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In Puglia c’erano gli orsi

In Puglia c’erano gli orsi. Se non è certa la presenza del suo antenato preistorico, l’orso bruno marsicano una volta era stanziale nella nostra regione. Il suo areale, in origine esteso dalle Marche alla Puglia, al momento si restringe all’interno del Parco d’Abruzzo, nel quale vivono non più di un cinquanta esemplari. Agli inizi del Novecento, la necessità di fornire alla nascente industria pugliese combustibile più economico del carbone impose un disboscamento feroce. La conseguente antropizzazione completò la devastazione di habitat meravigliosi. Infine l’azione dei  bracconieri, il ricorso a tagliole e bocconi avvelenati fece strage di animali in difficoltà nell’adeguarsi a repentini mutamenti ambientali. Così, con cervi, lupi, linci e tassi sparirono anche gli orsi. E fin dove erano diffusi gli orsi in Puglia? Si vuol che essi fossero di casa solo sul Gargano e nel sub-Appennino Dauno, luoghi segnati da una grande presenza di grotte e rimasti in parte boscosi. Ma foreste ricoprivano anche le Murge, territorio pieno di anfratti e che centinaia d’anni fa piccoli fiumi percorrevano e del cui scorrere resta traccia nell’arida sinuosità delle doline… E’ noto che l’orso marsicano ha necessità di due cose : copertura boschiva e aree rocciose dove individuare incavi nei quali cadere in letargo. Ebbene, mettendo assieme le cose, cioè disponibilità di rifugi invernali, fiumi dove dissetarsi e manto vegetale in cui trovare alimento (radici, tuberi, frutta e bacche), non si può escludere in un passato lontano ma non remoto che questo animale fosse presente, ad esempio, nella celebre grave di Castellaneta. Si dirà che una presenza così ‘vistosa’ non sarebbe passata inosservata e che di essa sarebbe rimasta traccia orale, ma è bene tener presente che parliamo di un animale estremamente schivo, dalle abitudini in prevalenza notturne e che fugge l’uomo. Solo straordinarie esigenze alimentari (come la carenza di cibo per sopravvenuta riduzione dell’habitat) possono spingere l’orso bruno a venire allo scoperto e aggredire una mandria, un gregge al pascolo ; sono stati episodi isolati come questi (non esclusa la morte di qualche pastore e di qualche cane da guardia) a far guadagnare la patente di belva sanguinaria a un innocuo plantigrado. In conclusione, forse è esistita davvero una stagione dell’orso in Puglia, un segmento storico anche lungo, caratterizzato da una presenza non massiccia e da un numero così basso di testimoni da renderli inattendibili ; di qui il silenzio della Storia. Una stagione che non può più tornare, a differenza di quanto è successo – paradossi del nostro tempo – a rapaci e cinghiali.

Italo Interesse

 

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