Cronaca

In piazza contro la ‘svendita’ di Poste Italiane

Procede spedita la privatizzazione decisa a livello governativo dell'ultimo baluardo dell'unità territoriale

Unite come non mai le segreterie pugliesi di Cisl, Confsal, Cisal e Unione Generale del Lavoro, contro la privatizzazione di Poste Italiane, con la mobilitazione dei lavoratori postali contro il processo di privatizzazione, appunto, di altre quote azionarie della più grande azienda rimasta ancora al servizio del Paese. Una società che i soliti noti stanno sacrificando sull’altare di logiche finanziarie e di mera speculazione, come già accaduto per tante aziende che hanno tenuto alto per decenni la bandiera italica. Dunque, se le quote di maggioranza transitassero dalle mani dello Stato in quelle di privati, nelle mani di fondi sovrani, per lo più stranieri, grandi investitori, banche, cesserebbe il controllo pubblico dello Stato sulla più grande infrastruttura di cui è dotato il nostro sistema produttivo nazionale. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro, in gioco competenze, tecnologie, cinque miliardi l’anno di raccolta risparmi dei cittadini, milioni e milioni di dati sensibili che finirebbero in ambiti poco definiti, uffici postali che rischiano la chiusura perché poco produttivi e con tanti pensionati e persone in difficoltà costretti a percorrere distanze chilometriche per raggiungere quegli uffici che il conseguente piano di razionalizzazione lascerebbe aperti. Per questi motivi i sindacati hanno deciso di organizzare un presidio di sensibilizzazione domani, sabato 18 maggio alle dieci e trenta in Piazza San Ferdinando a Bari, contro quella che ritendono una “scelta incomprensibile da parte del Governo, economicamente immotivata, che danneggia l’intero Paese, in quanto Poste Italiane, lo ricordiamo, rappresenta l’unico avamposto dello Stato e fonte di erogazione di servizi di pubblica utilità in tante zone marginali ed economicamente svantaggiate del territorio nazionale”. Insomma, un presidio essenziale da difendere, da salvaguardare, da preservare a difesa di un’azienda del Paese che non può essere ceduta o messa sul mercato come si trattasse di una società di moda o panini imbottiti. Le Poste, presenti capillarmente in ogni piccolo centro italiano, svolgono come sanno tutti una funzione di coesione sociale insostituibile e che adesso si vorrebbe a livello governativo e quasi senza pudore,  barattare con la cessione a chissà quale colosso cinese o francese per fare cassa in maniera scriteriata, dal momento che lo Stato si priverebbe degli utili che l’azienda produce anno dopo anno con la raccolta del risparmio dei cittadini. E senza dimenticare mai i servizi offerti a comunità che s’inerpicano su territori dove, magari, può mancare la stazione dei Carabinieri o la parrocchia, ma non l’ufficio postale. E non parliamo degli aspetti occupazionali, trattandosi di un’azienda in salute come, appunto, Poste Italiane finita però troppo spesso -specie in questi ultimi tempi – nel mirino dei sindacati anche per lo sfruttamento del lavoro svolto dai giovani postini precari. Ma in generale restano più che floride le attività svolte da P.I. Oramai da anni a livello bancario, assicurativo e previdenziale, avendo occupato spazi che prima occupavano solo banche e istituti finanziari. E allora, a chi gioverebbe veramente la ‘svendita’ dell’azienda postale italiana, uno degli ultimi baluardi a difesa di un’italianità sempre più nuda. A onta di quanto vanno decantando i nuovi padroni delle stanze del Governo a Roma, per nulla preoccupati di lasciare oscuri troppi aspetti di un provvedimento che lascerebbe indifesi i dipendenti, ma soprattutto i cittadini-utenti che oggi sono chiamati a non far mancare la presenza in piazza San Ferdinando domani pomeriggio a Bari.

Antonio De Luigi


Pubblicato il 17 Maggio 2024

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio