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Incertezza sui nomi dei candidati anche in Fi e in tutto il centrodestra

“Se Atene piange, Sparte non ride”. Un detto, questo, che a meno di una settimana dalla scadenza di presentazione delle liste dei candidati al Parlamento alle elezioni del 4 marzo prossimo potrebbe essere applicato alla situazione interna di entrambi i partiti maggiori delle due contrapposte coalizioni politiche in campo. Vale a dire il Pd da una parte e Forza Italia dall’altra. Infatti, se per il Pd pugliese non c’è ancora alcun certezza per i posti privilegiati nei listini del proporzionale, sia della Camera che del Senato, anche per il partito pugliese di Silvio Berlusconi la definizione delle candidature con elezione pressoché certa, nei posti privilegiati dei listini, è ancora tutta da stabilire. Con l’aggravante per i forzisti che mentre nel Pd la lotta interna è quasi esclusivamente per i posti in elenco nel proporzionale (perché, in base ai sondaggi, per le candidature del maggioritario in Puglia la partita si presenta alquanto difficile), invece in Forza Italia lo scontro interno riguarda  anche l’accaparramento delle candidature nei collegi uninominali, soprattutto dove questi ultimi – sempre in base ai sondaggi – risultano pressoché “blindati” per il centrodestra. Ma la partita più complicata per il centrodestra pugliese, secondo alcune indiscrezioni romane, si gioca all’interno della stessa coalizione per la ripartizione dei 16 collegi uninominali della Camera e gli 8  del Senato. Infatti, in un primo momento la suddivisione tra le quattro sigle che compongono la coalizione di centrodestra (Fi, Lega, Fdi e Noi con l’Italia-Udc) avrebbe dovuto essere di 14 collegi al partito di Berlusconi, 4 al polo centrista di Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa e 3 a testa per i rispettivi partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Poi, però, al tavolo romano “Fratelli d’italia” si e’ visto sfilare un collegio in Puglia per essere riassegnarlo in altra regione. Infatti, il collegio sottratto agli adepti pugliesi della Meloni e’ stato attribuito a “Noi con l’italia-Udc” che, a questo punto ne avrebbe cinque, anziché quattro. E questo perché, in base ai “numeri” messi da Fitto sul tavolo romano delle trattative, il polo centrista in Puglia vanta sicuramente un peso maggiore rispetto a Fdi, che alle ultime regionali non è riuscito ad esprimere neppure un consigliere nell’aula barese di via Capruzzi. Infatti, l’unico rappresentante che attualmente Meloni vanta alla Regione Puglia è il consigliere salentino Erio Congedo, che nel 2015 fu però eletto nella lista leccese di “Oltre con Fitto”. Ma – sempre secondo le indiscrezioni provenienti da Roma – anche l’innalzamento del numero di collegi da 4 a 5 in Puglia per  la neo formazione di “Noi con l’Italia-Udc” è stato sufficiente a rasserenare gli animi dei fedelissimi dell’eurodeputato di Maglie (Le), che in Puglia essendo numerosi (i parlamentari uscenti vicini a Fitto sono quasi tutti pugliesi) si aspettavano un riconoscimento di gran lunga maggiore sia rispetto ad Fdi che alla Lega. Infatti, anche quest’ultima sigla in Puglia vanta un solo consigliere regionale, Andrea Caroppo, – come è noto – fuoriuscito la scorsa estate dal gruppo forzista di via Capruzzi. Infatti, l’accordo nazionale chiuso sabato scorso da Fitto e Cesa con Berlusconi prevedeva 6 collegi in Puglia e altri 21 nel resto d’Italia. Quindi, non è escluso che nelle prossime ore sia Fi o la Lega a cedere in Puglia un’alta postazione nel maggioritario a favore del polo centrista, in modo da dare a “Noi con l’Italia-Udc” 4 collegi alla Camera e due al Senato e garantire, quindi, l’accordo stipulato lo scorso fine settimana con l’ex Cavaliere di Arcore. Ad ogni modo, è certo che Fitto, Cesa, Maurizio Lupi e Saverio Romano, che sono i “pilastri” portanti del neo costituito polo di centro alleato di Fi, Lega ed Fdi, saranno candidati in un collegio uninominale, oltre che capilista nel proporzionale, nelle rispettive regioni di appartenenza, in modo da far scattare il nominativo successivo del listino, qualora risultino eletti nel maggioritario ed il polo centrista superi la soglia minima del 3% nazionale, per l’ammissione alla ripartizione dei seggi nel proporzionale. Dei collegi che complessivamente andranno a livello nazionale a “Noi con l’Italia-Udc”, tredici dovrebbero essere quelli dati per sicuri al centrodestra, mentre per i restanti 13 o 14 collegi la partita andrebbe giocata, anche se in realtà di questi circa la metà sarebbero nel centro Italia, in regioni quali la Toscana, l’Emilia Romagna, le Marche e l’Umbria, dove per il centrodestra sarebbe quasi improbabile la vittoria sul centrosinistra o il M5S. Tra i centristi pugliesi ad avere un collegio quasi sicuro per il centrodestra dovrebbero essere sia Fitto che l’uscente foggiano dell’Udc, Angelo Cera, entrambi candidati alla Camera. Mentre dovrebbe essere quasi certo che il responsabile pugliese di Fi, Luigi Vitali, ed il deputato barese uscente del partito di Berlusconi, Francesco Paolo Sisto, dovrebbero essere entrambi capolista nel listino proporzionale di Fi del Senato. Il primo per quello del sud della Puglia ed il secondo per quello della parte nord, ossia di Bari e Foggia. Ma è pure probabile che sia Vitali che Sisto vengano candidati da Berlusconi in due rispettivi collegi pugliesi dell’uninominale alla Camera, in modo da far scalare, poi, la graduatoria degli eletti al Senato nel proporzionale, qualora risultassero anche eletti a Montecitorio nell’uninominale. Infatti, Sisto potrebbe essere candidato nel collegio camerale di Bari città, dove si scontrerebbe sicuramente con il suo collega penalista Michele Laforgia, candidatura quest’ultima già resa nota da “Liberi e Uguali”. Mentre nello stesso collegio – se il segretario del Pd, Matteo Renzi, dovesse confermarne la candidatura e l’indicazione dei vertici locali del partito – entrambi dovrebbero trovarsi di fronte per il centrosinistra il deputato barese uscente Dario Ginefra, anch’egli avvocato. Insomma, se così fosse, a Bari si tratterebbe di una partita tra due “vasi” di ferro ed uno d’argilla. Anche se a volte l’argilla, se c’è di mezzo la “fortuna”, può risultare addirittura più resistente del ferro. Però, non si può neppure escludere che tra tre litiganti possa trovarsi a godere un quarto. Ossia il candidato nell’uninominale barese del M5S che, però, non è ancora noto.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 24 Gennaio 2018

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