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In Corea battuto il contagio: perché non fare come loro?

Tante, tantissime le domande che i baresi, disciplinatamente rinchiusi in casa come da decreti di governo, si pongono in questi tempi di pandemia da Covid-19. Qualcuna l’abbiamo girata ai medici in prima linea nei nostri ospedali, partendo dall’importanza di circoscrivere i focolai con i controlli mirati mediante tamponi, senza andare a dissanguare l’intero Paese sospendendo ‘ad libitum’ i cicli produttivi, anche vitali. <<Tra gli scienziati esperti virologi ed epidemiologici, appare chiaro l’appartenenza al partito del tampone sì e del tampone no, strumenti essenziali per la diagnosi di malattia, indagine ideologica più che scientifica a quanto sembra. Il metodo Corea – spiega Leo Damiani, dirigente medico – ha funzionato bene, visto che non c’è stata alcuna quarantena, ma l’individuazione all’accendersi del primo focolaio degli asintomatici, diffusori del virus soprattutto perchè non avendo appunto sintomi, inconsapevolmente avvicinano persone che possono infettarsi. Non quindi il novantanove per cento dei cittadini a casa, ma l’un per cento in quarantena di “untori” individuati e mappati con ‘app’ speciali che permettevano di seguire i movimenti e i contatti e quindi a raggiera predisporre controlli. In poche parole in Sud Corea ottanta morti, oltre ottomila contagi e nessun morto tra i medici e pochi sanitari infetti>>.

 

Un sistema che potrebbe funzionare anche in Puglia, dunque?

 

<<Certo. Il sistema prevede prelievi mirati per le categorie esposte all’infezione: medici, infermieri, impiegati al pubblico, autisti degli autobus, piloti, impiegati delle poste e banche ecc. e non a tutti. L’OMS indusse il governo italiano a limitare i tamponi ai sintomatici, però il metodo Corea si potrebbe applicare al Sud prima che arrivi l’ondata di piena ma l’altro ieri i consiglieri governativi hanno annunciato che stavano studiando se applicare e come  il metodo…altro tempo perso. In tutto questo, Conte ancora di più, disponendo che le industrie non necessarie vengano chiuse, peggiora le condizioni economiche! L’elenco, non si sa cosa comprende, per ipotesi, potrebbe disporre la chiusura di fabbriche che producono porte e serramenti necessari per allestire reparti ospedalieri, oppure chi fabbrica e mantiene in efficienza ascensori e manufatti necessari per movimentare malati e barelle o scatolame o imballaggi per cibo contribuendo nel tempo al blocco totale dell’economia. E il modello coreano prevede che l’industria non chiuda, che la vita continui perchè senza industria si crea miseria, senza attività commerciali i dipendenti sono allo stremo e non hanno denaro non potendo acquisire beni di prima necessità. E già lo vediamo: campi abbandonati dove la verdura e la frutta marcisce perchè non c’è chi la raccoglie, minore consumo di latte e quindi purtroppo buttato o dato ai maiali e c’è chi, ripeto, non può fare la spesa. Le conseguenze, già sperimentate in guerra, sono un’alimentazione carente con peggioramento e debilitazione del fisico con immunodepressione e facile aggredibilità non solo dal virus ma anche da altri terribili patogeni come tbc, epatite e tifo>>.

 

Insomma, rimanere in casa senza interventi mirati, serve a poco e niente?

 

<<Certamente una quarantena non può essere lunga e a tempo indeterminato, senza dimenticare eventuali sovvertimenti sociali se il popolo viene messo alle strette. Nel frattempo contro lo 0,7 per cento di mortalità della Corea noi siamo intorno al 10 per cento di morti primi al mondo e spero che qualche giudice a Berlino indaghi sul motivo di questa strage. L’Italia copia la Cina, ma mentre il distretto di Wubei era chiuso a chiave, il resto della Nazione produceva sostenendo lo sforzo bellico. L’Italia non è la Cina e chiudere l’industria lombarda motore della Nazione, porterà a conseguenze nefaste, pur senza voler essere la Cassandra di turno. Il Veneto, la Toscana, l’Emilia Romagna e la Basilicata stanno invece imitando la Corea e da pugliese invito il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a fare altrettanto, non ascoltando Lopalco suo consulente, appartenente al partito del ‘’NO’’. Ebbene sì: se funziona il metodo, si riapra la Puglia come altre Regioni. Copiare chi fa bene può solo fare bene. A tutti>>.

 

Francesco De Martino

 

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