Cultura e Spettacoli

In fondo agli occhi, l’abisso o la speranza

Narra la leggenda che Tiresia divenne cieco per aver indispettito Era in una disputa tra gli Dei o, secondo altra versione, per aver vista nuda Atena che si bagnava ad una fonte. La perdita della vista venne compensata per intercessione della madre, la ninfa Cariclo, col dono della profezia. In questo modo Tiresia acquisì un modo ’altro’ di vedere, che fece di lui il più grande indovino del mito. Non tutti i mali vengono per nuocere, allora? Non ditelo agli ipovedenti, i quali però, proprio per il fatto di essere solo in parte ingannati dallo sfavillio del mondo, sanno ‘leggere’ nel cuore del prossimo e della natura con un senso della chiaroveggenza sconosciuto a quelli che invece, pur essendo sani, hanno delle cose visione corta e meschina. Parliamo a quest’ultimo proposito dell’individuo senza volto che incroci per strada, che ti è collega di lavoro, vicino di casa…  E i ‘ciechi’ che si incontrano al bar? In questo tradizionale habitat della mediocrità si danno convegno mitomani, logorroici, bugiardi, imbecilli… A relazionarsi col peggio della fauna umana è il barista, quest’uomo che la Sorte veste dei panni dell’osservatore prudente e silenzioso. Forse s’impara più stando dietro un bancone che studiando tutta la filosofia del mondo ; e chissà che a furia di leggere ‘in fondo agli occhi’ di consumatori di caffè, liquori e cappuccini non si acquisisca una singolare lungimiranza. E’ questo grosso modo il tema di ‘In fondo agli occhi’, un testo scritto e interpretato da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, diretto da César Brie e che sabato scorso è stato in cartellone al Nuovo Abeliano. Italia, barista delusa e abbandonata dal suo uomo e Tiresia, suo socio e amante non vedente, sono i protagonisti di un “affresco del contemporaneo”  al quale contribuisce il racconto di un popolo di ‘ciechi’ avventori, degni rappresentanti dello stesso popolo che si vuole composto solo da santi, eroi navigatori, poeti… Un Berardi meno contenibile del solito (cui la buona Casolari sembra fare da freno) esplode in una invettiva infuocata contro il degrado di una società ridotta alle condizioni di un malato terminale. L’ansia (nobilissima) di riaprire occhi e restituire sensi quiescenti lo spinge a cercare l’interazione con la platea in termini così debordanti da togliere qualcosa alla continuità di una drammaturgia un po’ dispersiva. Gradevoli spunti comici mitigano i limiti che vengono da questo eccesso di generosità (luci e audio: Andrea Bracconi ; elementi scenici: Franco Casini Roberto Spinaci ; collaborazione musicale: Giancarlo Pagliara ; organizzazione: Carlotta Ghizzoni ; con il sostegno di Teatro Stabile di Calabria). – Prossimo appuntamento al Nuovo Abeliano giovedì 28 con ‘U parrinu’ di e con Christian Di Domenico. A seguire, e fino a domenica 1 dicembre, ‘Sig. G, prima e dopo – omaggio a Gaber’, una produzione Teatro Delfino.

 

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 26 Novembre 2013

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