Cultura e Spettacoli

Imprenditori minuscoli non scoraggiarono Pierre

Il rapporto dei baresi con la lingua francese non è mai stato felice. Per esempio Corso Cavour suona da noi : Corso Càvur, mentre via Ravanas viene pronunciata con l’accento sulla prima e non sull’ultima ‘a’, e senza dimenticare la esse. Quest’ultimo bisticcio linguistico è in parte imputabile al fatto che la toponomastica cittadina contempla via Pietro Ravanas piuttosto che via Pierre Ravanas. Di questo imprenditore marsigliese vissuto tra il 1776 e il 1870 ricorre oggi l’anniversario della nascita. Nato da una famiglia di commercianti di olio ‘fine’ (cioè destinato all’alimentazione) attivi sul mercato di Marsiglia,  Pierre Etienne Toussaint Ravanas si mise in proprio quando individuò l’eldorado dell’olio nella nostra terra. Ancora agli inizi dell’Ottocento la produzione di olio in Puglia era sì alta ma di qualità scadente a causa di procedure obsolete di raccolta e lavorazione. L’idea di Ravanas era di creare oleifici tecnologicamente avanzati (cioè a doppia macina e a torchio idraulico) e collocare il nostro olio sulla piazza di Marsiglia. Investì così da noi aprendo frantoi a Bitonto, Modugno, Monopoli, Conversano e Massafra. Il suo successo, che ebbe del clamoroso, incontrò però ostilità e invidia. Emblematico di questo clima becero fu un episodio di cui Ravanas parla a pagina 9 del suo Memoir : A Massafra “uno di quei proprietari, più avveduto degli altri, volle esperimentare se facendo macinar le ulive nel mio trappeto a torchio idraulico potesse col notabile risparmio di tempo andar congiunto il prodotto medesimo in olio che davano i trappeti del paese”. Quell’imprenditore stabilì che avrebbe fatto macinare una certa quantità di olive di Palagianello, metà nel suo frantoio e metà in quello di Ravans. “La prova mi fu contraria; dal mio trappeto uscirono 80 tomoli d’olio, dal suo 95. L’inganno era evidentissimo, tanto più che l’apparenza del nocciuolo (i residui della lavorazione – n.d.r.) lo dimostrava”. Il risultato fu che “le olive di Palagianello non furono portate nel mio trappeto, il quale, discreditato da quel saggio, non ebbe più avventori…. me ne partii dunque in marzo e vi ritornai nell’ottobre seguente. Scendendo di carrozza, m’imbatto in colui che aveva voluto la prova, il quale, fatti appena i convenevoli, mi dice: Ahimè, signor Ravanas! Le olive di Palagianello marciscono ancora nelle fosse, e ne abbiamo da macinare per più mesi! Così sono punito dell’essermi lasciato ingannare in quel famoso saggio. Ma come diamine avrei potuto guardarmi da mio padre? Chi avrebbe mai sospettato che egli, entrando nel trappeto per meco soprastare alla macinatura, celasse sotto il suo vestito bottiglioni d’olio che versava sulla pasta delle olive, spiando il momento in cui la mia attenzione fosse rivolta altrove?”

Italo Interesse


Pubblicato il 11 Maggio 2018

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