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In principio fu il Cavallo

L’Odissea, epopea immortale, è tentazione sublime. Osare riscriverla è gesto di una temerarietà degna d’Ulisse. Ma quando ti chiami Tonino Guerra, osare diventa imperativo categorico. Il più grande sceneggiatore del cinema italiano fu anche apprezzato poeta e narratore. Eppure la ‘sua’ Odissea è rimasta in ombra nell’arco di una produzione letteraria vasta e protrattasi per oltre sessant’anni (il fertile romagnolo è scomparso lo scorso anno all’età di 92 anni). ‘L’Odissea di Tonino Guerra’ è ‘riscrittura favolosa’ del più celebre poema dell’antichità che l’Editore Bracciali ha pubblicato nel 2007 (l’opera è accompagnata da magnifiche tavole ad acquerello a firma dell’Autore che tra l’altro fu pure apprezzato pittore e installatore d’opere d’arte). Lavorando in termini fiabeschi, un po’ ingenui, anche ironici, Guerra  disegna la figura di un Ulisse poco eroe e parecchio umano, un po’ fragile, incline ad incantarsi come un bimbo dinanzi alla magia del mondo epico. L’Ulisse cantato da Guerra è protagonista di una di quelle storie da far raccontare a un nonno pieno di  bonomia a nipotini raccolti intorno al braciere piuttosto che a un aedo rivolto con la sua lira a convitati eletti. Ugualmente qui resta intatta la cifra nobile del figlio di Laerte col valore aggiunto di una simpatia leggermente casereccia. Su un testo che intriga non poteva non fiondarsi Teresa Ludovico che, taglia qua, raccorda là, compone una cinquantina di minuti di narrazione agile e fresca, affrancata d’ogni retorica. Scalza, nerovestita, i capelli tirati, avvolta dal buio nel quale cangianti lame di luce scendono a irrorarne la figura, la Ludovico dice e cattura subito. Lo fa pressoché da sola, dal momento che il supporto musicale, pur opportuno, è contenuto. Non altrettanto può dirsi per il ben più massiccio intervento videografico di Luca Ruzza. Un lavoro, quest’ultimo, rivelatosi meno incisivo di quanto fosse lecito aspettarsi. Lo stesso, un buon risultato si raggiunge nel finale quando una nube di fumo artificiale prende forma alle spalle dell’interprete. Il tiro dei riflettori attraverso quella materia diafana e in continua, lenta mutazione produce effetti ben più felicemente evocativi. Molto brava la Ludovico, cui la platea avrebbe potuto tributare un applauso più caldo. Costumi : Laura Colombo ; mapping e digitisound : Pasquale Direse e Mario Cristofaro. – Prossimo appuntamento al Nuovo Abeliano : sabato 13 ottobre con “Biancaneve”, rivisitazione tragicomica dell’omonima fiaba dei Grimm affidata al talento della collaudata coppia Marmone Schiavarelli. Lo spettacolo rientra nella rassegna Open To Day.

Italo Interesse

 

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