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In Puglia pioggia di critiche sul Pd, ma Lacarra non pensa alle dimissioni

In Puglia, anche dopo due clamorose sconfitte consecutive alle elezioni politiche, il segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, alle dimissioni non ci pensa nemmeno. Anzi, in una delle interviste rilasciate nel corso della settimana successiva alle elezioni, il responsabile dei Dem pugliesi non esclude in maniera netta financo la possibilità di una sua ricandidatura alla segreteria. Eppure le critiche che stanno piovendo addosso a Lacarra, dopo il recente voto delle politiche, sono tante ed alquanto pesanti e non soltanto da qualche rappresentante della minoranza interna al Pd pugliese ma financo da chi lo ha sempre sostenuto, con la sola differenza per questi ultimi che il suo nome non lo tirano in ballo direttamente e generalizzano le accuse attribuendole al partito in senso lato, omettendo forse volutamente di fare il nome di chi in Puglia il Pd lo gestisce dal 2015, sia pur col nome proprio ma, come in molti ormai sanno, per conto del governatore Michele Emiliano e del sindaco di Bari, Antonio Decaro. Tra gli esponenti pugliesi del Pd che hanno sostenuto Lacarra alla segreteria c’è sicuramente la salentina presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, che nella tornata elettorale appena conclusa, su richiesta del segretario nazionale del Pd ora dimissionario, Enrico Letta, avrebbe dovuto capeggiare in Puglia la lista Pd del plurinominale alla Camera della provincia di Lecce. Invece, a seguito delle forti pressioni del governatore Emiliano, appoggiato pienamente nella richiesta dal segretario Lacarra e dal Primo cittadino barese e presidente Anci, Decaro, alla fine Letta ha dovuto candidare capolista (quindi ad elezione quasi garantita!) in quel collegio il capo di Gabinetto di Emiliano, Claudio Stefanazzi, e Capone è finita al quarto ed ultimo posto del listino proporzionale del Pd nella nostra regione. Una quarta posizione che non solo non ha consentito a Capone la sua elezione al Parlamento, dopo circa 18 anni consecutivi di presenza alla Regione Puglia, sia come consigliere che assessore ed ora presidente dell’Assemblea, ma che non consentito neppure di esprimere al Pd pugliese, in questa torna politica, una rappresentante femminile in Parlamento. Ma vediamo come la presidente dem del Consiglio regionale pugliese ha commentato ad insuccesso avvenuto la scarsa considerazione del suo partito in Puglia per le candidature femminili. “Ho apprezzato molto le parole di Chiara Gribaudo, Monica Cirinnà, Laura Boldrini, Antonella Vincenti, riguardo al trattamento riservato alle donne in queste elezioni politiche” – ha affermato Capone, che proseguendo ha aggiunto: “Parole di dignità”, perché “Noi (ndr – donne del Pd) non vogliamo che qualcuno ci riconosca un privilegio, e non vogliamo neppure essere le favorite di qualcuno, vogliamo continuare a impegnarci per il nostro Paese sapendo, però, che la nostra voce sarà ascoltata, le nostre proposte, i nostri meriti, le nostre competenze, le nostre capacità, e anche i nostri errori”. Dichiarazioni, queste, rilasciate evidentemente in merito al dibattito sulle quote rosa e la scarsa rappresentanza delle donne nelle liste elettorali. Invece, con riferimento alle vicende locali del Pd, Capone ha affermato: “In Puglia abbiamo avuto la più grande delusione dal partito, che invece con il suo segretario aveva detto che si sarebbe trasformato da partito a trazione maschilista a partito a trazione femminista: il risultato è stato cinque uomini capilista su cinque collegi”. “Un vero paradosso” per la presedente dell’Assemblea pugliese, che ha inoltre commentato: “E allora basta con l’ipocrisia, basta con le parole, basta presentare la parità di genere come se fosse una conquista da fare tra cinquant’anni. Adesso tocca a noi. Allora nel congresso, tra le tappe che il segretario ha tracciato, è necessario che ce ne sia una in cui le donne siano protagoniste. Un ‘Congresso rosa’.” Insomma, da Capone nessuna parola nei confronti di chi in Puglia ha determinato ciò che lei ora ha denunciato, come se il responsabile di quanto accaduto sia solo ed esclusivamente il segretario nazionale dimissionario. La dirigenza del Pd pugliese, invece, – stanti il ragionamento di Capone – dovrebbe essersi limitata solo ad eseguire. Ma, come sanno in molti nel partito, i fatti non sono andati affatto cosi, ma diversamente. Tanto è vero che in fase di composizione delle liste pugliesi per il Parlamento, quando Capone è sta declassata al quarto ed ultimo posto della classifica nel listino per Palazzo Madama, c’è stato anche chi nel Pd, il consigliere regionale Fabiano Amati (uno dei pochissimi dem che in Puglia ha contestato la composizione delle liste, dichiarando addirittura “invotabile” il suo partito!), aveva invitato la presidente del Consiglio pugliese ha non subire tale “umiliazione” ritirando la sua disponibilità ad essere candidata. Ma Capone, rispondendo soprattutto al collega di partito e Consiglio regionale, rese noto di essere, per disciplina di partito, una brava soldatessa a sevizio della forza politica di cui è parte. E quindi – si chiedono meravigliati anche alcuni del Pd – “ora Capone di che si lamenta?”. Infatti, oltre a tale interrogativo, sarebbe forse da chiedersi anche chi è più ipocrita nel Pd il segretario dimissionario Letta o chi invece tace sulle responsabilità della dirigenza politica locale del Pd, per quanto da Capone lamentato? Ma questo è un “rebus” forse pari a quello sulle sorti politiche dei Dem alle future elezioni politiche nella nostra regione, qualora nella plancia di comando locale di questo partito dovessero restare ancora gli stessi anche al prossimo congresso.

 

Giuseppe Palella

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