secondo le ultime risultanze dell’”election day” il m5s” starebbe per esalare l’ultimo respiro, in più, aggiungiamo la ciliegina sulla torta del politicume del taglio dei parlamentari, che essi stessi medesimi hanno imposto su di essa, fra tre anni LUI e i suoi amichetti, ritornerà ad assumere il ruolo sociale di chi non studia e non lavora. In una intervista di qualche giorno fa LUI ebbe a dire, a proposito del “referendum costituzionale”: “In parlamento mi sembra che aleggi il”NO”, mentre nelle piazze, per le strade, tra gruppi di persone il ”SI”. Infatti,   il contenuto dell’intervista era una inconsapevole confessione delle sue paure e di ciò che, forse, friggeva e frigge nella interiorità di LUI e del suo costosissimo, numeroso, folto, inutilmente staff (pare, secondo i “rumors” che abbia LUI ingaggiato un fotografo personale, a spese dell’erario, ché eterni i momenti istituzionali ed intimissimi della sua vana esistenza), che  LUI e gli “altri”, grazie al comico, si augurassero non proprio paradossalmente, che vincesse il ”NO”. I festeggiamenti piazzaioli, con stappo di bottiglie di ”champagne” italiettino, erano solo per coprire le lacrime di disperazione su ciò che fra qualche tempo li aspetta.  In conclusione: del nazzareno  si diceva che fosse, che sia figlio di dio, disceso dal cielo, ove ritornò; di LUI si diceva, quando balzò alla ribalta, grazie a un comico, che fosse, che sia da pomigliano d’arco e “basta”. Senza esagerazione, Temo, si fa per dire, che nel “basta” corra il rischio di rinabissarsi.

 

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

 4,899 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *